Luca Annunziata

La vita Ŕ mia, ma la gestisci tu

di L. Annunziata - Nonostante tutto, stiamo ancora parlando di proprietÓ intellettuale. Non nel senso di diritto d'autore, ma perchÚ Internet e il cloud computing pongono un problema filosofico

La vita Ŕ mia, ma la gestisci tuRoma - Qualche settimana fa, parlando con un vicepresidente di una grande azienda (ma grande grande) del panorama ICT, è venuto fuori il problema della gestione dei diritti dell'individuo nell'era del cloud computing. La tesi del mio interlocutore, che di mestiere si occupa per l'appunto di aspetti legali legati alla tecnologia, era che dopo l'avvento di Internet non abbia molto senso parlare di attribuzione dei contenuti a questo o quell'individuo, quanto piuttosto stabilire chi è investito della responsabilità rispetto a quei contenuti.

La tesi, ma è una mia elaborazione, si potrebbe esplicitare nel seguente modo: siccome l'anonimato e la stessa funzione di contenitore di strutture come YouTube o Facebook non sono regolabili a basso livello, ovvero non si possono controllare tutti i partecipanti e tutti i contenuti riversati nell'oceano del World Wide Web, occorre piuttosto definire un criterio di eleggibilità per l'attribuzione delle colpe quando qualcosa va storto. Che poi, in altre parole, è quanto si sta discutendo nelle stanze in cui si elabora ACTA o anche al Parlamento italiano.

In realtà, e la conversazione è proseguita su questi binari, la faccenda che forse riveste una maggiore importanza per il presente e il futuro dei cittadini è altra rispetto al rispetto e l'enforcement delle regole sul diritto d'autore. Quello che parecchi si domandano oggi sulla Rete è: che fine faranno le miriadi di informazioni personali che quotidianamente riversiamo consapevolmente o inconsapevolmente dentro il calderone di Internet? Che controllo avremo su quello che ci fa piacere che si sappia e quanto invece vorremmo far sparire? E cosa succede alle nostre informazioni se, dal nostro PC che sta in Italia, finiscono archiviate, catalogate e indicizzate in un datacenter del Vermont?
La cronaca riporta già diversi casi in cui un giudice sia stato chiamato a esprimersi sulla giurisdizione di un tribunale di una nazione sulle informazioni archiviate oltre confine: al momento non esiste un criterio unico ed omogeneo al riguardo, non esistono leggi o accordi internazionali che riguardino la faccenda, non ci sono dichiarazioni di principio su come affrontare la questione della protezione dell'individuo dall'enormità e dal progresso inarrestabile dell'indicizzazione dei crawler. Non ci sono iniziative significative prese dai governi del G8, del G20, degli aderenti al WTO. Non c'è nessuno che si sia posto il problema in termini generali.

Stefano Rodotà da molto tempo porta avanti un concetto che potrebbe paragonarsi a una sorta di Costituzione di Internet, ma che più correttamente lo stesso Rodotà definisce "Internet Bill of Right": un documento, sottoscritto auspicabilmente dal maggior numero di nazioni, che definisca i diritti dell'individuo in Rete in maniera più decisa e definitiva di quanto non abbiano fatto ad esempio il Trattato di Lisbona o la Carta dei Diritti Fondamentali della UE. Rodotà rivendica il ruolo da protagonista dei governi e della politica nella definizione delle regole, o per meglio dire delle linee guida, che dovranno regolare questo aspetto dell'evoluzione sociale e culturale dell'umanità.

Proprio dalle proposte di Rodotà si potrebbe partire per risolvere la questione che ha tenuto il sottoscritto e il suo interlocutore a discutere, su posizioni contrapposte, per parecchi minuti: i dati, le informazioni, i fatti e gli avvenimenti appartengono agli individui che ne sono protagonisti. Le mie analisi del sangue, i risultati dei miei test e dei concorsi a cui partecipo, mi appartengono per definizione: sono come una nuvola che mi circonda, sono metadati che aleggiano attorno al mio corpo e alla mia testa pur non facendone fisicamente parte. Che siano archiviati sui computer dell'ASL, o sui server di Google o di Microsoft dall'altra parte della Terra, sono miei.

