Roma - Il patto da 125 milioni di dollari che Google ha stipulato con gli editori statunitensi costituirebbe un serio rischio per il futuro della cultura. Si tratterebbe di un
cammino verso la follia, sospinto da un accordo che asfissierebbe il sapere umano, in particolare quello veicolato da testi, saggi e tomi.
Non ha risparmiato le sue critiche Lawrence Lessig, illustre docente alla
Harvard Law School nonché intellettuale impegnato nel mondo della cultura libera online. Opinioni poco lusinghiere nei confronti delle conseguenze dell'accordo tra BigG e
Authors Guild, inserite all'interno di un articolo apparso su
The New Republic.
Lessig non ha tanto puntato il dito contro Mountain View o contro Book Search in sé. Nel lungo articolo, l'accademico statunitense
ha sottolineato come i principi giuridici a tutela del copyright debbano essere applicati ai contenuti della Rete in una maniera diversa,
attentamente rivista.
"Il patto - ha scritto Lessig - costruisce un mondo in cui il controllo potrebbe essere esercitato al livello di una singola pagina di un testo, addirittura di una singola citazione". In pratica, nell'universo possibile dipinto da Lessig potrebbe venire introdotto un meccanismo perverso in cui ogni singolo bit (o singola parola) verrebbe coperto da un
sistema di licenze.
E questo, per Lessig, trasformerebbe le biblioteche digitali volute da Book Search in veri e propri
Barnes & Noble elettronici. Il pericolo maggiore verrebbe dalla diffusione di testi molto simili ai film, in cui ogni singolo stralcio (ad esempio una canzone) viene tutelato da una specifica forma di diritto d'autore. La condivisione libera sarebbe così a rischio, perché
non si tratterebbero più i libri digitali come opere singole.
Lessig non ha comunque condannato in toto un accordo che renderebbe più semplice e universale l'accesso libero al sapere umano sotto forma di testo.
Le sue paure risiedono invece in uno scenario futuro in cui un comune studente si ritrovi a poter consultare
soltanto il 20 per cento di ogni libro disponibile in formato digitale.
Cosa ha dunque proposto Lessig? Una radicale trasformazione del copyright su Internet, affinché ci sia
un registro obbligatorio che ricordi chi detiene cosa. Il tutto proteggendo la singola opera nella sua interezza e non le sue singole parti. La legge dovrebbe poi regolamentare questo registro, obbligando i detentori dei diritti a prendervi parte. Pena, la trasformazione dei loro testi in opere di pubblico dominio.
Mauro Vecchio