Alfonso Maruccia

Facebook suona HipHop per PHP

Gli ingegneri del più grande social network del web rilasciano il codice sorgente di un "transcodificare" di script PHP: magicamente trasforma tutto in C++, tagliando della metà i consumi di CPU

Roma - Il nuovo regalo per la community dell'open source da parte dei tipi di Facebook si chiama HipHop, ed è un tool in grado di convertire il codice PHP in sorgenti C++ ottimizzati che vengono infine compilati con GNU C++. Evidenti i vantaggi, vitali per Facebook (soprattutto nella prospettiva di una crescita continua) e, si spera, apprezzabili anche dal resto degli sviluppatori che hanno scelto PHP per i propri progetti web.

Creato da Rasmus Ledorf nel 1995, PHP è un linguaggio di scripting che nel corso degli anni si è guadagnato un posto di primo piano nel vasto ecosistema telematico nato e cresciuto attorno alla pila LAMP. Lo svantaggio principale di PHP è la sua tendenza a consumare memoria e a ingolfare la CPU del server su cui viene eseguito lo script, un problema tanto più evidente quanto più il sistema tende a crescere e a scalare in termini di dimensioni e utenza servita.

È possibile usare qualche escamotage per cercare di contenere il problema, ma eliminarlo proprio non si può. Piuttosto che fare uso di sotterfugi come i plugin esterni, HipHop riduce grandemente la dimensione del problema trasformando il codice interpretato di PHP in codice compilato C++, con un incremento prestazionale che secondo Facebook si misura nel "50per cento, a seconda comunque della pagina".
Il 50 per cento di CPU utilizzata in meno implica una riduzione proporzionata in spese di hardware e infrastruttura, un risultato che ha avuto "un impatto enorme" su Facebook e che gli ingegneri sperano si ripercuota positivamente anche su quelle grandi realtà del web che fanno ampiamente uso di PHP come Digg e WordPress(.com).

L'altro vantaggio non dichiarato della distribuzione di HipHop sotto forma di codice open source è l'aumento di attrattiva, per Facebook, nei confronti degli sviluppatori di app esterne: applicazioni su cui il più grande portale di social networking ripone le speranze di far crescere la propria influenza sul web post-2.0.

Alfonso Maruccia
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