╚ solo rendendo vero questo assunto, ratificandolo in una dichiarazione di principio che funga da ipotesi di qualsiasi altra discussione, che sarà possibile proseguire nell'evoluzione dell'informazione distribuita: limitarsi a stabilire la responsabilità oggettiva degli operatori e dei fornitori di prodotto non basta a salvaguardare l'interezza degli interessi di un individuo, così come un semplice "diritto all'oblio" non risponde all'esigenza di differenziare su diversi strumenti i diversi comportamenti. La tecnologia deve, in osservanza e consapevolezza di questi principi, contribuire con soluzioni tecnologiche adeguate a permettere l'utilizzo razionale degli strumenti che oggi sono i social network e in futuro saranno i servizi quotidiani.

Così come il corpo e la vita sono un diritto inviolabile, lo stesso vale per le proprie informazioni: chiunque tratti o elabori dati che mi riguardano è tenuto idealmente, filosoficamente ed eticamente a far riferimento al diritto personale che accampo su quei brandelli digitali della mia esistenza.

L'affannarsi di politica, aziende, detentori di diritti di proprietà intellettuale, nel discutere la salvaguardia delle proprie rivendicazioni su pezzi di musica, opere letterarie, idee, filmati, mettono da parte la salvaguardia di informazioni più visceralmente fondanti della definizione stessa dell'individuo che si muove in Rete. Non ci sono ricette particolari da somministrare ai nostri rappresentanti, se non ricordargli che al centro delle loro iniziative e delle loro politiche debbono esserci e restarci i cittadini e le persone: anche quando trattano l'economia di industrie dell'intrattenimento che stentano a recepire le mutazioni del quadro sociale, culturale e tecnologico all'interno del quale portano avanti i propri affari.

Luca Annunziata
39 Commenti alla Notizia La vita Ŕ mia, ma la gestisci tu
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  • Nell'articolo si parla del fatto che il problema non è tanto la questione del "chi l'ha fatto" quanto di "chi è responsabile".
    Vorrei portare alla luce una considerazione: questo problema affligge pesantemente anche il mondo reale, non solo internet.

    Caso A
    Quando un chirurgo sbaglia di chi è la colpa? "abbiamo fatto di tutto per salvarlo" e continua ad esercitare, a meno che il caso non sia palese -> gli taglio una gamba invece di mettergli un pacemaker, ma pure qui ho dei dubbi e presumo che con qualche sotterfugio il chirurgo se la cavi e l'azienda sanitaria sia a pagare.

    Caso B
    Quando un giudice sbaglia e magari in buona fede o per interessi mette in libertà un delinquente -> tizio ubriaco investe 7 persone alla fermata dell'autobus: ritiro della patente e 2 settimane di arresti domiciliari, uscito dopo 2 giorni per indulto.
    Paga la comunità.

    Caso C
    Giornalista sbaglia a riportare le notizie... ma chi se ne frega se il bambino che si è sbucciato dal ginocchio aveva 8, 9 o 12 anni, in 3 telegiornali 3 età diverse.
    Paga (in termini di conoscienza) la comunità perchè crede a qualsiasi cosa gli venga detto.

    Caso D
    Il politico di turno si fa leggi ad-personam, tutti gli altri d'accordo con lui perchè magari ci guadagnano.
    Il popolo paga.

    Caso E
    Io scrivo un post denigratorio verso qualche persona famosa su Facebook, questa se ne accorge e denuncia Facebook perchè magari non sa chi sono.
    (ricordo che è per portare un esempio)
    Facebook mi cancella il post, io lo rifaccio, Facebook mi blocca l'account, io ne faccio altri 15 e riposto la stessa cosa e così via.
    Alla fine la persona famosa si incazza e chiede i danni a Facebook.
    Facebook paga.

