Fuori la cybermusica dalle università USA

Gli atenei si lamentano che il downloading e il passaggio di file mp3 congestiona la banda disponibile e in alcuni casi si arriva alla messa al bando dei siti "colpevoli"

Chicago (USA) - Per la musica nei campus universitari americani sono davvero settimane difficili. Dopo gli attacchi legali dell'associazione degli industriali della discografia (RIAA), impegnati nel perseguire studenti che scaricano qualche file di troppo, dopo il caso Napster, "sistema di ascolto" accusato di favorire la pirateria, arriva ora l'alt ufficiale di alcuni atenei. Stando a un numero crescente di università, infatti, lo scambio di file musicali mp3 e il loro download "da certi siti" sta congestionando la banda disponibile per le singole università. La soluzione è la messa al bando "di certe attività".

Pare che in molti casi le università abbiano attivato sistemi-filtro che impediscono ai computer connessi ai server degli atenei di accedere ad alcuni dei siti web più popolari dedicati alla musica. Le università non sembrano infatti disponibili a sostenere i costi della banda che gli studenti amanti della musica pare richiedano con le loro attività di scaricamento...

Inutili per il momento, commenta la stampa americana, le proteste degli studenti che hanno iniziato a muoversi per contrastare la censura. Secondo Ryan Burner, la sua organizzazione Students Against University Censorship ha già ottenuto quasi 3mila firme per una petizione di protesta: "credo che sia nel diritto dello studente cercare sulla rete ciò che ritiene interessante".
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