IP Justice, riflessioni e proposte

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera che cerca di fare ulteriore chiarezza sul problema del copyright e della sua gestione

Ho letto i principi di IP Justice, e li ho sottoscritti, ma devo segnalare che non mi sento soddisfatto di tale manifesto.
Trovo che non siano stati espressi chiaramente quelli che per me sono i punti fondamentali della questione.
Cercherò di spiegarli a modo mio e spero che vengano presi in considerazione.

Copyright e brevetti, se dobbiamo interpretarli in modo coerente con i principi a cui dichiariamo ispirati gli stati moderni (per le ragioni già bene espresse nel manifesto di IP Justice), dobbiamo ricordare che non costituiscono un diritto di proprietà concreta delle opere e di tutela giuridica delle condizioni di effettiva sfruttabilità commerciale delle stesse.

Copyright e brevetti costituiscono soltanto una concessione, a titolo di incentivo e riconoscimento della meritevolezza dell'opera creativa, consistente nella sola facoltà esclusiva di sfruttamento commerciale della stessa.
Ne consegue che il concetto di violazione di copyright e brevetti è congruamente applicabile solo nei casi in cui si ha:
- oscuramento del merito (cioè della paternità dell'opera).
- sfruttamento commerciale dell'opera:
- - diretto (cioè il commercio dell'opera stessa).
- - indiretto (cioè, ad esempio, usando l'opera per promuovere la vendita di altro).
In mancanza di tali estremi, è lesivo dei principi a cui dichiaramo ispirarsi le nostre società moderne e per la cui affermazione si è così tanto lottato e sofferto per generazioni, affermare che c'è una violazione, un comportamento illecito.
Ad esempio, viene oggi duramente attaccata, come fosse una forma di criminalità (infatti, è associata all'idea di "pirateria"), la possibilità dello scambio amicale di musica e di film, additandola come fenomeno che può portare ad una tale disincentivazione da causare la morte della creazione di opere musicali e cinematografiche. Questa visione della possibilità di scambio amicale è semplicemente mostruosa ed assurda. Non considera i fatti indubitabili che ai consumatori di musica non basta affatto l'ascolto domestico, ma vivono il bisogno dell'ascolto collettivo nei concerti e nei luoghi di ricreazione collettiva come testimoniano ampiamente il successo popolare che questi hanno. Analogamente, i consumatori di film non si accontentano della visione domestica, perchè il vero cinema è sempre un'altra cosa.
Dunque, l'unica cosa che la condivisione mette seriamente in pericolo è il superguadagno dei giganti economici del settore la cui esistenza è solo una possibilità, forse, in declino, e non un diritto da tutelare giuridicamente, o con degli artifici tecnici che trattano il consumatore come un nemico. Giustizia è:

Che questi giganti sopravvivano o muoiano secondo la loro capacità di conservare una utilità ed il favore del pubblico nell'evolversi naturale delle tecnologie e dei costumi. In altri termini, che sopravvivano o muoiano secondo legge naturale di selezione. In fondo, non stiamo parlando di persone, ma solo di organizzazioni. Se hanno fatto il loro tempo, è di gran lunga preferibile per tutti poterle ricordare con piacere per quello che hanno dato ai loro tempi, piuttosto che lasciarle diventare dei "non-morti" (vampiri, zombi et affini) e doverle odiare per quello che ora incominciano a togliere ai vivi.

Una possibile innovazione del concetto di copyright e di brevetto, a mio avviso molto coerente con il pensiero moderno e con lo spirito della tutela dell'opera intellettuale, è di modificare il contenuto della concessione che si ha nel copyright e nel brevetto.
Il contenuto attuale è di facoltà esclusiva di sfruttamento commerciale, senza altre prescrizioni particolari.
Ciò consente controlli eccessivi sulla vita commerciale dell'opera a chi riesce ad impadronirsene.
Un singolo soggetto economico può essere:
- detentore di copyright e/o brevetti
- industria di produzione
- azienda di commercializzazione/distribuzione

Nella mia ipotesi di innovazione, la normativa per la tutela delle opere intellettuali e lo stimolo al loro sviluppo dovrebbe imporre la separazione tra il soggetto economico detentore di copyright e/o brevetti (dal singolo creativo, alla grande impresa di ricerca e sviluppo di qualsiasi ambito) dai possibili soggetti economici che ne attuano in concreto lo sfruttamento commerciale, restando il primo l'unico possibile detentore di esclusiva e concessionario di sole licenze non esclusive ai secondi, in regime di imparzialità.

Nel primo scenario, il gigante economico che può sommare in sè almeno i primi due ruoli è tanto favorito quanto spinto sia ad accaparrarsi i diritti sulle opere di maggiore successo potenziale per ottenere in questo modo il massimo vantaggio sui suoi concorrenti e, quando ci riesce, può permettersi inefficienze, capricci, o esosità che, nel secondo scenario, ne decreterebbero il fallimento in favore di soggetti più abili e/o più modesti. Sia ad impegnarsi per promuovere il successo delle opere di cui ha il controllo a dispetto di quello che valgono realmente.
Così le opere, nel primo scenario, sono oscurabili più facilmente, anche se valide, per mancanza di una loro trattazione adeguata in favore di opere a cui un gruppo forte ha deciso di far avere successo.

Il secondo scenario creerebbe un clima di più reale concorrenza di mercato mettendo di fatto alla pari i soggetti che trattano opere intellettuali davanti a quelli che le creano, chiunque siano gli uni e gli altri, e sarebbe più che mai congruo tanto con i principi a cui si dichiarano ispirate le nostre società moderne, quanto con l'evoluzione corrente delle tecnologie.

Ringrazio IP Justice di esistere e chiunque mi abbia letto fino in fondo per l'attenzione,
Francesco Vinci
TAG: mondo
28 Commenti alla Notizia IP Justice, riflessioni e proposte
Ordina
  • Ciao ad entrambi,
    Ho letto i vostri discorsi al seguito della mia proposta.
    Mi fa piacere di aver stimolato riflessioni e discussioni.
    Mi dispiace che abbiate sviluppato esempi ipotetici sulla base di una proposta di normativa solo accennata nei suoi ideali di riferimento e non certo ben definita.
    E' stata una mia pecca.
    Ma, ora che anche voi avete stimolato me, cercherò di rimediare. Spero vorrete rivedere i vostri modelli.

    Accolgo la contestazione che tra copyright e brevetti ci sono differenze importanti che richiedono un'analisi separata (magari la faremo).
    Solo, a volte, le due cose si intrecciano. E, soprattutto, la natura di base dell'oggetto, cioè l'inventiva umana, è la stessa.
    E' per questo che proporrei una generalità comune di principio, il quale, ovviamente, non esclude una diversificazione normativa secondo i differenti contesti di applicazione.

    Continuiamo, ora, sulla linea di analisi per il campo delle invenzioni, ad usare come soggetti esempio AT (Amiga Team), CBM e concorrenti di CBM.

    AT, come qualsiasi impresa di sviluppo, se non arriva fino in fondo al lavoro di sviluppo perchè i soldi non bastano, può cercare finanziatori puri (cioè ti presto tanto per tanto), può cercare nuovi soci che apportino capitale fresco e parteciperanno a rischi e guadagni, oppure, può sempre vendere baracca e burattini, o può finire in liquidazione fallimentare ed essere venduta per un pezzo di pane.
    Tutte queste, spero ne converrete, sono solo delle possibili variazioni nella storia del particolare soggetto AT, che, alla fine, sia pure dopo vari passaggi, sia che venga conteso con le unghie e coi denti da vari acquisitori, sia che finisca regalato in omaggio con un fustino di detersivo:

    1. Nel caso della normativa attuale, può diventare con troppa facilità parte integrante a tutti gli effetti di un soggetto dalla natura prevalente diversa da quella originale, che era specificamente dedicata allo sviluppo di tecnologia. Infatti, dato che tale assorbimento è consentito, anche avendo la forza finanziaria per arrivare tranquillamente fino in fondo con lo sviluppo di una tecnologia, quante probabilità credete che abbia di affermare la scelta di vendere licenze non-esclusive, "alla pari" (nei vostri discorsi avete dimenticato che la condizione di parità tra i produttori concorrenti è stabilita per legge dalla mia proposta, ci ritorno sopra più tardi) a chiunque le voglia?
    La sua scelta impedisce a CBM, come a qualsiasi soggetto analogo, di procurarsi un vantaggio sui propri concorrenti, per cui, o la tecnologia è tale da permettergli di dettar legge, o verrà snobbato. Se, invece, AT è in difficoltà, tale scelta è impraticabile. Oltre che bravi a sviluppare tecnologia, quelli di AT dovrebbero essere anche dei maghi nell'ottenere gli accordi voluti.

    2. Nel caso della normativa Vinci, invece, qualunque odissea finanziaria AT passi, resta sempre il soggetto AT, che è uno sviluppatore/detentore/licenziatario di tecnologie. E nessun CBM o analogo può aver motivo di snobbarlo perchè è la legge che esclude possano appropriarsi di un'esclusiva, e non solo sulla particolare tecnologia di AT, ma su qualsiasi tecnologia.

    La prima differenza, tra la normativa attuale e la mia proposta sta proprio nel fatto di garantire la sopravvivenza di AT e della sua identità di soggetto economico che fa ricerca e sviluppo.
    Che poi i maggiori azionisti di AT siano gli stessi di CBM o siano altri, a tale fine è irrilevante.

