Roma - Rupert Murdoch è nuovamente
intervenuto sulla questione delle notizie a pagamento. Il bersaglio preferito è sempre Google News, ma in generale il problema resta la remunerazione delle notizie e la sopravvivenza dei giornali cartacei.
Nonostante sembri fare un passo indietro quando afferma che "non credo che faremo pagare Google, semplicemente si rifiuterebbero: saremmo invece felici se loro pubblicassero solo i titoli e alcune frasi, facendo seguire il modulo per l'abbonamento al giornale". È sempre lo stesso discorso, quello su cui preme il tycoon dell'editoria: gli aggregatori di notizie, Google in testa, "devono pagare per utilizzare il nostro lavoro, o farsi i servizi da sé".
Anche l'abitudine degli utenti ad avere le notizie gratuitamente viene attaccato frontalmente da Murdoch: "penso che quando non avranno nessun altro posto dove trovarle inizieranno a pagare". D'altronde, prevede il presidente di News Corp,
molti dei giornali statunitensi finiranno per convertirsi ad un modello a pagamento come il
paywall del
Times, che nonostante le
critiche sembra restare in piedi.
Oltre alla mancanza di alternative, si premura poi di
dire il magnate dell'editoria, sarà possibile convincere gli utenti garantendo "prezzi ragionevoli". Come sarebbero i 3,99 dollari dell'abbonamento online settimanale al
Wall Street Journal, prezzo inferiore a quello necessario per la versione cartacea.
D'altronde, ora sulla scena dell'editoria è calato l'effetto iPad,
tirato in ballo da Murdoch come "uno sguardo nel futuro": il miliardario australiano prevede che nel prossimo anno
almeno otto o nove prodotti concorrenti entreranno sul mercato e che i tablet potrebbero contribuire a salvare i giornali. E spiega che "con decine di milioni di questi oggetti venduti in tutto il mondo" si avranno tutti i vantaggi del digitale in una forma fruibile come un giornale. Una forma nuova per i giornali, quindi, e non la scomparsa di essi.
Il WSJ ha già divulgato la sua app per il nuovo prodotto Apple, che Murdoch ha
mostrato sul suo iPad al giornalista che lo intervistava, anche se
i primi osservatori non ne hanno ricavato troppo entusiasmo: il
problema sarebbe proprio l'intenzione dell'editore di
trasferire pedissequamente le forme del giornale cartaceo nel nuovo mezzo, non adattando, non aggiungendo, non offrendo di più.
Claudio Tamburrino