    Chissà perchè mi vengono in mente solo casi dove non è mai chi commette il fatto a pagare.
    Wolf01
    3342
  • Non esiste proprio che le aziende si "affidino" completamente a terzi per la gestione dei propri dati, specie se ormai sono TUTTI su supporto informatico.

    Sarà una moda come second life, ma finirà male. Ogni imprenditore tiene alla riservatezza delle informazioni aziendali, dubito che nel lungo periodo si affidi a server a 10000 KM di distanza, siano essi di google o di microsoft. Un imprenditore non si fida di nessuno, punto.

    Al successo, NEL LUNGO PERIODO, del cloud computing, almeno per come ora viene prospettato (hai solo un mouse, una tastiera, un monitor, una connessione e tutto il resto sta su un server altrui), non ci credo neanche se lo vedo.
    non+autenticato
  • concordo.
    Il cloud é molto utile per condividere solo una parte delle proprie informazioni/documenti per sincronizzarle con device portatili etc etc...

    Non penso abbia senso limitare l'autonomia del proprio lavoro affidandosi al 100% alla nuvola
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > concordo.
    > Il cloud é molto utile per condividere solo una
    > parte delle proprie informazioni/documenti per
    > sincronizzarle con device portatili etc
    > etc...
    >
    > Non penso abbia senso limitare l'autonomia del
    > proprio lavoro affidandosi al 100% alla
    > nuvola

    Ecco l'importante è avere ben presente (e il controllo) del limite che scientemente si vuole applicare a questo limite... a mè sta benissimo se uno decide di rendere pubblico ciò che vuole, purchè sia lui e non altri a poterlo decidere in coscienza e consapevolezza.
    La eccessiva niubbaggine può costare cara in certe circostanze.
    non+autenticato
  • ovvio
    MeX
    16897
  • - Scritto da: The Real Gordon
    > Sarà una moda come second life, ma finirà male.
    > Ogni imprenditore tiene alla riservatezza delle
    > informazioni aziendali, dubito che nel lungo
    > periodo si affidi a server a 10000 KM di
    > distanza, siano essi di google o di microsoft. Un
    > imprenditore non si fida di nessuno, punto.

    Ma chi ha mai detto che devi per forza affidare le tue preziose informazioni aziendali ad una nuvola ?!! Nessuno !!! Alla nuvola affiderai informazioni meno sensibili. Ti pare ? Ne più ne meno come oggi.
    Oggi tu lasci le tue preziose informazioni aziendali su un server internet aperto all'accesso anonimo per caso ?! Sicuramente no e allora cosa cambia ? Nulla. Al massimo condividerai le tue informazioni su server interni protetti o comunque raggiungibili tramite VPN criptata.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Eretico
    > - Scritto da: The Real Gordon
    > > Sarà una moda come second life, ma finirà male.
    > > Ogni imprenditore tiene alla riservatezza delle
    > > informazioni aziendali, dubito che nel lungo
    > > periodo si affidi a server a 10000 KM di
    > > distanza, siano essi di google o di microsoft.
    > Un
    > > imprenditore non si fida di nessuno, punto.
    >
    > Ma chi ha mai detto che devi per forza affidare
    > le tue preziose informazioni aziendali ad una
    > nuvola ?!! Nessuno !!! Alla nuvola affiderai
    > informazioni meno sensibili. Ti pare ? Ne più ne
    > meno come
    > oggi.
    > Oggi tu lasci le tue preziose informazioni
    > aziendali su un server internet aperto
    > all'accesso anonimo per caso ?! Sicuramente no e
    > allora cosa cambia ?

    E allora cambia che il cloud computing non esiste.

    Al massimo
    > condividerai le tue informazioni su server
    > interni protetti o comunque raggiungibili tramite
    > VPN
    > criptata.

    E la cifratura fisicamente dove avviene? Se su server miei mi sta bene. Ma allora non cambia nulla e non c'è cloud, c'è solo storage remoto, che porta a vantaggi economici risibili.