    Una volta che AT è pronto a rilasciare la sua tecnologia, la questione della parità di trattamento tra tutti i richiedenti si risolve con un sistema di "Royalty" (tecnicamente, potrebbe essere la parola sbagliata, ma voi cercate di capire quello che intendo) la cui entità può essere modificata da AT, con dei limiti di cui faccio degli esempi indicativi:
    - Limite 1: la modifica si può applicare solo a partire dall'anno successivo e deve essere comunicata entro i primi sei mesi dell'anno in corso.
    - Limite 2: in caso di maggiorazione, questa non potrà essere più del 10% della richiesta precedente.

    Perciò, la parità davanti alla tech di AT (come davanti a qualsiasi altra, di qualsiasi altro licenziatario) è reale.

    AT e CBM si trovano rispettivamente in concorrenza solo e realmente con ogni altro soggetto economico della propria stessa natura.

    Con questo non voglio certo dire che la Terra incomincerebbe a girare in senso inverso, ma a me sembra che si avrebbe una situazione migliore.

    Nell'esempio considerato abbiamo che:

    1984 AT è presente alle fiere di fine anno con i primi prototipi e la gente che passa dallo stand (non l'ho visto di persona, ma così raccontano gli articoli del settore) sgrana occhi e bocca e stenta a credere che non è una costosa Workstation Grafica a fare quelle cose, bensì, una nuova tech di costo abbastanza moderato.

    1985 Dopo qualche vicissitudine finanziaria (poco importa se è arrivato un nuovo socio, o se un riccone ha comprato l'azienda per gioco, o se l'ha comprata la nonna di Pierino la Peste, all'asta di beneficenza del quartiere, senza neanche sapere cosa stava comprando, per regalarla al nipote), AT rilascia licenze non-esclusive per royalty. I primi a comprarne una sono CBM ed Atari (Che non ha più i progetti trafugati a CBM da rimaneggiare per fare l'AtariST, anche perchè nel nuovo contesto non ne vale proprio la pena ed è meglio farlo con la licenza AT).

    1986-89. Si aggiungono progressivamente altri concorrenti di CBM ed Atari. La tech di AT si sviluppa regolarmente favorendo lo sviluppo di tech collegate (intendi CPU Motorola 680x0).

    1990-2000. Il successo persistente della tech AT e Motorola obbliga i concorrenti di questi a fare i salti mortali per offrire nuove tech altamente competitive ed impedire così che AT si prenda troppo mercato.

    2000- oggi. La spesa informatica è sostanzialmente la stessa, ma le tech in uso sono un po' più variegate, senza quasi-monopoli e, soprattutto, decisamente meglio evolute e più soddisfacenti di quelle che invece abbiamo.
    (AT potrebbe anche non aver retto la concorrenza, per le ragioni più disparate, ed essere al quarto o quinto posto nelle graduatorie di mercato.)

    Io continuo a vedere questo effetto di maggiore equilibrio delle concorrenze a beneficio della collettività.
    Se proprio sbaglio, fatemi capire voi perchè.
    A presto.
    Francesco Vinci
    non+autenticato
  • sono a digiuno di diritto per quanto concerne il copyright, ma trovo l'idea dello scambio amicale insopportabile.
    Quando acquisti un prodotto, accetti sempre in tutto e per tutto le clausole di quel prodotto (e.g. che il panino di mc donald ti fa ingrassare, che M$ si riserva il diritto di entrare nel tuo pc, che il film lo puoi vedere solo da solo ma non con gli amici, che la canzone non la puoi mettere a tutto volume in una "festa danzante" ).
    Se quel prodotto non ti va, fai a meno di prenderlo, e boicotti l'azienda che lo produce. Cosi' come la gente boicotta la nestle' per le sue politiche crimanli in africa, bisogna fare lo stesso anche negli altri campi.
    Copiare sw, mp3, divx e' illegale, poco importa se per la persona comune non lo sia (in quanto lo fa anche lei) tanto quanto uno che va a rapinare in banca.
    E' un'appropiazione indebita, e' come andare al ristorante e non pagare il conto o come se qualcuno non vi pagasse per il lavoro che fate a lui.
    Poco importa se l'autore dell'opera in questione viene sfruttato, l'ha voluto lui, non leggendo le righe piccole del contratto, vendendosi alla multinazionale per fare + copie vendute possibili; se l'autore si vuole ribellare a questo sono fatti suoi, non certo miei, e certamente non lo si aiuta con le copie, "amicali" o non.
    La verita' molto amara di questo e' che invece la gente vuole tutto e subito, ma non vuole pagare; vuole l'ultimo cd di jovanotti, la compilescion di sanremo, il dividi' delleduetorri
    ma si lamenta perche' costano troppo, allora li compra copiati e poi invoca bei paroloni contro le major o il copyright; perche' giammai che si senta dire che e' un ladro!
    Eh gia' il ladro e' solo l'extracomunitario che borseggia la nonnina per strada, o il malavitoso che rapina la banca! non
    il buon padre di famiglia che cerca l'emmepitre' di eminem per il figlioletto di 12 anni viziato al quale non sa dire di no.
    non+autenticato
  • Il fatto dello "scambio amicale" non piace neanche a me. Che senso ha consentire "agli amici" di avere una copia di un opera? E come si fa a definire in un ambito di diritto quali sono "amici", e quindi in grado di avere una copia gratuita, e quali no?

    Onestamente (ed io sono uno di quelli che non compra un cd per principio) credo che si dovrebbe proibire la copia "per gli amici" ma almeno consentirne la fruizione... invece oggi, a forza di proibire a destra e proibire a manca, non potrei neanche organizzare i miei cari cineforum (10-15 persone al massimo; più persone non entrano nel mio salone) con amici ed amici di amici... non faccio copie, ma in teoria potrei essere perseguito!

    Però su tutto il resto condivido le opinioni del lettore (ho sottoscritto da tempo la causa di IP Justice).

    In particolar modo, cosa che sostengo dai tempi di una vecchia trasmissione di "Mi Manda Lubrano", credo che la RIAA, la SIAE, tutte le grandi multinazionali della musica siano il vero problema; la loro esistenza oggi è il problema.
    E' scandaloso che ad un autore vada il 3% di un cd venduto, così come è scandaloso che un consumatore lo paghi 20-25 euro. E' scandaloso che si faccia musica studiata a tavolino senza che i componenti dei gruppi si siano neanche mai visti così come è scandaloso che i cd, per altro venduti a cifre enormi, contengano 2 tracce buone e 15 da buttare.
    Questi sono fenomeni dovuti ad un eccessivo interesse commerciale nel mondo musicale e snaturano l'essenza stessa della musica.

    Da qui viene il mio "principio" per cui non compro cd. E non intendo cedere alla mia coscienza fino a che verranno garantiti, anche a livello legislativo (e questo è il vero pericolo odierno e la strada intrapresa fino ad oggi) i diritti delle corporazioni ma non i miei di individuo.

    Può sembrare un discorso di comodo, ma credimi quando ti dico che non lo è. E non sono neanche un no-global: non sono contrario alle corporazioni per principio. Sono contrario quando snaturano l'essenza della musica, del cinema, dello sport ed in virtù dei loro privilegi rosicchiano i miei diritti facendo leva sul potere del soldo.

    ciao

    Renton78

    - Scritto da: Anonimo
    > sono a digiuno di diritto per quanto
    > concerne il copyright, ma trovo l'idea dello
    > scambio amicale insopportabile.
    > Quando acquisti un prodotto, accetti sempre
    > in tutto e per tutto le clausole di quel
    > prodotto (e.g. che il panino di mc donald ti
    > fa ingrassare, che M$ si riserva il diritto
    > di entrare nel tuo pc, che il film lo puoi
    > vedere solo da solo ma non con gli amici,
    > che la canzone non la puoi mettere a tutto
    > volume in una "festa danzante" ).
    > Se quel prodotto non ti va, fai a meno di
    > prenderlo, e boicotti l'azienda che lo
    > produce. Cosi' come la gente boicotta la
    > nestle' per le sue politiche crimanli in
    > africa, bisogna fare lo stesso anche negli
    > altri campi.
    > Copiare sw, mp3, divx e' illegale, poco
    > importa se per la persona comune non lo sia
    > (in quanto lo fa anche lei) tanto quanto uno
    > che va a rapinare in banca.
    > E' un'appropiazione indebita, e' come andare
    > al ristorante e non pagare il conto o come
    > se qualcuno non vi pagasse per il lavoro che
    > fate a lui.
    > Poco importa se l'autore dell'opera in
    > questione viene sfruttato, l'ha voluto lui,
    > non leggendo le righe piccole del contratto,
    > vendendosi alla multinazionale per fare +
    > copie vendute possibili; se l'autore si
    > vuole ribellare a questo sono fatti suoi,
    > non certo miei, e certamente non lo si aiuta
    > con le copie, "amicali" o non.
    > La verita' molto amara di questo e' che
    > invece la gente vuole tutto e subito, ma non
    > vuole pagare; vuole l'ultimo cd di
    > jovanotti, la compilescion di sanremo, il
    > dividi' delleduetorri
    > ma si lamenta perche' costano troppo, allora
    > li compra copiati e poi invoca bei paroloni
    > contro le major o il copyright; perche'
    > giammai che si senta dire che e' un ladro!
    > Eh gia' il ladro e' solo l'extracomunitario
    > che borseggia la nonnina per strada, o il
    > malavitoso che rapina la banca! non
    > il buon padre di famiglia che cerca
    > l'emmepitre' di eminem per il figlioletto di
    > 12 anni viziato al quale non sa dire di no.
    non+autenticato
  • Pur senza voler generalizzare troppo, a chi teme che lo scambio di copie tra fruitori costituisca un pericoloso disincentivo alla produzione delle opere propongo queste considerazioni:

    Un cantante ha davvero bisogno di vendere milioni di dischi per riscontrare di avere successo, guadagnare dalla sua attività, ed essere incentivato a continuarla?

