Mauro Vecchio

OiNK, libertà per l'ultimo admin

Scagionato dalle accuse il quinto dei membri del tracker privato, arrestato due anni fa. Il ragazzo ha soltanto condiviso dei link. Intanto, una corte statunitense ha obbligato Isohunt a rimuovere i collegamenti sgraditi a MPAA

Roma - Quando, a gennaio, il ventiseienne britannico Alan Ellis veniva definitivamente scagionato dalle accuse sferrate contro lo staff di OiNK, la parola fine sembrava aver sigillato uno dei processi più eclatanti nell'intera storia del file sharing. L'ex-amministratore del celebre tracker privato era alla fine un uomo libero, liberato dalle tenaglie legali dei rappresentanti dell'industria del disco.

Ma ancora un giovane britannico era rimasto nelle mani della squadra di avvocati di IFPI e BPI. Matthew Wyatt da Stamford, Lincolnshire aveva 17 anni quando veniva arrestato dalla polizia di Cleveland nel corso del 2008. Con l'accusa di aver distribuito a mezzo torrent contenuti protetti dal diritto d'autore. Matthew Wyatt rischiava, se condannato, un periodo di detenzione di 10 anni.

Wyatt era uno dei cinque uploader di OiNK messi in manette all'interno dell'Operazione Ark Royal, condotta in collaborazione con i corpi di polizia britannici e olandesi su segnalazione di IFPI e BPI. E il ragazzo era anche rimasto l'unico ad attendere una sentenza, successivamente al patteggiamento degli altri quattro uploader, puniti con multe pecuniarie e lavori socialmente utili.
Ora il Crown Prosecution Service (CPS) ha lasciato cadere le accuse che pendevano sul capo di Wyatt, sostenendo che non sono state portate sufficienti prove atte a dimostrare che il ragazzo avesse infranto in maniera diretta il copyright. Perché non era stato una fonte primaria, perché aveva semplicemente messo in evidenza dei link.

Particolarmente soddisfatto il legale del ragazzo britannico, David Cook, che ha sottolineato come il caso di Wyatt doveva tenersi già dall'inizio in ambito civile e non in quello penale. Secondo la corte, l'uploader britannico aveva semplicemente spostato all'interno di OiNK una serie di link precedentemente scoperti su un sito pubblico.

Se dunque il clamoroso caso OiNK si avvia verso una conclusione positiva per i torrentisti, la battaglia che ha invece coinvolto Isohunt - il sito che provvede ad indicizzare i vari torrent - continua ad infuriare. Un giudice statunitense ha infatti stabilito che il sito di Gary Fung dovrà rimuovere tutti quei contenuti che vadano a violare il copyright sulle opere.

Nella visione del giudice Wilson di una corte di Los Angeles, che Isohunt attenti alla crescita lecita del mercato sarebbe un fatto indiscutibile. Il tribunale a stelle e strisce ha quindi stabilito che Fung dovrà accettare una lista di contenuti stilata da MPAA e quindi obbedire alla sentenza entro due settimane. Ma un meccanismo così imposto di filtraggio costituirebbe - per il fondatore di Isohunt - una condanna a morte per il search engine torrentizio.

Mauro Vecchio
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