    Se invece le risorse hardware sono integralmente esternalizzate (io ho solo input, output e connessione) allora non mi sta più bene, nessuno mi garantisce che la cifratura avvenga davvero.
    non+autenticato
  • - Scritto da: The Real Gordon
    > - Scritto da: Eretico
    > > - Scritto da: The Real Gordon
    > > > Sarà una moda come second life, ma finirà
    > male.
    > > > Ogni imprenditore tiene alla riservatezza
    > delle
    > > > informazioni aziendali, dubito che nel lungo
    > > > periodo si affidi a server a 10000 KM di
    > > > distanza, siano essi di google o di microsoft.
    > > Un
    > > > imprenditore non si fida di nessuno, punto.
    > >
    > > Ma chi ha mai detto che devi per forza affidare
    > > le tue preziose informazioni aziendali ad una
    > > nuvola ?!! Nessuno !!! Alla nuvola affiderai
    > > informazioni meno sensibili. Ti pare ? Ne più ne
    > > meno come
    > > oggi.
    > > Oggi tu lasci le tue preziose informazioni
    > > aziendali su un server internet aperto
    > > all'accesso anonimo per caso ?! Sicuramente no e
    > > allora cosa cambia ?
    >
    > E allora cambia che il cloud computing non
    > esiste.

    Questa risposta me la devi spiegare.

    > Al massimo
    > > condividerai le tue informazioni su server
    > > interni protetti o comunque raggiungibili
    > tramite
    > > VPN
    > > criptata.
    >
    > E la cifratura fisicamente dove avviene? Se su
    > server miei mi sta bene. Ma allora non cambia
    > nulla e non c'è cloud, c'è solo storage remoto,
    > che porta a vantaggi economici
    > risibili.
    >
    > Se invece le risorse hardware sono integralmente
    > esternalizzate (io ho solo input, output e
    > connessione) allora non mi sta più bene, nessuno
    > mi garantisce che la cifratura avvenga
    > davvero.

    Non hai capito.
    Per condivisione delle informazioni raggiungibili via VPN intendo quelle informazioni "sensibili" che tu non vuoi uplodare nel cloud.

    Non è mica detto che nel cloud tu debba per forza inserire informazioni che tu ritieni sensibili. Forse non ti è chiaro questo concetto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: The Real Gordon
    > Non esiste proprio che le aziende si "affidino"
    > completamente a terzi per la gestione dei propri
    > dati, specie se ormai sono TUTTI su supporto
    > informatico.
    >
    > Sarà una moda come second life, ma finirà male.
    > Ogni imprenditore tiene alla riservatezza delle
    > informazioni aziendali, dubito che nel lungo
    > periodo si affidi a server a 10000 KM di
    > distanza, siano essi di google o di microsoft. Un
    > imprenditore non si fida di nessuno, punto.
    >
    > Al successo, NEL LUNGO PERIODO, del cloud
    > computing, almeno per come ora viene prospettato
    > (hai solo un mouse, una tastiera, un monitor, una
    > connessione e tutto il resto sta su un server
    > altrui), non ci credo neanche se lo
    > vedo.

    credo che sbagli

    se si "affida", come si sta facendo, il totale controllo e la totale gestione di beni essemnziali alla sopravvivenza come, ad esmpio, l'acqua a terzi ... non mi riesce tanto difficile credere nel futuro (incubo) "sviluppo" del cluod computing...
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC

    > se si "affida", come si sta facendo, il totale
    > controllo e la totale gestione di beni
    > essemnziali alla sopravvivenza come, ad esmpio,
    > l'acqua a terzi ... non mi riesce tanto difficile
    > credere nel futuro (incubo) "sviluppo" del cluod
    > computing...

