Claudio Tamburrino

Haiti, soccorsi in linea

Le ONG utilizzeranno servizi di connessione temporanei ancora per un mese. Gli ISP locali resteranno ancora a guardare. Mentre Twitter porta in dono SMS gratuiti

Roma - I sistemi di comunicazioni messi velocemente in piedi dagli aiuti arrivati ad Haiti per soccorrere la popolazione colpita dal terremoto, starebbero causando problemi alle connessioni locali.

Gli ISP locali, infatti, hanno espresso il loro disappunto per essere stati "lasciati fuori dalle opportunità commerciali" e perché l'utilizzo di alcuni equipaggiamenti temporanei, e l'occupazione di determinate frequenze senza specifica autorizzazione, starebbero interferendo con le loro linee, "causando un danno al loro servizio". Dopo l'emergenza delle prime settimane, ricordano le telco locali, i soccorsi potrebbero meglio servire utilizzando le compagnie locali, così da aiutare anche "a ricostruire l'economia".

A fornire attualmente i servizi di comunicazione necessari alla ONG arrivate in soccorso, è Inveneo, un'azienda che utilizza WiFi e servizi satellitari per gestire una rete temporanea. I vertici hanno voluto sottolineare come sia stato fatto tutto il possibile per aiutare nell'emergenza, ritenendo fondamentale la tempestività di un loro intervento ai fini dell'organizzazione degli altri aiuti, e sempre con la massima sensibilità nei confronti degli imprenditori locali.
Questi nei momenti successivi alla tragedia non avevano le risorse necessarie a rispondere a tutte le necessità delle ONG sul campo. Nonostante il terremoto la rete haitiana, progettata in collaborazione con il Network Startup Resource Center (organizzazione che aiuta gli ISP dei Paesi in emergenti a predisporre la propria rete) aveva retto. A saltare erano state solamente le antenne wireless attraverso cui gli ISP distribuivano l'accesso a Internet in tutta Port-Au-Prince, molto più facili da aggiustare rispetto ai cavi che si sarebbero dovuti portare ad ogni singola utenza. Le compagnie si trovavano tuttavia senza elettricità e a corto di uomini (spaventati da possibili scosse di assestamento): insomma inutilizzabili nell'immediato.

I problemi degli ISP sono stati ora risolti, tuttavia al momento per le ONG (ancora coinvolte in impellenti necessità relative alla distribuzione del cibo, al predisporre rifugi e aiuti) effettuare la transizione ad una nuova rete sembrerebbe ancora poco auspicabile. Per questo NetHope, consorzio che ha operato in rappresentanza dei gruppi coinvolti nei soccorsi, ha chiesto a Inveneo di prolungare la collaborazione per altri 30 giorni.

Questo mese, tuttavia, dovrebbe essere l'occasione per iniziare la transizione: Inveneo e NetHope stanno infatti incoraggiando le ONG a iniziare le trattative con gli ISP locali così da agevolare il prossimo passaggio; mentre i fornitori di servizi si stanno attrezzando per rispondere alle esigenze dei nuovi clienti. Alcune ONG, riferisce l'Unione Internazionale per le Telcomunicazioni (ITU), avrebbero già iniziato la collaborazione con i soggetti locali.

Ad aiutare la comunicazione ad Haiti c'è poi Twitter, che si è resa protagonista prima organizzando una rete di donazioni e ora con un piano per portare tweet via SMS gratuiti alla popolazione haitiana. Grazie all'accordo stipulato con Digicel (carrier locale) i tweet inviati via SMS saranno gratuiti e sarà possibile utilizzare il servizio anche senza avere un account Twitter: è sufficiente mandare un messaggio preceduto da @oxfam al numero 40404 e un account sarà creato istantaneamente.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàGli scammer colpiscono HaitiFinte richieste di aiuto. Falsi siti di raccolta fondi. Il terremoto nei Caraibi Ŕ una ghiotta occasione per i cybertruffatori
  • AttualitàDa oggi Twitter è ignifugoLa California Ŕ in fiamme. Web, Twitter e Google Maps tengono informati i netizen in tempo reale. I media tradizionali non gli stanno dietro, i soccorritori smanettano sulle maps di BigG
  • AttualitàHaiti spegne la sua internetIl governo respinge tutte le accuse ma l'opposizione democratica ritiene sicuro che la chiusura del maggiore provider Ŕ un atto di censura