    Forse, avete dimenticato che, un tempo, i dischi fonografici, come tante altre cose, non esistevano, i cantanti, invece, sì.

    Poniamo l'ipotesi estrema che un cantante non incida nessun disco.
    Può cantare presso dei locali, in occasione di manifestazioni, in concerti. Ma se nessuno lo conosce, nessuno lo chiamerà nè nei locali, nè alle manifestazioni, nè gli faranno fare dei concerti.
    Ma oggi, nell'era digitale, può bastargli internet per diventare famoso ed essere richiesto e guadagnare. Senza un solo disco commerciale venduto.

    Eppure, per quanto le sue canzoni possano essere legalmente reperibili su internet al solo costo della propria connessione, sarà ugualmente possibile un commercio di dischi+poster o altri gadget acclusi, perchè ci sarà comunque una popolazione che vorrà comprarli.

    Simile il discorso per i film.

    Differente per il software. Ma fino a che punto differente? Forse, si può arrivare a renderlo ben poco differente in pratica. Diversamente, pazienza per il software. Vorrà dire che per il software la normativa dovrà essere un po' più stretta che per musica e film.

    La sostanza del discorso resta la stessa.
    Certi giganti dei media, almeno come sono ora, sono solo dei dinosauri che ci sono d'impiccio.
    Le leggi si fanno solo in nome nostro, e noi abbiamo tutto il diritto di decretare, se il caso, la fine di enti e mestieri che non ci servono più.

    Se al discografico tradizionalista la nuova normativa non piace e non vuole starci, che si converta alla produzione di lecca-lecca non condivisibili. Per noi va benissimo.

    Francesco Vinci
    non+autenticato
  • Ringrazio chi mi ha scritto in e-mail per i complimenti.
    Anch'io trovo notevole l'introduzione del concetto di diritti del fruitore di cui IP Justice si fa promotore.

    Rilevata la perplessità che a qualcuno crea la mia idea di separare i soggetti del titolare dei diritti di autore e dell'impresa di produzione tenterò di spiegarmi meglio.

    Innanzitutto, l'idea non è di separare le persone fisiche, ma solo le attività economiche svolte. Formulando appropriatamente la legge,
    l'aggiramento che, a prima lettura, può sembrare facile, non lo sarebbe affatto.
    Faccio un esempio, forse un po' banale, ma, spero, chiarificatore:

    Oggi, il Sig. Bianchi può essere dall?unico autore all?unico venditore nel mondo di un ?Corso MultiMediale di Astrologia Indiana?. Tale opera è così totalmente legata alle scelte del Sig. Bianchi. Se l?opera è eccellente nel suo genere, è possibile che il Sig. Bianchi non sia in grado di farla arrivare al suo giusto pubblico, o per incapacità, o perché il mercato è preso da una dozzina di concorrenti più forti. Se l?opera è da due centesimi e mezzo, è possibile che il Sig. Bianchi, leader del mercato, riesca a promuoverla in modo tale da farla desiderare e comprare a molta gente ad un prezzo vergognoso, infischiandosene delle maledizioni dei delusi, perché tanto lui non crede alla legge del karma.

    Con il tipo di normativa da me proposto, il Sig. Bianchi può anche essere il proprietario unico:
    - sia dello "Studio Bianchi", proprietario del copyright di "Corso Multimediale di Astrologia Indiana"
    - sia della "MultiMedia Bianchi", ditta che si occupa della commercializzazione/distribuzione di opere multimediali, tra cui anche il "Corso Multimediale di Astrologia Indiana" creato dallo Studio Bianchi.
    Ma le due attività devono essere separate e, per obbligo di legge, perchè la seconda possa trattare tale opera deve comunque acquistare una "licenza non esclusiva" dallo Studio Bianchi, il quale deve porre in vendita tale licenza "senza favoritismi".
    Ne consegue che qualunque ditta affine alla MultiMedia Bianchi potrebbe acquistare tale licenza.
    In questo modo non c'è più nessuno in grado di mantenere il controllo sulle politiche di commercializzazione/distribuzione dell'opera in questione e MultiMedia Bianchi (che appartiene al sig. Bianchi, ma non è il sig. Bianchi) deve fare i conti anche con una possibile concorrenza di altre ditte sulla stessa opera.
    Cambiata la normativa, i costumi e la vita delle imprese coinvolte non possono che restarne influenzati e trasformarsi di conseguenza.
    Così, per MultiMedia Bianchi, come per qualsiasi ditta affine, è molto più difficile riuscire a sopravvivere solo perchè è in possesso di opere pregiate che tutti vogliono. E quella purga patentata che è il "Corso MultiMediale di Astrologia Indiana" inventato dal Sig. Bianchi, che neanche sa dove sta l'India, è più difficile che abbia successo, a discapito di prodotti ben migliori, solo perchè MultiMedia Bianchi è la ditta forte del settore ed ha deciso di fargli avere successo.

    Da questo esempio inventato, passo ad un caso storico.
    Nel 1984 la Società Amiga, che ha progettato un nuovo computer molto innovativo, non avendo i mezzi per portarlo sul mercato ed avendo già debiti, è stata ?costretta? a trovare qualcuno più grosso che comprasse tutto.
    Non costretta da una legge di stato che prescrive si debba fare così, ma dalle condizioni del mercato determinate in modo indiretto e non esclusivo dalla normativa vigente.
    Il Compratore, Commodore, fin dal lancio sul mercato del primo computer Amiga, ha tradito gli sviluppatori ed i fruitori (pur suoi clienti), combinando pasticci e tagliando le gambe ai computer Amiga (pur suoi prodotti), fino al suo fallimento nel 1994. I computer Amiga hanno avuto ugualmente un loro periodo di successo, tanto che un piccolo mondo informatico Amiga ancora esiste e persiste (se qualcuno casca dalle nuvole, facesse una ricerca su internet).

    Se la normativa fosse stata come la suggerisco io, gli sviluppatori di Amiga, in felicissima ottemperanza a quanto prescritto dalla legge, avrebbero potuto vendere delle licenze non esclusive sulla tecnologia sviluppata a produttori ?costretti? dalla legge ad accontentarsi e comprarne comunque almeno una di tecnologia, mai esclusiva, o lasciare il mercato.
    Se così fosse stato, nel giro di pochi anni, il mercato sarebbe stato invaso da computer compatibili-Amiga in rapida evoluzione che avrebbero costretto le tecnologie concorrenti a veri salti mortali per aggiornarsi sostanziosamente e reggere il confronto. Ad esempio, davanti all?incalzante diffusione e sviluppo delle CPU Motorola 680x0, già all?epoca migliori, sarebbe stata la Intel ad abbandonare lo sviluppo della famiglia 80x86 per qualcosa che offrisse di più.
    Venti anni di storia dell?informatica si sarebbero svolti diversamente, in un clima di autentica libera concorrenza. Non si sarebbe creato nessun quasi-monopolio, né hardware, né software, ed i computer, i programmi e le reti che noi oggi staremmo usando sarebbero molto meglio di quello che sono, con tutte le ricadute negli ambiti in cui lo sviluppo dell?informatica è cruciale.

    La mia idea non esclude di certo che possano esserci dei giganti economici, ma cambia il terreno su cui devono saper stare in piedi, o dimagrire nello sforzo, a vantaggio di tutti.

    Francesco Vinci
    non+autenticato

  • Un piccola premessa in via assolutamente preliminare: nothing personal Sorride

    Detto cio', una chiosa generale, di metodo: non puoi mischiare il diritto d'autore con i brevetti, che hanno presupposti e norma completamente diverse, senza contare il fatto che operano - ovviamente in ambiti diversi. Ma su questo, appena riesco, posto un altro messaggio.

    Veniamo al tuo esempio concreto:

    > Da questo esempio inventato, passo ad un
    > caso storico.
    > Nel 1984 la Società Amiga, che ha progettato
    > un nuovo computer molto innovativo, non
    > avendo i mezzi per portarlo sul mercato ed
    > avendo già debiti, è stata ?costretta? a
    > trovare qualcuno più grosso che comprasse
    > tutto.
    > Non costretta da una legge di stato che
    > prescrive si debba fare così, ma dalle
    > condizioni del mercato determinate in modo
    > indiretto e non esclusivo dalla normativa
    > vigente.
    > Il Compratore, Commodore, fin dal lancio sul
    > mercato del primo computer Amiga, ha tradito
    > gli sviluppatori ed i fruitori (pur suoi
    > clienti), combinando pasticci e tagliando le
    > gambe ai computer Amiga (pur suoi prodotti),
    > fino al suo fallimento nel 1994. I computer
    > Amiga hanno avuto ugualmente un loro periodo
    > di successo, tanto che un piccolo mondo
    > informatico Amiga ancora esiste e persiste
    > (se qualcuno casca dalle nuvole, facesse una
    > ricerca su internet).
    >
    > Se la normativa fosse stata come la
    > suggerisco io, gli sviluppatori di Amiga, in
    > felicissima ottemperanza a quanto prescritto
    > dalla legge, avrebbero potuto vendere delle
    > licenze non esclusive sulla tecnologia
    > sviluppata a produttori ?costretti? dalla
    > legge ad accontentarsi e comprarne comunque
    > almeno una di tecnologia, mai esclusiva, o
    > lasciare il mercato.
    > Se così fosse stato, nel giro di pochi anni,
    > il mercato sarebbe stato invaso da computer
    > compatibili-Amiga in rapida evoluzione che
    > avrebbero costretto le tecnologie
    > concorrenti a veri salti mortali per
    > aggiornarsi sostanziosamente e reggere il
    > confronto. Ad esempio, davanti
    > all?incalzante diffusione e sviluppo delle
    > CPU Motorola 680x0, già all?epoca migliori,
    > sarebbe stata la Intel ad abbandonare lo
    > sviluppo della famiglia 80x86 per qualcosa
    > che offrisse di più.
    > Venti anni di storia dell?informatica si
    > sarebbero svolti diversamente, in un clima
    > di autentica libera concorrenza. Non si
    > sarebbe creato nessun quasi-monopolio, né
    > hardware, né software, ed i computer, i
    > programmi e le reti che noi oggi staremmo
    > usando sarebbero molto meglio di quello che
    > sono, con tutte le ricadute negli ambiti in
    > cui lo sviluppo dell?informatica è cruciale.


    Prendiamo il caso concreto e usiamo i parametri delle tue proposte.
    Mi perdonino gli economisti, perche' sicuramente diro' delle idiozie totali (nel qual caso prego di evidenziarle!), ma nella vita faccio tutt'altro e viaggero' "a lume di naso" Sorride)

    Amiga Team finisce i soldi per lo sviluppo del suo gioiello. O butta a mare i risultati conseguiti o trova qualcuno che immetta una sostanziosa iniezione di capitale per completare il progetto.
    Arriva CBM che dice: "parliamone". Si mettono d'accordo e CBM paga ad Amiga team un milione di euro (puro costo dello sviluppo sino alla fase di crisi) ed immette un altro milione di euro per finire il lavoro.
    Amiga Team continua a detenere i diritti sul progetto e non puo' cederli in esclusiva. A CBM la licenza e' costata due milioni di euro (1+1).
    Amiga Team deve, secondo la tua proposta, concedere licenza non esclusiva a chiunque ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo deve fare a condizioni uguali per tutti. Per legge, perche' cosi' postuli nella tua ipotesi, e per puro buon senso di mercato perche' CBM non pagherebbe mai due milioni di euro qualcosa che tu domani sei libero di vendere a quattro soldi a chi ti sta simpatico. Per cui, o due milioni di euro per tutti o Amiga muore.

    Ora, un po' di definizioni:

    - sia MT il mercato totale, ossia il numero di computer Amiga che il mercato puo' assorbire nei 20 anni di privativa del brevetto "Amiga". Tale numero e' ovviamente finito, dacche' non mi risulta esista in concreto una domanda infinita di PC in un arco temporale finito. Inoltre tale numero e' indipendente dal prezzo praticato (domanda svincolata dal prezzo).

    - sia CL il costo di licenza (2 milioni di euro) per ogni singolo imprenditore. Per semplificare supponiamo che CL esaurisca tutti i costi fissi di produzione del "progetto Amiga" per ogni imprenditore.

    - sia CV il costo variabile per la produzione di un singolo pezzo del prodotto "Amiga". Sempre per semplificare assumiamo che CV sia una costante per tutti gli imprenditori e che corrisponda al minor costo possibile - in condizioni di efficienza produttiva assoluta - relativo al MTesimo esemplare prodotto in condizioni di monopolio [e qui la semplificazione e' veramente estrema]

    - sia P il saggio di profitto di ogni imprenditore. In via di semplificazione immaginiamo che, in un impeto di generosita', tutti gli imprenditori decidano di azzerare il loro profitto, per cui P e' irrilevante.

    Cio' premesso:
    nel caso di licenza esclusiva avremmo che il prezzo di ogni singolo "Amiga" sara':
    CL/MT+CV+P ossia in ipotesi di P=0: CL/MT+CV

    per il caso di n operatori concorrenti che abbiano licenziato "Amiga" avremo:
    n*CL/MT+CV+P ossia: n*CL/MT+CV

    Confrontiamo i due risultati e, ovviamente, abbiamo:

    n*CL/MT+CV> CL/MT+CV con n>1

    Il risultato netto della tua proposta di regolamentazione del mercato e' un incremento del costo del prodotto che va a riflettersi sul prezzo praticato ai consumatori.

    Ovviamente escludo in via di ipotesi una eventuale cartellizzazione dei produttori per incrementare P sino a raggiungere il massimo prezzo unitario che il mercato e' disposto a pagare per "Amiga".

    Cio' premesso mi sfuggono i vantaggi della tua proposta...
    Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi' si evita che qualcuno volontartiamente "affossi" una tecnologia, acquisendola ma non producendola, ti rimando agli artt. 54 e segg. Legge Invenzioni relativi alla licenza obbligatoria.

    Attendo commenti Sorride)

    Gianluca
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > non puoi mischiare il diritto d'autore con i
    > brevetti, che hanno presupposti e norma
    > completamente diverse, senza contare il
    > fatto che operano - ovviamente in ambiti
    > diversi. Ma su questo, appena riesco, posto
    > un altro messaggio.
    >
    > ............
    >
    > Prendiamo il caso concreto e usiamo i
    > parametri delle tue proposte.
    > Mi perdonino gli economisti, perche'
    > sicuramente diro' delle idiozie totali (nel
    > qual caso prego di evidenziarle!), ma nella
    > vita faccio tutt'altro e viaggero' "a lume
    > di naso" Sorride)
    >
    > Amiga Team finisce i soldi per lo sviluppo
    > del suo gioiello. O butta a mare i risultati
    > conseguiti o trova qualcuno che immetta una
    > sostanziosa iniezione di capitale per
    > completare il progetto.
    > Arriva CBM che dice: "parliamone". Si
    > mettono d'accordo e CBM paga ad Amiga team
    > un milione di euro (puro costo dello
    > sviluppo sino alla fase di crisi) ed immette
    > un altro milione di euro per finire il
    > lavoro.

    A parte il fatto che concordo che brevetti e copyright sono cose diverse e quindi l'esempio non calza, se CBM paga per finire lo sviluppo, diventa socio dell'Amiga team e si ripaga con i redditi da licenza anche ai suoi stessi concorrenti (altri licenziatari) non strangolando Amiga Team costringendolo ad un contratto capestro come quello che tu proponi, in cui di fatto Amiga Team è comprato a prezzo di fallimento da CBM.

    > Amiga Team continua a detenere i diritti sul
    > progetto e non puo' cederli in esclusiva. A
    > CBM la licenza e' costata due milioni di
    > euro (1+1).

    No. La licenza è costata 1. Lo sviluppo 1. La cifra pagata per lo sviluppo determina la percentuale dei profitti di Amiga team che andrà a CBM per le licenze (compresa quella da CBM). In pratica se lo sviluppo è costato in tutto 2 milioni di euro, 1 lo ha messo CBM, quindi detiene il 50% delle quote di profitto (azioni se SpA) di Amiga team.
    Alla prossima licenza venduta (a 1 milione), CBM prende il 50%.

    > Amiga Team deve, secondo la tua proposta,
    > concedere licenza non esclusiva a chiunque
    > ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo deve
    > fare a condizioni uguali per tutti. Per
    > legge, perche' cosi' postuli nella tua
    > ipotesi, e per puro buon senso di mercato
    > perche' CBM non pagherebbe mai due milioni
    > di euro qualcosa che tu domani sei libero di
    > vendere a quattro soldi a chi ti sta
    > simpatico. Per cui, o due milioni di euro
    > per tutti o Amiga muore.

    Niente affatto. Il costo di licenza è 1 milione, ed è vero che è moltiplicato per n. Ma metà va al primo, quello che ha finanziato lo sviluppo, CBM. In questo modo chi ha finanzia un progetto guadagna di più di chi lo distribuisce e basta. Risultato notevole, non credi?


    >
    > Ora, un po' di definizioni:
    >
    > - sia MT il mercato totale, ossia il numero
    > di computer Amiga che il mercato puo'
    > assorbire nei 20 anni di privativa del
    > brevetto "Amiga". Tale numero e' ovviamente
    > finito, dacche' non mi risulta esista in
    > concreto una domanda infinita di PC in un
    > arco temporale finito. Inoltre tale numero
    > e' indipendente dal prezzo praticato
    > (domanda svincolata dal prezzo).
    >
    > - sia CL il costo di licenza (2 milioni di
    > euro) per ogni singolo imprenditore. Per
    > semplificare supponiamo che CL esaurisca
    > tutti i costi fissi di produzione del
    > "progetto Amiga" per ogni imprenditore.
    >
    > - sia CV il costo variabile per la
    > produzione di un singolo pezzo del prodotto
    > "Amiga". Sempre per semplificare assumiamo
    > che CV sia una costante per tutti gli
    > imprenditori e che corrisponda al minor
    > costo possibile - in condizioni di
    > efficienza produttiva assoluta - relativo
    > al MTesimo esemplare prodotto in condizioni
    > di monopolio [e qui la semplificazione e'
    > veramente estrema]
    >
    > - sia P il saggio di profitto di ogni
    > imprenditore. In via di semplificazione
    > immaginiamo che, in un impeto di
    > generosita', tutti gli imprenditori decidano
    > di azzerare il loro profitto, per cui P e'
    > irrilevante.
    >
    > Cio' premesso:
    > nel caso di licenza esclusiva avremmo che il
    > prezzo di ogni singolo "Amiga" sara':
    > CL/MT+CV+P ossia in ipotesi di P=0: CL/MT+CV
    >
    > per il caso di n operatori concorrenti che
    > abbiano licenziato "Amiga" avremo:
    > n*CL/MT+CV+P ossia: n*CL/MT+CV
    >
    > Confrontiamo i due risultati e, ovviamente,
    > abbiamo:
    >
    > n*CL/MT+CV> CL/MT+CV con n>1
    >
    > Il risultato netto della tua proposta di
    > regolamentazione del mercato e' un
    > incremento del costo del prodotto che va a
    > riflettersi sul prezzo praticato ai
    > consumatori.

