Luca Annunziata

Informazione a pagamento? No grazie

Fervono i preparativi, in vista di un'estate di fuoco. I giornali e gli editori si bardano per la battaglia dei contenuti a pagamento: ma pare che non abbiano ancora fatto i conti coi lettori

Roma - Il momento della svolta potrebbero essere i mondiali di calcio: a maggio, al più tardi a giugno, molti editori potrebbero decidere di compiere il passo che condurrebbe i propri contenuti nel recinto di quelli a pagamento. Le voci, oltremanica e oltreoceano, paiono farsi consistenti. A dire il vero, nel Belpaese qualcuno ha già iniziato a fare sperimentazioni di micropagamenti per contenuti altrove gratuiti, ma i risultati degli studi sui gusti dei lettori parlano chiaro: la stragrande maggioranza del pubblico non pare disposta a sborsare un euro (un dollaro o una lira) per fruire dei servizi che fino a oggi ha utilizzato gratuitamente.

Secondo PEW, il cui studio è stato finalmente reso pubblico totalmente dopo le anticipazioni di inizio mese, solo il 15 per cento dei potenziali lettori sarebbe disposto a mettere mano al portafogli nel caso il suo sito favorito dovesse decidere di passare al lato costoso della stampa: il resto, oltre 80 navigatori su 100, andrebbe a cercarsi le notizie altrove, abbandonando al suo destino l'editore che scommettesse sull'affezione dei fan della propria testata. In un sistema che fino a oggi ha provato, riuscendoci più o meno bene, a barcamenarsi col sostegno della pubblicità, il rischio di uno schianto repentino per assenza di lettori sarebbe più che concreto.

Quello che più colpisce nello studio PEW è la totale assenza del concetto di "affezione" per un sito: con l'universo di Internet a portata di clic, con la casellina di ricerca accanto a quella per digitare le URL (anzi, su Chrome coincidono), passare oltre, navigare trasversalmente in cerca di una notizia specifica diventa abituale e anzi raccomandabile. Non c'è più il lettore che si reca in edicola a comprare la singola testata di fiducia, il quotidiano o il periodico con un preciso taglio editoriale che ben si addice ai suoi gusti e alle sue idee: piuttosto, vale la pena visitare e consultare più fonti per confrontare (opinioni, ricostruzioni, giudizi, fatti) e poi estrapolare e costruire la propria idea sugli accadimenti.
Si tratta, alla luce di questo studio, di una sorta di stravolgimento del precedente assetto del settore: in alcuni casi, soprattutto per le testate generaliste, occorre entrare nell'ordine delle idee che il proprio sito sarà una tappa di una navigazione più estesa e articolata, ragione per la quale occorre pensare e ripensare un'offerta differente sia nei modi di proposizione dei contenuti che nelle variabili e nelle opzioni offerte al visitatore una volta raggiunto il proprio lido. Ovviamente, tentando di massimizzare la resa della pagina nel momento in cui venga richiesta.

La reazione degli editori non sembra al momento guardare con consapevolezza a questa realtà: la discussione sembra vertere per lo più su cosa convenga lasciare gratuito e cosa si possa provare a far pagare (tipicamente i contenuti di nicchia, quelli cioè seguiti da un pubblico di affezionati o amatori). Altre pindariche ipotesi riguardano la possibilità di creare pacchetti di contenuti, sulla falsariga di quanto accade ad esempio sulla pay TV, da vendere tutti assieme: come se, in un sol colpo, ci si abbonasse a un'intera offerta di un singolo editore (che magari produce 3 mensili e 4 settimanali). Oppure, perché no?, una bella tassa per finanziare l'editoria.

C'è anche chi si culla nell'illusione che, in un modo o nell'altro, la formula delle notizie a pagamento funzionerà: se si paga per la connessione, perché non pagare anche per la navigazione? In molti ripongono le proprie speranze nell'iPad e in tutta la genia di dispositivi che da esso verranno (ri)generati: ma se è vero che, nel caso della musica, Apple ha saputo fare miracoli, non è altrettanto vero che in questo caso si riproporrà la magia. Il contesto, la maturità e il tipo di utenti coinvolti, le cifre e il tipo di contenuti in gioco sono totalmente differenti dall'ultima volta. E Cupertino non è certo entrata in questo business per fare beneficenza.

In conclusione, invece di imparare dal passato il mondo dell'editoria pare stia andando dritto per la strada che ha regalato molti grattacapi alle industrie dei contenuti che si sono già affacciate su Internet: in Rete il concetto di album musicale è durato la frazione di un secondo (tanto è vero che iTunes vende un MP3 alla volta), il DRM ha regalato tante soddisfazioni e il muro contro muro con i fornitori di servizi ha fatto altrettanto. E dire che, neppure una settimana fa, Lawrence Lessig in visita in Italia esortava tutti a non combattere guerre (per i contenuti) che non sarà possibile vincere.

Luca Annunziata
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198 Commenti alla Notizia Informazione a pagamento? No grazie
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  • Se non mettono a pagamento AGI, ADN Kronos, ANSA, Reuter etc. etc. faranno pochissima strada, la gente si abituerà subito ad andare a cercarle sulle agenzie di stampa le notizie.
    non+autenticato
  • non sono del tutto contrario a portali di notizie a pagamento, ovviamente dipende da cosa mi si offra in cambio.

    ho riflettuto piu' di una volta se ci sia un motivo e quale possa essere per convincermi a pagare per delle notizie che in un modo o nell'altro potrei avere gratuitamente.

    alla fine , ovviamente imho, sono arrivato alla conclusione che potrei accettare di pagare, mi sono quindi chiesto come dovrebbe essere questo portale per cui andrei a pagare e mi sono dato questa risposta.

    innanzi tutto dovrebbe essere :

    1) non settoriale (esempio la gazzetta dello sport) ma che abbracci piu' argomenti dalla cronaca, all'economia, alla tecnologia, alla politica, spettacolo, e perche' no anche sport.

    2) per ogni sezione avere una parte dove mi si riporti la notizia in maniera oggettiva senza fronzoli. una semplice cronistoria dell'evento.

    3) ogni notizia sia poi separatamente commentata e approfondita da esperti della materia che mi diano chiarimenti o anche solo spunti per un personale approfondimento. a questo punto il valore di chi commenta e' importante e sarebbe un primo valore aggiunto per cui pagherei.

    4) alcune notizie magari quelle di cronaca, attualita', spettacolo e cultura che siano integrate anche con filmati e non intendo il filmatino tipo youtube da 5 minuti ma un vero e proprio mini documentario di almeno una mezzoretta. l'optimum sarebbe se fatti anche con criterio e scaricabili da poter archiviare. quindi di buona qualita' audio video.

    5) sarei disposto anche ad accettare un minimo di pubblicita' a patto che sia tematica con la notizia che sto leggendo e che mi porti un minimo di tornaconto. ad esempio mentre sto leggendo una notizia di tecnologia su nuovi TV LED ed a fianco, non invadente, trovassi un banner di un rivenditore di elettronica con abbinato un codice promozionale abbinato al mio account al sito di notizie che mi conceda uno sconto del 10/15% sui televisori LED acquistati da loro presentando il codice. sarei forse io a questo punto a cercare i banner.

    a queste condizioni penso sarei molto ben disposto ad accettare di pagare un abbonamento per un sito di notizie.

    se qualcuno di lorsignori volesse realizzare una cosa cosi' contate sul mio abbonamento.
    non+autenticato
  • Ma tu stai descrivendo Google News!

    1) Non è settoriale, riporta le notizie su tutti gli argomenti.

    2) Ti riporta la notizia senza fronzoli, in modo stringato

    3) Ogni notizia è spiegata e commentata da diversi autori, di diversi giornali (sono su siti diversi, ma tutto ciò avviene in modo del tutto trasparente, con un click)

    4) C'è anche il link al video, se il video è disponibile

    5) Sulla pagina principale non c'è pubblicità

    6) È gratis
    non+autenticato
  • vista la risposta mi sa che devo essermi spiegato proprio male.
    non+autenticato
  • Allora perchè non provi a spiegarti meglio? Perchè finora tutti quelli che hanno parlato di news a pagamento non sono ancora riusciti a dire che valore aggiunto ci sarebbe, rispetto alle news gratuite.

    In altre parole: l'ipotetico giornale a pagamento di cui hai parlato cosa mi offrirebbe di più di quello che ho già? Cosa ci sarebbe, che non potrei già trovare gratis adesso?

    Perchè le caratteristiche che hai detto tu, si possono già avere gratis, adesso (ed io te l'ho solo fatto notare): se tu intendevi qualcosa d'altro, non sono riuscito a capire cosa.
    non+autenticato
  • Questi vogliono la botte piena e la moglie ubriaca!!

    Mettere le notizie a pagamento, ridurrebbe l'appeal delle testate per gli introiti pubblicitari..
    Se per accedere al sito (o comunque ai contenuti più "interessanti") bisognerà pagare, l'utenza calerà nettamente, e con questa l'interesse di un'azienda nel comprare spazio pubblicitario sul sito.

    Poi..se io pago, non voglio vedere banner a rompermi le scatole mentre leggo le notizie, perciò la testata dovrà prendere ulteriori misure restrittive..magari spostando claim e spot vari nelle pagini universalmente accessibili, con conseguente click sulla "X" da parte dell'utente che non paga..

    Si faranno un bell'autogol..e si meriterebbero pure di peggio!!
    Gli introiti pubblicitari vengono stabiliti in base al traffico sul sito, traffico dovuto in parte agli articoli (oltretutto si tratta spesso di "introduzioni" ad articoli reperibili sulla versione cartacea), ma soprattutto agli iscritti che tramite i commenti, gli interventi, i sondaggi,i forum e spesso dei "piccoli report" (!!!), creano una comunità semovente..

