Alfonso Maruccia

Google search, la velocità conta

Mountain View annuncia una novità per i suoi premiati algoritmi di ricerca web: l'introduzione di uno specifico parametro "velocità" per la classificazione dei risultati. Ma la rilevanza, assicura BigG, continuerà a pagare

Roma - Google è infatuata della velocità sul web, ha istituito un'iniziativa apposita ed è costantemente impegnata a realizzare nuovi strumenti per incrementare le prestazioni delle appliance remote in un'ottica di cloud computing ad altissime prestazioni. La velocità dei siti web è tanto importante che ora Mountain View rende esplicita la sua presenza integrandola come parametro per la classificazione dei risultati su Google Search.

"Velocizzare i siti web è importante", recita il blog corporate dell'azienda californiana, non solo per admin e webmaster (che risparmiano addirittura sui costi di gestione) ma anche per gli utenti che, studi interni alla mano, sono "felici" di veder caricare velocemente le pagine del proprio portale preferito e tendono a passare più tempo su uno specifico angolo di web quando non hanno da attendere eternità per l'apertura di un link o la visualizzazione di un'immagine a piena risoluzione.

Disvelando quello che alcuni identificano come una sorta di avvertimento a migliorare le prestazioni per stare al passo con le ossessioni velocistiche del colosso di Mountain View, