Mauro Vecchio

Australia, la lotta al provider continuerà

La mancata responsabilità dell'ISP costituirebbe una seria minaccia allo sviluppo futuro del paese. Per questo, e per non pagare le spese processuali, l'industria dei contenuti non smetterà di lottare

Roma - Il sorriso sul volto di Michael Malone, CEO di iiNet - il terzo tra i provider più grandi d'Australia - si era mostrato in tutta la sua soddisfazione. Un tribunale federale aveva da poco sottolineato come l'ISP aussie altro non avesse fatto che rifornire i propri utenti di connettività. Come non fosse responsabile delle attività di file sharing illecito da parte dei suoi utenti.

Ma quello stesso sorriso sembra ora essersi attenuato, lasciando spazio ad un nuovo sentimento di frustrazione. L'Australian Federation Against Copyright Theft (AFACT) - rappresentante sul territorio di case cinematografiche come Village Roadshow e Disney - ha recentemente annunciato che ricorrerà in appello, sia per contestare la sentenza del giudice che per evitare di pagare i 4 milioni di dollari australiani (2,5 milioni di euro) stabiliti come risarcimento per le spese legali.

A parlare è stato Neil Gane, direttore esecutivo di AFACT, che ha spiegato come la sentenza a favore di iiNet abbia lasciato vivere un contesto online molto pericoloso per i creatori di contenuti. Che rappresenterebbe una seria minaccia allo sviluppo futuro dell'economia digitale australiana.
"La corte ha riscontrato una violazione del copyright su larga scala - ha spiegato Gane - sapeva che iiNet era al corrente di queste stesse violazioni e soprattutto che aveva i mezzi tecnici e contrattuali per fermarle. E il provider non ha fatto invece alcunché".

Decisamente sconfortato, Michael Malone, che ha sottolineato come la decisione di AFACT sia frustrante, intestarditasi su un percorso non produttivo. "Questa causa non ha certo bloccato una sola attività illecita - ha continuato il CEO di iiNet - e il suo prolungarsi non fermerà il fenomeno della pirateria".

Mauro Vecchio
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