    Insomma..che si diano una calmata, che oltretutto non si è ancora fatta menzione del Finanziamento pubblico all'editoria..
    non+autenticato
  • Quante persone sono disposte a pagare una notizia su Internet? Pochissime!Anzi,la strada da seguire è quella di portare più qualità nell’informazione su Internet,il quale di per sè è un mezzo free, e far pagare i contenuti non funziona. Murdoch,per es. pare che abbia tante buone idee(soprattutto per la sua tasca ed è un tipo che non mi piace), ma a far pagare i contenuti su internet ci hanno provato tutti e alla fine sono tornati alla proposta free.E poi,come sappiamo più sono le pagine viste online più salgono gli investimenti pubblicitari. Quindi ora,è troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti internet e,sul web è difficile fare un passo indietro dopo quasi venti anni di notizie free.Infine,personalmente non credo che l’informazione a pagamento possa avere un impatto positivo sui business model delle aziende editoriali.
  • Sul Corriere dicono il 34%
    http://mediablog.corriere.it/2010/03/siamo_dispost...
    A me pare una boiata, forse è più giusto il 3-4%
    Ma lo stesso sondaggio ( non fatto da loro, specifico ) riporta che l'8% è già stato abbonato ad un quotidiano online e questo IMHO rende l'intera analisi invalida: devono aver chiamato dentro una redazione.
  • Ciao Valeren,personalmente non mi abbonerei per leggere le notizie. E lo ribadisco.Però i giornalisti d'altro canto dovrebbero saper scrivere gli articoli e,dire la verità sulle cose.Quindi,alla fine è anche un paradosso,perchè se pago per avere notizie false,telegiornali come film...tanto vale averle gratis.E poi certe testate gioralistiche,come ad es. L'unione Sarda(visto ke sono sardo) posso vederla gratis ogni giorno,dopo le ore 12..ovviamente.Meglio di niente.Posso dirti,infine che chi si è abbonato online per leggere le news online è passato di nuovo alla carta stampata..anche perchè poi non sempre tutti possono stare attaccati al monitor per leggere in pdf.O sbaglio? E se poi,manca la corrente..l'adsl va a sprazzi..perdonami ma ovviamente questo è un altro discorso. Saluti!
  • - Scritto da: SardinianBoy
    > Quante persone sono disposte a pagare una notizia
    > su Internet? Pochissime!Anzi,la strada da seguire
    > è quella di portare più qualità nell’informazione
    > su Internet,il quale di per sè è un mezzo free, e
    > far pagare i contenuti non funziona. Murdoch,per
    > es. pare che abbia tante buone idee(soprattutto
    > per la sua tasca ed è un tipo che non mi piace),
    > ma a far pagare i contenuti su internet ci hanno
    > provato tutti e alla fine sono tornati alla
    > proposta free.E poi,come sappiamo più sono le
    > pagine viste online più salgono gli investimenti
    > pubblicitari. Quindi ora,è troppo tardi per fare
    > pagare le notizie agli utenti internet e,sul web
    > è difficile fare un passo indietro dopo quasi
    > venti anni di notizie free.Infine,personalmente
    > non credo che l’informazione a pagamento possa
    > avere un impatto positivo sui business model
    > delle aziende
    > editoriali.
    Dimentichi che su internet usare Adblock , come su PI, è facilissimo, non è come con la carta stampata. E gli utenti internet imparano in fretta il come non vedere la pubblicità. Credi che agli inserzionisti pubblicitari faccia piacere sapere ciò?
    E se non paga la pubblicità, chi paga la raccolta delle notizie e soprattutto i commenti delle firme di qualità?
    non+autenticato
  • Ma anche sulla carta stampata... pieghi la pagina in modo da coprire la pubblicità, se c'è una pubblicità che prende 2 pagine le giri assieme etc... XD
    Wolf01
    3342
  • - Scritto da: Wolf01
    > Ma anche sulla carta stampata... pieghi la pagina
    > in modo da coprire la pubblicità, se c'è una
    > pubblicità che prende 2 pagine le giri assieme
    > etc...
    > XD
    E' diverso.
    Mentre fai l'operazione di piega o altro per evitare la pubblicità in pratica
    già l'hai vista. Ammetterai che è così.
    Con adblock io su PI o siti simili proprio non la vedo la pubblicità, come se non ce l'avessero messa (anche se in realtà so bene che c'è
    "qualcosa" in quello spazio vuoto)!!!
    non+autenticato
  • La gazzetta dello sport, dopo un primo periodo dove offriva contenuti a pagamento (i video dei goal, ad esempio), si è dovuta arrendere ed ha messo tutto gratis.
    La battaglia per i contenuti generalisti a pagamento è persa prima ancora di cominciare, ma dopotutto chi decide non ha la minima idea di cosa sia internet!
    non+autenticato
  • Sanno benissimo cosa sia internet, ma credono che se la gente sgancia per iTunes possono sganciare anche per loro.
    Uhm, no. Ma non lo vogliono capire.
  • - Scritto da: Valeren
    > Sanno benissimo cosa sia internet, ma credono che
    > se la gente sgancia per iTunes possono sganciare
    > anche per
    > loro.
    > Uhm, no. Ma non lo vogliono capire.


    Eh già mica tutti sono in grado di formare schiere di adepti fanatici come apple!
  • Non è questo il discorso: iTunes è stata una trovata geniale, vendi la musica al suo giusto prezzo permettendo di comprare ciò che effettivamente si vuole e non l'intero CD fuffa.
    Però un quotidiano è un altro discorso: o mi garantisci gli approfondimenti che ti distinguono, oppure tanto vale abbonarsi all'ANSA e leggersi le flash news da loro.
  • - Scritto da: Valeren
    > Non è questo il discorso: iTunes è stata una
    > trovata geniale, vendi la musica al suo giusto
    > prezzo permettendo di comprare ciò che
    > effettivamente si vuole e non l'intero CD
    > fuffa.
    > Però un quotidiano è un altro discorso: o mi
    > garantisci gli approfondimenti che ti
    > distinguono, oppure tanto vale abbonarsi all'ANSA
    > e leggersi le flash news da
    > loro.


    E' anche questo il discorso!
  • - Scritto da: Valeren
    > Non è questo il discorso: iTunes è stata una
    > trovata geniale, vendi la musica al suo giusto
    > prezzo permettendo di comprare ciò che
    > effettivamente si vuole e non l'intero CD
    > fuffa.