    Cosa c'entra la privatizzazione dell'acqua col cloud?! Il primo è un processo gestito dai politici, il secondo no, è dettato solo dal mercato
    non+autenticato
  • - Scritto da: The Real Gordon
    > - Scritto da: CCC
    >
    > > se si "affida", come si sta facendo, il totale
    > > controllo e la totale gestione di beni
    > > essemnziali alla sopravvivenza come, ad esmpio,
    > > l'acqua a terzi ... non mi riesce tanto
    > difficile
    > > credere nel futuro (incubo) "sviluppo" del cluod
    > > computing...
    >
    > Cosa c'entra la privatizzazione dell'acqua col
    > cloud?! Il primo è un processo gestito dai
    > politici, il secondo no, è dettato solo dal
    > mercato

    ah ah ah
    bellissima!!!
    sei un genio
    non+autenticato
  • di quando fai un disco, una foto un programma e lo trovi venduto in Russia senza che tu abbia autorizzato nulla... o sul P2P

    Se mettete in condivisione sulla rete i vostri dati questi verranno diffusi e duplicati, una volta che l'informazione é in rete nessuno puˇ contrallarla
    MeX
    16897
  • Pienamente d'accordo! Secondo me l'unica soluzione è stare attenti a cosa si mette online, e rimanere consapevoli che non lo si potrà piu' richiamare indietro (e questo vale sia per i dati personali che per i propri lavori, non c'è differenza). Per questo trovo assurdo chi si fa la pagina personale su facebook o simili e poi protesta perchè l'hanno vista in troppi: se non volevi, perchè l'hai fatta? Nessuno ti ha costretto.
    non+autenticato
  • E' proprio questo il punto...
    Ormai al 99% della gente che frequenta social network di privacy NON GLI INTERESSA ASSOLUTAMENTE NULLA della propria privacy.
    Zuckerberg, benchè io non lo stimi assolutamente in quanto ideatore di Facebook (e sottolineo che non ho alcun account a differenza di chi dice che "è il male" ed intanto ha l'account ed è anche molto attivo sulla piattaforma), è dotato di un "fine senso pratico" nella raccolta dei pareri degli utenti e cosa disse qualche settimana fa?
    << Se riscrivessi il codice di Facebook ora, lo farei senza alcuna possibilità di controllo sulla privacy dei dati perchè agli utenti non interessa. >>
    Ha centrato in pieno la questione: se ne fa tanto parlare ma alla fine tutto ruota attorno al fatto che praticamente tutti amano mettere in piazza i fatti propri (e mi sento un fortunato escluso da questa generalizzazione) ed a praticamente tutti piace leggere dei fatti degli altri (ed anche qui mi sento parte dell'elite NON ficcanaso).
    Cloud computing o no, la gente ama essere in vista, quindi non ci si facciano inutili paranoie sulla proprietà intellettuale, sarebbe ipocrita.
    non+autenticato
  • La penso come te. Ma quando sono gli altri a sbandierare i tuoi dati?
    non+autenticato
  • colpa mia che li ho condivisi
    MeX
    16897
  • Non è detto che tu li abbia condivisi.
    Un caso banale è questo: tu e un tuo amico vi fate fotografare, tu e il tuo amico avete le 2 sole copie della foto. Il tuo amico mette la foto su facebook. Possiamo complicare questa situazione come ci pare.
    non+autenticato
  • non hai capito.

    Nel momento in cui ti fai una foto con un amico hai "rilasciato" la tua immagine, che poi tu speravi non si diffondesse é un altro problema.
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > non hai capito.
    >
    > Nel momento in cui ti fai una foto con un amico
    > hai "rilasciato" la tua immagine, che poi tu
    > speravi non si diffondesse é un altro
    > problema.

