Alfonso Maruccia

Usenet, il motore di ricerca Ŕ colpevole

Il celebre indice di file binari Newzbin perde in tribunale la causa intentata dalle major cinematografiche. Che cantano vittoria e forse inquadrano nuovi bersagli da perseguire

Roma - Nelle Guerre Stellari dell'industria del copyright contro la libera circolazione dei contenuti digitali, l'Impero delle major hollywoodiane rappresentato dalla Motion Pictures Association (MPA) ha assestato un colpo durissimo alla "scena" dell'indicizzazione dei file binari presenti su rete Usenet. Newzbin ha perso il processo iniziato il mese scorso nel Regno Unito per infrazione del diritto d'autore, avendo il giudice stabilito che i suoi gestori sono colpevoli del reato di cui sono accusati e che dovranno, d'ora in poi, fare tutto il possibile per evitare download illegali.

A Newzbin non è bastata la difesa basata sull'assunto di essere un "semplice motore di ricerca" alla maniera di Google: secondo il giudice il sito da 700mila utenti registrati che nel 2009 aveva raccolto 1 milione di sterline (con sottoscrizioni da qualche penny la settimana) ha agito in maniera attiva e consapevole nel favorire l'infrazione del diritto d'autore con un sistema di revisione basato sugli interventi della community atto a facilitare la ricerca tra i post NTTP.

Neanche a dirlo, gli admin del sito che ha introdotto e popolarizzato il formato NZB non sono affatto soddisfatti della sconfitta in tribunale. "╚ spiacevole che la corte abbia accettato le prove distorte e insufficienti presentate da Hollywood - dicono da Newzbin - Contrariamente a quanto ha sentenziato la corte, il nostro sito non ha deliberatamente cercato di indicizzare materiale non autorizzato, né di supportare chi tra i nostri utenti lo usi per tale scopo".
Siamo un semplice motore di ricerca di contenuti binari disponibili su protocollo NTTP, ribadiscono dal portale, aggiungendo che "qualsiasi materiale indicizzato da noi può essere recuperato su uno dei migliaia di siti su Internet, quindi agire nei nostri confronti è un futile spreco del tempo e del denaro di tutti".

Seduti sull'altra sponda, soddisfatti di veder passare il quasi-cadavere di un servizio che dovrà necessariamente mutare la sua ragion d'essere e per cui già si cercano valide alternative, i legali dell'industria cinematografica statunitense evidenziano gli "otto mesi" che sono stati necessari a portare Newzbin davanti ai tribunali di Sua Maestà, dicendo che "il verdetto conferma questi siti web abbiano il dovere di prevenire la messa a disposizione di contenuti illegali". E preannunciano che, dopo Newzbin, "il prossimo passo è tutto da decidere".

Alfonso Maruccia
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