    Un brano su iTunes costa quanto un brano su cd; dove sarebbe il "giusto prezzo"? E poi, come stabilisci se è "giusto"? Per me (e per molti altri) l'unico prezzo giusto per i brani musicali è zero
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > - Scritto da: Valeren
    > > Non è questo il discorso: iTunes è stata una
    > > trovata geniale, vendi la musica al suo giusto
    > > prezzo permettendo di comprare ciò che
    > > effettivamente si vuole e non l'intero CD
    > > fuffa.
    >
    > Un brano su iTunes costa quanto un brano su cd;
    > dove sarebbe il "giusto prezzo"? E poi, come
    > stabilisci se è "giusto"? Per me (e per molti
    > altri) l'unico prezzo giusto per i brani musicali
    > è
    > zero

    Perchè tu sei un disonesto.
    Vorrei proprio vedere cosa ne diresti se domani il tuo datore di lavoro venisse da te e ti dicesse: "per me il prezzo del tuo lavoro è ZERO, da oggi niente busta paga".

    Ma d'altra parte dubito che tu abbia un lavoro, altrimenti non lo disprezzeresti con affermazioni simili.
  • > Perchè tu sei un disonesto.

    No: io mi procuro la musica su youtube in modo del tutto legale.

    > Vorrei proprio vedere cosa ne diresti se domani
    > il tuo datore di lavoro venisse da te e ti
    > dicesse: "per me il prezzo del tuo lavoro è ZERO,
    > da oggi niente busta
    > paga".

    Semplice: non lavoro più, o vado a fare qualcos'altro da un'altra parte, ma il lavoro che ho già fatto resta lì, mi è già stato pagato, e il datore di lavoro ne fa quello che vuole.

    Se il mio lavoro valesse zero, è chiaro che nessuno ne sentirebbe la mancanza se smettessi, e quindi non devo farlo, perchè sto solo sprecando risorse.

    > Ma d'altra parte dubito che tu abbia un lavoro,
    > altrimenti non lo disprezzeresti con affermazioni
    > simili.

    Ce l'ho, ce l'ho... e presto o tardi ne avrai bisogno anche tu (ma prega di averne bisogno tardi)
    non+autenticato
  • Bhe io sono programmatore, non è che però una volta che ho finito quello che devo fare posso stare lì a grattarmi e intanto mi arriva lo stipendio in base alle vendite.
    Mi sbatto ogni giorno per garantire che il mio software funzioni correttamente, studio nuove funzionalità e svolgo la mia quota di assistenza tecnica presso i clienti.
    Di sola aria fritta non si vive, bisogna continuare a lavorare, ma non ci lamentiamo mica.
    Wolf01
    3342
  • - Scritto da: Wolf01
    > Bhe io sono programmatore, non è che però una
    > volta che ho finito quello che devo fare posso
    > stare lì a grattarmi e intanto mi arriva lo
    > stipendio in base alle
    > vendite.
    > Mi sbatto ogni giorno per garantire che il mio
    > software funzioni correttamente, studio nuove
    > funzionalità e svolgo la mia quota di assistenza
    > tecnica presso i
    > clienti.
    > Di sola aria fritta non si vive, bisogna
    > continuare a lavorare, ma non ci lamentiamo
    > mica.

    Questo è il punto: sei pagato solo se continui a lavorare: ed il tuo lavoro non è replicabile all'infinito.
    Deduco che i tuoi programmi cambino molto spesso, siano costantemente soggetti a patch, adattamenti e così via; quindi, se io ne duplicassi uno, senza pagarti, in poco tempo mi troverei con un programma obsoleto, e non potrei chiederti assistenza, non essendo tuo cliente.

    Ma a questo punto, cosa vendi? Il software, o i servizi di contorno (assistenza, modifiche ecc...)?

    Inoltre, cosa accadrebbe se tu smettessi di lavorare? I tuoi clienti avrebbero un danno, suppongo, perchè perderebbero alcuni servizi; finchè è così, il tuo lavoro resta utile, ed il guadagno è giusto.
    non+autenticato
  • Vendiamo simbolicamente il software...

    ...corredato da 1 anno di assistenza (anche on site) e aggiornamenti, ad è questo che effettivamente si paga, ma fa figo dire che vendiamo softwareA bocca aperta
    Wolf01
    3342
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