    Concetto opinabile caro mex!
    Fare una foto è diverso da "rilasciarla"...
    Se la giri così ti metti su un terreno molto pericoloso...
    Sai... si potrebbe arguire che nel momento in cui hai realizzato un OS (un "leopardino" a caso....) ... che poi tu speravi si diffondesse solo con l'acquisto e con un certo HW... speravi.... ma quello per parafrasarti "è un altro problema"
    Occhiolino
    Occhio a estremizzare troppo certi concetti, c'è sempre un rovescio della medaglia!
    Sai com'è ... la rete è rete e i bit sono bit... (0 e 1) non c'è scritto sopra questo 0 è mio e questo 1 è tuo... sono tutti "zeri e tutti uni" e basta non hanno "attributi di paternità" in sè!
    Uomo avvisato....
    non+autenticato
  • infatti mi sembra che esistano gli hackintosh, che non credo fossero nelle intenzioni originali di Apple no?

    Io ho detto che l'immagine l'hai rilasciata, non che tu non possa difenderti in tribunale per far valere i tuoi diritti...

    (cosa che Apple ha fatto con Psystar per esempio)
    MeX
    16897
  • - Scritto da: MeX
    > infatti mi sembra che esistano gli hackintosh,
    > che non credo fossero nelle intenzioni originali
    > di Apple
    > no?
    >
    > Io ho detto che l'immagine l'hai rilasciata, non
    > che tu non possa difenderti in tribunale per far
    > valere i tuoi
    > diritti...
    >
    > (cosa che Apple ha fatto con Psystar per esempio)

    Quindi ci sono dei limiti e di conseguenza delle regole (lo hai appena ammesso) al fatto che fare una foto (o altro) sia "renderla pubblica"...
    No?
    Occhiolino
    non+autenticato
  • ovvio!
    Perˇ se vi sta bene scaricare software e musica piratata non vedo perché vi stupiate che la foto della vostra ragazza faccia una brutta fineOcchiolino
    MeX
    16897
  • beh... benearrivati...
    meglio tardi che mai!

    Ac LAB
    Anti-Cloud LAB 
    http://aclab.indivia.net/
    (dal 28/05/09...)
    non+autenticato
  • Punto Informatico è il più autorevole quotidiano di informazione su Internet e Tecnologia in Italia dal febbraio del 1996.

    E non sono contro il cloud.
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    Modificato dall' autore il 10 marzo 2010 08.49
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: aclab
    > beh... benearrivati...
    > meglio tardi che mai!
    >
    > Ac LAB
    > Anti-Cloud LAB 
    > http://aclab.indivia.net/
    > (dal 28/05/09...)

    Dov'e' che si trolla in quel sito li'?
  • Le nuvole telematiche sono uno strumento, l'ennesimo, a disposizione del netizen moderno. Detto questo, io strumenti "cloud" ne uso, ma sono pienamente consapevole dei pericolo insiti nella pratica e di certo non voglio tornare all'epoca dei mainframe quando ho a disposizione un Core 2 Duo a 3 GHz e un fottio di spazio per metterci sopra tutti i miei adorati giochini Con la lingua fuori
  • Attualmente tu sai esattamente dove vanno e da chi vengono consultati/usati i tuoi dati in rete ? La risposta è no. Non lo puoi sapere con certezza assoluta. Quindi non vedo cosa ci possa essere di male nel Cloud. Ovviamente tutto sta a capire esattamente come funzionerà, quali saranno i suoi meccanismi e sopratutto da quali dati inserirai nella nuvola. In poche parole questa tecnologia ancora non è pienamente attiva, è agli albori, e già ci stiamo fasciando la testa. Forse direi che sarebbe meglio aspettare e vedere come si evolverà la cosa. Magari porterà dei benefici che noi ora nenache ci immaginiamo. Se ragionassimo in questo modo allora nenache Internet sarebbe nata ed evoluta fino ai giorni nostri. Sarebbe stata stroncata ancora prima di uscire dal suo mondo militare/scentifico e nessuno ne avrebbe apprezzato i pregi e i vantaggi.
    non+autenticato
  • Qui paghiamo lo scotto del fatto che Internet è nato come network militare, ha cominciato a camminare come network scientifico ed è infine maturato in una realtà dove a farla da padrone è la natura commerciale delle compravendite, dei servizi (hosting, appliance, streaming, la qualsiasi), e di tutti gli altri rapporti client-server attualmente esistenti.