    Se non tieni conto dell'effettiva imputazione degli investimenti è vero. Ma l'errore è che una parte degli investimenti è sviluppo e una parte licenza. Confondi le due cose, a mio parere.
    Rifacciamo i calcoli. Sia CS il costo di sviluppo e supponiamo che i profitti di Amiga siano suddivisi in proporzione alla quota di CS sottoscritta.
    CBM finanzia il 50% di CS, quindi prende il 50% dei profitti di Amiga Team.

    Nel caso solo CBM voglia la licenza, è tutto come prima, solo abbiamo diviso le quote.

    (CS+CL)/MT + P

    Se altri n vogliono la licenza, allora si ha

    (CS+n*CL)/MT + P

    ed è vero che

    (CS+CL)/MT + P < (CS+n*CL)/MT + P

    Ma ecco che CBM guadagna di più :

    CBM = P + 0.5 * n * CL

    è quindi incentivata a finanziare lo sviluppo, perchè guadagna di più di chi compra solo la licenza che prende solo P.
    E' così sbagliato che chi rischia di più guadagni di più? Io credo di no.

    Altro punto da analizzare è P. E' ovvio che non esiste un P unico nei due casi. Nel primo (solo CBM) P (chiamiamolo P1) può essere tale da strangolare gli acquirenti e ridurre i profitti di Amiga Team al punto da non fargli guadagnare nulla. Nel secondo caso (P2) certamente si avrà:

    P2 < P1         (CS+CL)/MT + P1 <???? (CS+n*CL)/MT + P2

    perchè c'è la concorrenza. Quindi vantaggi per gli acquirenti e per Amiga Team. I soli a rimetterci nella proposta sono gli intermediari che non fanno nulla. I rentier o rent seekers in inglese.
    Chi investe in denaro (CBM) o in capacità (Amiga Team) ci guadagna. Chi compra ci guadagna.


    >
    > Ovviamente escludo in via di ipotesi una
    > eventuale cartellizzazione dei produttori
    > per incrementare P sino a raggiungere il
    > massimo prezzo unitario che il mercato e'
    > disposto a pagare per "Amiga".
    >
    > Cio' premesso mi sfuggono i vantaggi della
    > tua proposta...
    > Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi'
    > si evita che qualcuno volontartiamente
    > "affossi" una tecnologia, acquisendola ma
    > non producendola, ti rimando agli artt. 54 e
    > segg. Legge Invenzioni relativi alla licenza
    > obbligatoria.

    Se non sai dell'esistenza di qualcosa è difficile che tu possa fare uso di questi cavilli. E comunque il tribunale costa, specie se tu sei piccolo e la multinazionale

  • - Scritto da: Marlenus
    >
    > A parte il fatto che concordo che brevetti e
    > copyright sono cose diverse e quindi
    > l'esempio non calza, se CBM paga per finire
    > lo sviluppo, diventa socio dell'Amiga team e
    > si ripaga con i redditi da licenza anche ai
    > suoi stessi concorrenti (altri licenziatari)
    > non strangolando Amiga Team costringendolo
    > ad un contratto capestro come quello che tu
    > proponi, in cui di fatto Amiga Team è
    > comprato a prezzo di fallimento da CBM.

    No, non diventa affatto socio di Amiga. Almeno non automaticamente - non e' vero in assoluto che il finanziatore e' un socio: pensa solo allo strumento delle obbligazioni contrapposte alle azioni nelle societa'.
    Va bene se introduci una nuova ipotesi nel modello, ma in questo modo lo sviluppo successivo della confutazione alla mia esposizione non calza.
    Tieni poi presente che nel momento in cui CBM diventasse socio di Amiga Team non potrebbe per legge (sempre nella proposta Vinci) entrare direttamente nella produzione e commercializzazione. Dovrebbe farlo - se proprio volesse - tramite un soggetto terzo: chiamiamolo pure CBM2.

    > No. La licenza è costata 1. Lo sviluppo 1.
    > La cifra pagata per lo sviluppo determina la
    > percentuale dei profitti di Amiga team che
    > andrà a CBM per le licenze (compresa quella
    > da CBM). In pratica se lo sviluppo è costato
    > in tutto 2 milioni di euro, 1 lo ha messo
    > CBM, quindi detiene il 50% delle quote di
    > profitto (azioni se SpA) di Amiga team.
    > Alla prossima licenza venduta (a 1 milione),
    > CBM prende il 50%.
    Tu lo dici Sorride)) Ripeto, e' una tua aggiunta al mio modello.
    Scusa, ma il costo per giungere al brevetto per CBMAmiga e' stato due milioni di euro. La fissazione del prezzo di licenza diventa poi essenzialmente una valutazione del rischio: fissare un importo inferiore al puro costo, assumendosi il rischio di non rientrare dei costi se non nel caso 2mio/prezzolicenza*licenze vendute=>2mio oppure fissare un prezzo di licenza pari al costo di modo che dalla seconda licenza in su e' tutto profitto.
    Secondo te Occhiolino ?


    > > Amiga Team deve, secondo la tua proposta,
    > > concedere licenza non esclusiva a chiunque
    > > ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo
    > deve
    > > fare a condizioni uguali per tutti. Per
    > > legge, perche' cosi' postuli nella tua
    > > ipotesi, e per puro buon senso di mercato
    > > perche' CBM non pagherebbe mai due milioni
    > > di euro qualcosa che tu domani sei libero
    > di
    > > vendere a quattro soldi a chi ti sta
    > > simpatico. Per cui, o due milioni di euro
    > > per tutti o Amiga muore.
    > Niente affatto. Il costo di licenza è 1
    > milione, ed è vero che è moltiplicato per n.
    > Ma metà va al primo, quello che ha
    > finanziato lo sviluppo, CBM. In questo modo
    > chi ha finanzia un progetto guadagna di più
    > di chi lo distribuisce e basta. Risultato
    > notevole, non credi?
    Assolutamente, ma la mia analisi voleva solo verificare l'impatto sui consumatori, non la posizione dell'inventore. Tieni presente cmq. che, in via d'ipotesi, chi distribuisce *non puo' essere chi finanzia e detiene i diritti*.
    > Se non tieni conto dell'effettiva
    > imputazione degli investimenti è vero.
    [cut]
    > E' così sbagliato che chi rischia di più
    > guadagni di più? Io credo di no.
    Dunque... dividiamo l'analisi in due:
    1) bilancio non consolidato: CBMamiga e' fuori dai discorsi di produzione/commercializzazione per legge per cui torna ad essere applicabile sic et simpliciter il mio modello (l'effettivo livello di CL non rileva... che sia uno o due milioni il modello non cambia). Da una parte CBMamiga che vive di licenze e dall'altro CBM2 con i suoi concorrenti che vende i prodotti finiti.
    2) bilancio consolidato applicando il tuo modello (CBM2 come contollata nel "Gruppo CBM" di cui fa parte CBMamiga) [per comodita' uso le tue cifre con prezzo di licenza a 1 milione]:il sistema e' in equilibrio solo con un numero di player sul mercato pari a 2.
    Fino a che sul mercato c'e' solo CBM2 a produrre Amiga il costo CL per il Gruppo CBM e' un milione e mezzo: un milione per il completamento dello sviluppo del progetto, convertito in "azioni" di CBMAmiga piu' un milione che CBM2 *deve* pagare a CBMAmiga ("legge Vinci") e che in un'ottica di bilancio consolidato significa un milione e mezzo di costo di licenza per il gruppo (mezzo milione passa semplicemente dalla mano destra alla mano sinistra).
    Nel momento in cui arriva il secondo produttore il livello si pareggia: un milione per player2 il cui 50% porta il costo di licenza per ogni competitor a 1 milione ma.... il costo totale sostenuto dal "sistema produzione" per le licenze e' passato da 1 milione e mezzo a due milioni - con l'inevitabile aumento di prezzo praticato nei confronti dei consumatori.
    Interessante quello che poi accade all'arrivo del terzo player: il costo di licenza per il "Gruppo CBM" scende a mezzo milione (incassa il mezzo milione di player 3) mentre per player 2 e 3 il costo di licenza rimane a un milione.
    Gli effetti sulla concorrenza sono devastanti: il "Gruppo CBM" puo' permettersi di ridurre il prezzo di vendita al di sotto di quello di player 2 e 3 perche' ha costi inferiori (sono parzialmente finanziati dai concorrenti). Risultato: abbiamo trasformato il monopolio legale del sistema vigente in monopolio di fatto dato che uno degli operatori puo' permettersi di vendere il prodotto al di sotto di quello che e' il puro costo per gli altri operatori.
    Paradossalmente in questo caso il monopolio di fatto puo' tramutarsi in un beneficio per i consumatori perche' il ridursi dei costi fissi per il "Gruppo CBM" potrebbe permettere la riduzione del prezzo. D'altronde, con queste premesse *nessun imprenditore* accetterebbe di entrare in gioco sapendo di venire fatto a pezzi, per cui il sistema si fermerebbe a 2 operatori - e, ancora, ritorna appplicabile il mio modello.
    In ultima analisi il mio discorso arriva ad una conclusione: la "proposta Vinci" ha un costo che viene pagato dai consumatori. Va benissimo, ma che non si cerchi di "contrabbandarla" come un vantaggio sociale.
    (continua)
    non+autenticato
  • (continua dal precedente messaggio)


    > > Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi'
    > > si evita che qualcuno volontartiamente
    > > "affossi" una tecnologia, acquisendola ma
    > > non producendola, ti rimando agli artt.
    > 54 e
    > > segg. Legge Invenzioni relativi alla
    > licenza
    > > obbligatoria.
    > Se non sai dell'esistenza di qualcosa è
    > difficile che tu possa fare uso di questi
    > cavilli. E comunque il tribunale costa,
    > specie se tu sei piccolo e la multinazionale
    > è grossa.
    Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe lo stesso anche per la "legge Vinci": se non fosse conosciuta non sarebbe invocata!
    > Mai notato che le innovazioni favorevoli al
    > pubblico vengono sempre da piccole aziende?
    Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson Multimedia... azienducole Sorride
    > Ma la risposta di fondo è che quegli
    > articoli si applicano alle invenzioni (cioè
    > ai brevetti), non al diritto d'autore.
    > Ricordati che l'esempio non è calzante.
    L'esempio mi sembra appropriato al campo dei brevetti ed ha valore - ovviamente - in quell'ambito... d'altronde ho semplicemente risposto ad un esempio avanzato dal mio contraddittore Sorride))
    > Spero di averti risposto. In particolare due
    > cose:
    > l'esempio non va bene per discutere di
    > copyright
    > il contratto proposto da CBM nel tuo esempio
    > è squilibrato, e proprio queste distorsioni
    > a sfavore di chi inventa si vogliono
    > correggere
    Non capisco.... Nel mio esempio CBM paga due (ammettiamo che sia anche solo uno) milioni di Euro ad Amiga Team per una licenza senza ottenere niente piu' che una licenza non esclusiva che puo' essere liberamente concessa anche ai suoi concorrenti e mi vieni a dire che il contratto proposto da CBM e' squilibrato a suo favore?!

    Gianluca
    non+autenticato
  • Mannaggia ai limiti di lughezza del forum. Come si fa ad argomentare in 7800 caratteri? Redazione, se volete anche discussioni e non solo flamewar, pensateci!

    Torniamo ai nostri discorsi.
    Ammetto di aver fatto qualche casino grazie alla fretta e quindi non mi sono spiegato bene. Provo di nuovo. Rimane sempre valida l'obiezione che stiamo parlando di invenzioni e non di diritto d'autore.

    PUNTO 1.

    > Amiga Team finisce i soldi per lo sviluppo
    > del suo gioiello. O butta a mare i risultati
    > conseguiti o trova qualcuno che immetta una
    > sostanziosa iniezione di capitale per
    > completare il progetto.
    > Arriva CBM che dice: "parliamone". Si
    > mettono d'accordo e CBM paga ad Amiga team
    > un milione di euro (puro costo dello
    > sviluppo sino alla fase di crisi) ed immette
    > un altro milione di euro per finire il
    > lavoro.

    Da questa frase io deduco che CBM sta acquistando AmigaTeam come se fosse fallita: "paga un milione di euro (PURO COSTO DI SVILUPPO sino alla fase di crisi)" e poi finanzia il SUO progetto "ed immette un altro milione di euro PER FINIRE IL LAVORO".
    Un contratto capestro, appunto. Un contratto nel quale una parte è in evidente condizione di vantaggio sull'altra.
    E' chiaro che questo modo di fare disincentiva chi ha idee nuove a investire parte della sua vita in progetti così rischiosi. Ti assicuro che per chi avvia una start-up la vita significa 60-80 ore di lavoro a settimana e nient'altro per almeno un paio d'anni. Senza il miraggio del profitto, quello vero, chi te lo fa fare? Parlo anche per esperienza personale.
    Risultato di questo tipo di politica: meno idee - meno sviluppi - meno prodotti innovativi per i CONSUMATORI. Alla fine chi ci rimette è lui.

    PUNTO 2
    Hai contestato la mia aggiunta della partecipazione azionaria al tuo modello. Hai ragione, ho modificato il modello perchè lo ritengo iniquo nei confronti di AmigaTeam e ho cercato di evitare di discutere di questo punto, aggiustando a favore di tutti "l'equità" della situazione. Se mi attengo al tuo modello, abbiamo ottenuto che AmigaTeam è stata, a mio modo di vedere, derubata del suo progetto e con ogni probabilità il milione aggiuntivo di CBM non servirà a vedere il progetto finito. A meno che non mancasse meno di, diciamo, 100 mila euro alla fine (non penserai che continuino a lavorare 80 ore a settimana, vero?). Scontento numero 1.
    Supponiamo che AmigaTeam sia idealista e arrivi in fondo. Niente impedisce a CBM di mettere un P grande a piacere nella tua equazione, privilegiando il margine al profitto globale. L'ho visto succedere spesso. La curva che lega il prezzo alla quantità, malgrado gli sforzi dei pubblicitari e dei commerciali in genere, non è piatta e spesso non è neppure poco inclinata. Questo significa che prezzi molto alti limitano la produzione più che linearmente. In altre parole fatto 1 il costo di prodotto se impongo di triplicare il costo, guadagnando 2, posso magari vendere 10. Se avessi venduto a prezzo 2 magari vendevo 100 pezzi. Se vendevo a 1,2 probabilmente erano 1000. Da un semplice conto, ne consegue che il mio guadagno nei tre casi sarebbe 20, 100, 200. Secondo te cosa è meglio per le tasche di CBM?
    E non dirmi che per produrre 1000 servono costi fissi d'impianto molto maggiori. Lo sanno tutti che al crescere del volume produttivo la quota di attrezzamento per unità di prodotto diminuisce. Certo ci sono maggiori investimenti iniziali (che nella mente di molti manager significa: rischio inaccettabile). Quindi la scelta prevedibile di CBM sarà vendere 10 a prezzo 3 (nei casi fortunati(=manager illuminati) vendere 100 a prezzo 2). Conosco bene i manager, e ci scommetterei lo stipendio.
    Quindi con il modello da te scelto, ecco altri due scontenti: l'utente finale, che paga di più, e i potenziali utenti che avrebbero comprato al prezzo inferiore ma non hanno potuto (o voluto) a quello superiore.

    --> continua

  • - Scritto da: Marlenus
    > Rimane sempre valida
    > l'obiezione che stiamo parlando di
    > invenzioni e non di diritto d'autore.
    Questa precisazione me la tengo cara perche' mi servira' dopo Sorride

    > Da questa frase io deduco che CBM sta
    > acquistando AmigaTeam come se fosse fallita:
    > "paga un milione di euro (PURO COSTO DI
    > SVILUPPO sino alla fase di crisi)" e poi
    > finanzia il SUO progetto "ed immette un
    > altro milione di euro PER FINIRE IL LAVORO".
    > Un contratto capestro, appunto. Un contratto
    > nel quale una parte è in evidente condizione
    > di vantaggio sull'altra.
    Riformulo la prosa perche' forse non sono stato chiaro.
    Amiga Team dopo aver speso un milione di Euro e' a un punto morto per mancanza di fondi.
    Arriva CBM che dice: "Ok, la vostra e' una bella idea. Vi do' un milione di euro per coprire i costi fino alla data odierna e vi do' tanto quanto vi serve [io ipotizzavo un milione, ma pensiamo pure che sia un fantastiliardo, non cambia nulla nel modello n.d.G.] per finire il lavoro.
    Poi quando sara' finito voi avrete in mano tutti i diritti ed io mi ritrovero' in mano una licenza non esclusiva per produrre Amiga".
    Continua a non essermi chiaro cosa tu intenda per contratto capestro. Amiga Team da questa proposta ha solo ed esclusivamente da guadagnare, considerato che senza questa proposta finirebbero con una perdita secca di un milione senza avere inmano nulla di commercializzabile.

    > E' chiaro che questo modo di fare
    > disincentiva chi ha idee nuove a investire
    > parte della sua vita in progetti così
    > rischiosi. Ti assicuro che per chi avvia una
    > start-up la vita significa 60-80 ore di
    > lavoro a settimana e nient'altro per almeno
    > un paio d'anni. Senza il miraggio del
    > profitto, quello vero, chi te lo fa fare?
    Non capisco dove sarebbe il disincentivo: averne di finanziatori che immmettono denaro per un progetto su cui in hanno l'esclusiva!

