Editoriale 28/03/2000

Le connessioni permanenti alla Grande Rete si stanno progressivamente diffondendo in tutti i paesi più interessati dal fenomeno Internet, ma chi proteggerà gli utenti dagli hacker?

Le connessioni permanenti ad Internet cominciano lentamente a diffondersi, oltre che negli uffici, anche nelle case. Siamo solo agli inizi, ma ADSL già promette una vera e propria rivoluzione del modo d?intendere e di utilizzare Internet: fra qualche anno la Rete non sarà più uno strumento di consultazione come può esserlo l?enciclopedia, che bisogna fare la fatica di tirare giù dalla libreria e sfogliare, ma sarà finalmente utilizzata alla stessa stregua di un blocco per appunti: sempre a portata di mano e di rapido utilizzo.
Eppure, questa grande ed agognata libertà, sembra portare con sé anche un grande pericolo: la vulnerabilità agli hacker. Le connessioni permanenti con indirizzo IP fisso espongono l?utente medio agli stessi rischi che corre un?azienda, con l?unica differenza che l?utente non dispone degli stessi mezzi per proteggersi.
Ma chi dovrebbe informare l?utente dei rischi che corre? Chi dovrebbe fornirgli gli strumenti base per proteggersi? In USA gli occhi sembrano essersi puntati sui fornitori di accesso. Per il momento, però, nessuno di loro ha preso provvedimenti di alcun genere.
Prendendo atto della situazione attuale, l?esempio non può che andare ai tempi del far west: poca tutela, ma tutti armati. Bene, con lo spunto fornito dall?articolo sui router/firewall Linux di questo numero, forse è il momento che gli utenti più dotati di buona volontà comincino a farsi una cultura anche di politiche di sicurezza e, presto o tardi, imparino a proteggersi da soli: magari con il proprio firewall. A chi queste cose proprio non interessano, sulle pagine gialle, accanto all?idraulico e all?elettricista, troverà presto anche l??esperto di sicurezza?.
Alessandro Del Rosso