    E finché a farla da padrone sarà l'aspetto commerciale, finché i genialoidi di Gugol e Feisbuc penseranno solo e soltanto a venderti cose o a vendere la tua ID digitale (perché, chiacchiere e qualche pezzetto di codicillo open source a parte, i grandi colossi di rete quello fanno), le istanze sociali e i diritti digitali in rete saranno lettera morta nelle stanze che contano.

    Li si può costringere, a lor signori, a mutare atteggiamento? A me pare che gli States pensino soprattutto a difendere quella aberrazione ottica che è diventata il copyright nell'era della società dell'informazione, quindi vedo solo nubi scure all'orizzonte....
  • Io credo e spero (piu' la seconda della prima) che l'unica vera soluzione a questo problema possa essere dato dai futuri utenti (i nostri figli forse.)
    Essendo per sua natura cosi' incontrollabile, internet, permette la piu' totale liberta' da ambo le parti, sia da parte di chi naviga, riuscendo a trovare informazioni anche la dove gli stati e le corp. non vogliano; sia da parte dei governi e delle multinazionali nel poter prelevare e gestire le informazioni personali degli utenti senza dover render conto a nessuno.
    Tutto questo penso potra' esser risolto solo con una maggior consapevolezza da parte degli utenti del futuro, sull'importanza delle proprie informazioni, e con un comportamento in rete piu' maturo, non come oggi dove pur di ascoltare l'mp3 aggratisse diamo via nomecognomecodicefiscalepartitaiva....
    Del resto noi che siam una generazione di mezzo, difficilmente riusciamo a renderci conto di cosa voglia realmente dire svendere i nostri dati personali....e' un concetto che capiamo ma lo troviamo spesso troppo astratto...
    non+autenticato
  • - Scritto da: nemo230775
    > Del resto noi che siam una generazione di mezzo,
    > difficilmente riusciamo a renderci conto di cosa
    > voglia realmente dire svendere i nostri dati
    > personali....e' un concetto che capiamo ma lo
    > troviamo spesso troppo
    > astratto...

    Non sono d'accordo con te, o meglio preciso, dovremmo capire cosa si intende per dati personali, perché:
    1) i nostri dati li hanno praticamente tutti (si si tutti proprio tutti)
    2) nel 95% dei casi non abbiamo la più pallida idea di dove siano

    Secondo me l'unico vero appiglio è cambiare la legge e fare in modo che chiunque abbia a che fare con i nostri dati personali sia costretto a comunicarcelo (via mail, posta, sms)

    Perche ad oggi, tutte le aziende che forniscono servizi le hanno esempio luce gas assicurazioni acqua pizza fichi paperik operatori telefonici ospedali hotel bancomat banca carta di credito etc etc, per qualsiasi utente è praticamente impossibile potersi ricordare o gestire tutti queste mole di dati, ed è impossibile sapere cosa ne fanno (se li vende gougle o faccia da schiaffi lo può fare anche telecom o l'enel)

    Questo fa si che l'unico modo per proteggersi è che tutte le siano obbligate a comunicare la disponibilità di questi dati agli utenti finali, non dico per raccomandata ma va bene una mail o un sms cosi da poter sapere chi li usa e per quale scopo
    non+autenticato
  • > Perche ad oggi, tutte le aziende che forniscono
    > servizi le hanno esempio luce gas assicurazioni
    > acqua pizza fichi paperik operatori telefonici
    > ospedali hotel bancomat banca carta di credito
    > etc etc, per qualsiasi utente è praticamente
    > impossibile potersi ricordare o gestire tutti
    > queste mole di dati, ed è impossibile sapere cosa
    > ne fanno (se li vende gougle o faccia da schiaffi
    > lo può fare anche telecom o
    > l'enel)
    >
    Ma Telecom e l'enel hanno solo i dati che servono per effettuare il servizio che ho scelto di acquistare, servizio che è il loro business principale.
    Invece per Facebook e simili il "lavoro" è proprio nella gestione dei dati personali, che in genere vanno ben oltre i semplici dati anagrafici.
    L'enel mi vende l'elettricità, ma non ha idea delle mie idee politiche, religiose, sessuali, cinematrografiche, alimentari. Sa solo quanta elettricità consumo, senza sapere per cosa la consumo. Tutte informazioni che esaminando le mie e-mail, la mia rete di contatti e simili sono a portata di mano di soggetti come Google o Facebook.
    non+autenticato
  • - Scritto da: quota