    >
    > PUNTO 2
    > Hai contestato la mia aggiunta della
    > partecipazione azionaria al tuo modello. Hai
    > ragione, ho modificato il modello perchè lo
    > ritengo iniquo nei confronti di AmigaTeam e
    > ho cercato di evitare di discutere di questo
    > punto, aggiustando a favore di tutti
    > "l'equità" della situazione. Se mi attengo
    > al tuo modello, abbiamo ottenuto che
    > AmigaTeam è stata, a mio modo di vedere,
    > derubata del suo progetto e con ogni
    > probabilità il milione aggiuntivo di CBM non
    > servirà a vedere il progetto finito. A meno
    > che non mancasse meno di, diciamo, 100 mila
    > euro alla fine (non penserai che continuino
    > a lavorare 80 ore a settimana, vero?).
    IMHO Amiga Team non e' stata derubata proprio di niente. Ha avuto coperti tutti i costi piu' una discreta dose di profitto immediato (il fantastiliardo copre i costi di sviluppo e da' un sostanzioso profitto agli inventori). In piu' puo' tranquillamente vendere licenze a chiunque, realizzando profitto puro per ogni ulteriore licenza.
    Rimane comunque nel modello che il costo di licenza per CBM (che deve essere il prezzo della licenza per tutti in ipotesi) e' un fantastiliardo piu' un milione.

    > Scontento numero 1.
    > Supponiamo che AmigaTeam sia idealista e
    > arrivi in fondo.

    L'idealismo non rileva assolutamente: Amiga Team arriva in fondo perche' e' abbondantemente coperta dagli investimenti di CBM.


    >Niente impedisce a CBM di
    > mettere un P grande a piacere nella tua
    > equazione, privilegiando il margine al
    > profitto globale. L'ho visto succedere
    > spesso. La curva che lega il prezzo alla
    > quantità, malgrado gli sforzi dei
    > pubblicitari e dei commerciali in genere,
    > non è piatta e spesso non è neppure poco
    > inclinata. Questo significa che prezzi molto
    > alti limitano la produzione più che
    > linearmente. In altre parole fatto 1 il
    > costo di prodotto se impongo di triplicare
    > il costo, guadagnando 2, posso magari
    > vendere 10. Se avessi venduto a prezzo 2
    > magari vendevo 100 pezzi. Se vendevo a 1,2
    > probabilmente erano 1000. Da un semplice
    > conto, ne consegue che il mio guadagno nei
    > tre casi sarebbe 20, 100, 200. Secondo te
    > cosa è meglio per le tasche di CBM?
    > E non dirmi che per produrre 1000 servono
    > costi fissi d'impianto molto maggiori. Lo
    > sanno tutti che al crescere del volume
    > produttivo la quota di attrezzamento per
    > unità di prodotto diminuisce.
    Suvvia, postuli che il costo dei fattori produttivi sia costante ed e' banale riscontrare che non sia cosi'. Le economie di scala oltre un certo livello diventano diseconomie di scala, non foss'altro perche' la aumentata domanda dei fattori di produzione . Nel tuo modello aumentare la produzione del 900% non provoca nessun aumento nei costi di produzione?
    Lo sanno tutti che al crescere del volume della domanda il prezzo sale Sorride

    >Certo ci sono
    > maggiori investimenti iniziali (che nella
    > mente di molti manager significa: rischio
    > inaccettabile). Quindi la scelta prevedibile
    > di CBM sarà vendere 10 a prezzo 3 (nei casi
    > fortunati(=manager illuminati) vendere 100 a
    > prezzo 2). Conosco bene i manager, e ci
    > scommetterei lo stipendio.
    Il loro mestiere e' massimizzzare i profitti minimizzando i rischi. Non e' una questione di essere illuminati o meno, e' una questione di fare delle previsioni corrette sul mercato.

    > Quindi con il modello da te scelto, ecco
    > altri due scontenti: l'utente finale, che
    > paga di più, e i potenziali utenti che
    > avrebbero comprato al prezzo inferiore ma
    > non hanno potuto (o voluto) a quello
    > superiore.
    Insisto: guarda che il modello da me scelto *in via di ipotesi* trascurava il profitto: sii gentile, non cambiare le carte in tavola. Se introduci delle nuova variabili allora e' *il tuo* modello, non e' piu' il mio. Non attribuirmi per piacere le tue idee.

    (continua)
    non+autenticato
  • (continua dal messaggio precedente)

    PUNTO 3.
    >1) bilancio non consolidato: CBMamiga e' fuori
    > dai discorsi di >produzione/commercializzazione
    > per legge per cui torna ad essere applicabile sic et
    > simpliciter il mio modello (l'effettivo livello di CL
    > non rileva... che sia uno o due milioni il modello
    > non cambia).

    Ritorniamo a P. Nel tuo esempio, si semplifica impropriamente la P (il profitto!!!) per non parlarne. Ma proprio la P è la variabile più rilevante in questo ragionamento. Questo non è evidente a causa della scelta di un esempio brevettuale, che ha valori dei costi di sviluppo molto alti. Così non è con la maggior parte dei casi che riguardano il diritto d'autore, dove i costi fissi sono molto più bassi, e i costi variabili estremamente bassi, spesso trascurabili (vedi il caso dei CD).
    Comunque, tornando a bomba, in questo esempio non è corretto, a mio parere, semplificare la P per i motivi detti al punto due.
    NB: Il bilancio considera solo la posizione di CBM non quella dei consumatori.

    2) bilancio consolidato
    > il costo totale sostenuto dal "sistema produzione"
    > per le licenze e' passato da 1 milione e mezzo a
    > due milioni - con l'inevitabile aumento di prezzo
    > praticato nei confronti dei consumatori.

    Ancora una volta il problema è visto solo nell'ottica del gruppo CBM spacciando poi il risultato come svantaggio del consumatore. E la P dove la mettiamo? Se non si accordano (come è certo, essendo in due) la P cala e il consumatore non ci rimette poi così tanto. I soli a rimetterci sono CBM e il suo concorrente, che dovrebbero guadagnare meno.

    L'analisi sul terzo player è buona. Ometto di riportarla, chi vuole se la legge nel tread. Ancora una volta, però, non tiene conto di P. A meno che CBM non decida di sbattere fuori i concorrenti guadagnando molto meno per un po', per poi rialzare i prezzi, il caso non si verifica. E' vero che l'ingresso di un terzo player è poco conveniente SE P è basso. Se CBM si è accordata con il secondo concorrente e tiene i prezzi molto alti, allora molti potrebbero voler fare il terzo, per un po'. Ancora una volta il cliente ci guadagna e i soli a rimetterci sono oligopoli e monopoli.

    > In ultima analisi il mio discorso arriva ad una
    > conclusione: la "proposta Vinci" ha un costo
    > che viene pagato dai consumatori.
    Come ti ho appena fatto notare, non è affatto vero. Chi ci rimette è solo chi distribuisce a prezzi esagerati. Il segreto è nella P che tu vuoi trascurare.


    PUNTO 4.
    Sono d'accordo sul metodo di fissazione del costo di licenza. Ma nel tuo discorso la licenza non c'è. Il prodotto non era finito. CBM si è accollata parte del rischio di sviluppo. Nessuna società di distribuzione lo farebbe, se non fosse certa del risultato finale e il prezzo pagato non fosse irrisorio rispetto ai profitti previsti.


    >>> Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi'
    >>> si evita che qualcuno volontartiamente
    >>> "affossi" una tecnologia, acquisendola ma
    >>> non producendola, ti rimando agli artt.
    >> 54 e
    >> segg. Legge Invenzioni relativi alla
    >> licenza
    >> obbligatoria.
    >> Se non sai dell'esistenza di qualcosa è
    >> difficile che tu possa fare uso di questi
    >> cavilli. E comunque il tribunale costa,
    >> specie se tu sei piccolo e la multinazionale
    >> è grossa.
    > Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe
    > lo stesso anche per la "legge Vinci": se non
    > fosse conosciuta non sarebbe invocata!
    Veramente quì non ci siamo capiti. Quanti brevetti giacciono inutilizzati negli scaffali di qualche multinazionale? E i brevetti sono registrati e consultabili da tutti, peccato (?!) che siano milioni.
    Se parliamo di diritto d'autore, nessuno sa dell'esistenza di un opera non ancora rilasciata. Non esiste un registro pubblico come per i brevetti. Oltre a non esistere la legge, peraltro inutile anche se esistesse, senza un registro. E se esiste il registro, allora è la biblioteca globale. Basta consultarla e tutto è gratis. O vogliamo far pagare una cifra eccessiva o limitare l'accesso a pochi "prescelti"?

    >> Mai notato che le innovazioni favorevoli al
    >> pubblico vengono sempre da piccole aziende?
    >Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson
    > Multimedia... azienducole Sorride
    Peccato che ci abbiano messo anni prima di usare queste innovazioni sul mercato consumer. E solo dopo essere state tirate per i capelli da piccole aziende che hanno creato quei prodotti prima di loro (vai a vedere chi ha fatto i primi lettori MP3 portatili o da casa!!).

    > Non capisco.... Nel mio esempio CBM
    > paga due (ammettiamo che sia anche solo
    > uno) milioni di Euro ad Amiga Team per
    > una licenza senza ottenere niente piu' che
    > una licenza non esclusiva che puo' essere
    > liberamente concessa anche ai suoi
    > concorrenti e mi vieni a dire che il contratto
    > proposto da CBM e' squilibrato a suo
    > favore?!

    Visto dalla parte degli inventori, si. Tutto il potere è nelle mani di CBM. Loro sono in condizione di necessità, CBM no. Inoltre CBM come distributore ha un asimmetria informativa a suo favore, perchè conosce il mercato, AmigaTeam forse no.
    Comodo trattare da posizioni di forza, vero?
    Poi visto dalla parte dei consumatori, non ne parliamo. Comodo il monopolio naturale, vero?

    Ciao,
    Marlenus

  • - Scritto da: Marlenus
    > (continua dal messaggio precedente)
    >
    > PUNTO 3.
    > Ritorniamo a P. Nel tuo esempio, si
    > semplifica impropriamente la P (il
    > profitto!!!) per non parlarne. Ma proprio la
    > P è la variabile più rilevante in questo
    > ragionamento. Questo non è evidente a causa
    > della scelta di un esempio brevettuale, che
    > ha valori dei costi di sviluppo molto alti.
    > Così non è con la maggior parte dei casi che
    > riguardano il diritto d'autore, dove i costi
    > fissi sono molto più bassi, e i costi
    > variabili estremamente bassi, spesso
    > trascurabili (vedi il caso dei CD).
    Sei stato tu in premessa (vedi messaggio precedente) a chiarire come l'esempio rilevi nel campo dei brevetti e non in altri, la tua digressione e' irrilevante.
    > Comunque, tornando a bomba, in questo
    > esempio non è corretto, a mio parere,
    > semplificare la P per i motivi detti al
    > punto due.
    Allora, esplodo i motivi della semplificazione. P=0 implica il prezzo *minimo* al di sotto del quale non accadra' *mai* che il consumatore possa comprare il prodotto perche' vorrebbe dire che sul mercato c'e' un'offerta sottocosto. Immaginiamo che CBM si fissi un P grande a piacere. il concorrente 2 (salvo cartellizzazioni, che pero' ho chiaramente escluso in via di ipotesi) per conquistare quote di mercato adotta P'<P innescando la reazione di CBM che adotta un P''<P' e cosi' via sino a raggiungere P=0.
    Puoi aggiungere altri concorrenti, a piacere, ma la dinamica "naturale" e' questa.
    La mia tesi era - ed e' - che la proposta Vinci *nella migliore delle ipotesi*, ossia con profitti pari a zero per chi produce e distribuisce e prezzo pari al costo puro implica un aumento di costi a carico del consumatore finale a fronte dell'aumento dei profitti per l'inventore. Ripeto, puo' anche andare bene cosi' (il benessere di pochi pagato da tutti) ma per onesta' intellettuale non diciamo che si tratat di una proposta milgiorativa per gli utenti finali!
    > NB: Il bilancio considera solo la posizione
    > di CBM non quella dei consumatori.
    Il bilancio per definizione riguarda l'impresa e non i consumatori!
    > 2) bilancio consolidato
    > Ancora una volta il problema è visto solo
    > nell'ottica del gruppo CBM spacciando poi il
    > risultato come svantaggio del consumatore. E
    > la P dove la mettiamo? Se non si accordano
    > (come è certo, essendo in due) la P cala e
    > il consumatore non ci rimette poi così
    > tanto.
    >I soli a rimetterci sono CBM e il suo
    > concorrente, che dovrebbero guadagnare meno.
    Ti contraddici da solo: prima dici che il consumatore non ci rimette "poi cosi' tanto" (implicitamente ammettendo che il consumatore ci rimette - che e' la mia tesi!) e poi dici "I soli a rimetterci sono CBM e il suo concorrente". Allora: lo svantaggio e' solo per i produttori o anche per i consumatori?

    > E' vero che
    > l'ingresso di un terzo player è poco
    > conveniente SE P è basso. Se CBM si è
    > accordata con il secondo concorrente e tiene
    > i prezzi molto alti, allora molti potrebbero
    > voler fare il terzo, per un po'. Ancora una
    > volta il cliente ci guadagna e i soli a
    > rimetterci sono oligopoli e monopoli.
    P tende a diminuire in regime di concorrenza...

    > > In ultima analisi il mio discorso arriva
    > ad una
    > > conclusione: la "proposta Vinci" ha un
    > costo
    > > che viene pagato dai consumatori.
    > Come ti ho appena fatto notare, non è
    > affatto vero. Chi ci rimette è solo chi
    > distribuisce a prezzi esagerati. Il segreto
    > è nella P che tu vuoi trascurare.
    No, pure azzerando i profitti ci rimette anche il consumatore in termini di magggiori costi fissi per il sistema di produzione - che si riversano nel prezzo e che vanno ad aumentare il profitto dell'inventore.

    (continua)
    non+autenticato
  • (continua dal messaggio precedente)

    > PUNTO 4.
    > Sono d'accordo sul metodo di fissazione del
    > costo di licenza. Ma nel tuo discorso la
    > licenza non c'è. Il prodotto non era finito.
    > CBM si è accollata parte del rischio di
    > sviluppo. Nessuna società di distribuzione
    > lo farebbe, se non fosse certa del risultato
    > finale e il prezzo pagato non fosse
    > irrisorio rispetto ai profitti previsti.
    Il costo di licenza per CBM e' pari ai soldi che vengono dati ad AmigaTeam - a qualsiasi titolo (copertura costi gia' sostenuti, investimenti in completamento sviluppo, margine di profitto per AmigaTeam) al fine di avere una tecnologia da poter rodurre in condizioni di non-esclusiva.

    > >>> Ah, per quanto riguarda il fatto che
    > cosi'
    > >>> si evita che qualcuno volontartiamente
    > >>> "affossi" una tecnologia, acquisendola
    > ma
    > >>> non producendola, ti rimando agli artt.
    > >> 54 e
    > >> segg. Legge Invenzioni relativi alla
    > >> licenza
    > >> obbligatoria.
    > >> Se non sai dell'esistenza di qualcosa è
    > >> difficile che tu possa fare uso di questi
    > >> cavilli. E comunque il tribunale costa,
    > >> specie se tu sei piccolo e la
    > multinazionale
    > >> è grossa.
    > > Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe
    > > lo stesso anche per la "legge Vinci": se
    > non
    > > fosse conosciuta non sarebbe invocata!
    > Veramente quì non ci siamo capiti. Quanti
    > brevetti giacciono inutilizzati negli
    > scaffali di qualche multinazionale? E i
    > brevetti sono registrati e consultabili da
    > tutti, peccato (?!) che siano milioni.
    Limitiamo l'innovazione (blocchiamo la brevettabilita') perche' gli inventori fanno fatica a stare dietro allo stato della tecnica?!?

    > Se parliamo di diritto d'autore, nessuno sa
    > dell'esistenza di un opera non ancora
    > rilasciata. Non esiste un registro pubblico
    > come per i brevetti.
    > Oltre a non esistere la
    > legge, peraltro inutile anche se esistesse,
    > senza un registro. E se esiste il registro,
    > allora è la biblioteca globale. Basta
    > consultarla e tutto è gratis. O vogliamo far
    > pagare una cifra eccessiva o limitare
    > l'accesso a pochi "prescelti"?
    Alt, qui mi fermo. La tua tesi e' sostanzialmente dirigista e politica, non ha niente a che vedere con l'economia.
    Tieni presente che consultare questo "registro" non vorrebbe automiticamente certo dire che ho il diritto di riprodurne il contenuto a fini commerciali!!!!

    > >> Mai notato che le innovazioni favorevoli
    > al
    > >> pubblico vengono sempre da piccole
    > aziende?
    > >Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson
    > > Multimedia... azienducole Sorride
    > Peccato che ci abbiano messo anni prima di
    > usare queste innovazioni sul mercato
    > consumer. E solo dopo essere state tirate
    > per i capelli da piccole aziende che hanno
    > creato quei prodotti prima di loro (vai a
    > vedere chi ha fatto i primi lettori MP3
    > portatili o da casa!!).
    Allora.... Non posso parlare piu' che tanto (sono vincolato al segreto professionale) ma ti diro' una cosuccia: la maggior parte delle tue benemerite piccole aziende utilizzano dei brevetti senza averli licenziati. Che il detentore per scelte strategiche decida di non mandarle in fallimento chiedendo i danni e uccidendole con le spese legali e' un altro paio di maniche. Troppo facile fare i pionieri con i diritti degli altri!!

    > Visto dalla parte degli inventori, si. Tutto
    > il potere è nelle mani di CBM. Loro sono in
    > condizione di necessità, CBM no. Inoltre CBM
    > come distributore ha un asimmetria
    > informativa a suo favore, perchè conosce il
    > mercato, AmigaTeam forse no.
    > Comodo trattare da posizioni di forza, vero?
    Certo che si'. Ma, ancora una volta stai facendo etica e politica, non analisi economica.
    Tra l'altro: perche' il know-how tecnico di Amiga Team ha un valore che deve (giustamente) essere ricompensato mentre il know-how commerciale di CBM e' una iattura ed un abuso da combattere?


    > Poi visto dalla parte dei consumatori, non
    > ne parliamo. Comodo il monopolio naturale,
    > vero?
    Certo - e se vuoi sapere una cosa c'e' anche di meglio rispetto al brevetto: il segreto industriale.
    Togli la possibilita' di avere una privativa (esclusiva) di 20 anni su una tecnologia e semplicemente le grosse aziende faranno ricerca e sviluppo evitando i brevetti e ricorrendo al segreto industriale per cui nessuno sapra' mai di quella tecnologia (e' segreta per definizione) e l'impresa avra' l'esclusiva eterna. L'impresa si tiene il vantaggio competitivo, si fa i prezzi che vuole e il patrimonio di conoscenza dlel'umanita' non si arricchira' di quella tecnologia che non sara' mai lecitamente pubblica.

    Bell'affare, vero?

    Ciao.
    Gianluca
    non+autenticato
  • La risposta spero in serata. Ma volevo solo che rileggessi i tuoi scritti criticamente. Io vedo contraddizioni e qualche ironia (mia) non colta.

    Se ne riparla.

    non+autenticato
  • Solo una parola: concordo!
    non+autenticato
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