    > 1) i nostri dati li hanno praticamente tutti (si
    > si tutti proprio
    > tutti)

    Benissimo, allora la smettano di chiedermeli.

    > 2) nel 95% dei casi non abbiamo la più pallida
    > idea di dove
    > siano

    Il punto non e' dove siano, ma che uso ne viene fatto.
    Possono stare ovunque, tanto ormai ci sono e rimuoverli e' impossibile.
    Bisogna stringere il nodo attorno all'utilizzo non consentito di questi dati.

    > Questo fa si che l'unico modo per proteggersi è
    > che tutte le siano obbligate a comunicare la
    > disponibilità di questi dati agli utenti finali,
    > non dico per raccomandata ma va bene una mail o
    > un sms cosi da poter sapere chi li usa e per
    > quale
    > scopo

    Se ti arriva una mail o un sms della societa' Sconosciuti srl che ti dice che possiede i tuoi dati, a quel punto che cosa fai?

    a) neanche riesci a leggere la mail
    b) te la filtra l'antispam
    c) gli rispondi dicendo di cancellarli immediatamente
  • - Scritto da: Alfonso Maruccia
    > Qui paghiamo lo scotto del fatto che Internet è
    > nato come network militare, ha cominciato a
    > camminare come network scientifico ed è infine
    > maturato in una realtà dove a farla da padrone è
    > la natura commerciale delle compravendite, dei
    > servizi (hosting, appliance, streaming, la
    > qualsiasi), e di tutti gli altri rapporti
    > client-server attualmente
    > esistenti.
    >
    > E finché a farla da padrone sarà l'aspetto
    > commerciale, finché i genialoidi di Gugol e
    > Feisbuc penseranno solo e soltanto a venderti
    > cose o a vendere la tua ID digitale (perché,
    > chiacchiere e qualche pezzetto di codicillo open
    > source a parte, i grandi colossi di rete quello
    > fanno), le istanze sociali e i diritti digitali
    > in rete saranno lettera morta nelle stanze che
    > contano.
    >
    > Li si può costringere, a lor signori, a mutare
    > atteggiamento? A me pare che gli States pensino
    > soprattutto a difendere quella aberrazione ottica
    > che è diventata il copyright nell'era della
    > società dell'informazione, quindi vedo solo nubi
    > scure
    > all'orizzonte....

    Internet esiste SOLO perchè può essere profittevole. Non vi è ragione per la quale le società di telecomunicazione dovrebbero offrire gratuitamente l'accesso a internet, non vi è ragione per la quale Google debba creare un motore di ricerca senza renderlo profittevole con la pubblicità.

    Discorso diverso, ovviamente, è la necessità di una riforma del copyright, che allo stato attuale è più un sistema di welfare per un'industria defunta - come quella discografica - che non un libero mercato (si veda l'equo compenso in primis).

    SCORDATEVI che qualcosa possa funzionare senza la mano invisibile del mercato dietro. L'epoca dei figli dei fiori è finita, il comunismo è morto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alfonso Maruccia
    > A me pare che gli States pensino
    > soprattutto a difendere quella aberrazione ottica
    > che è diventata il copyright nell'era della
    > società dell'informazione

    Ottica?
    è un pensiero ottimista!
    Purtroppo gli effetti non sono "ottici"...
    non+autenticato
  • Per la stragrande maggioranza delle persone, si.

    E francamente non so sia più opportuno dire "purtroppo" o "per fortuna"....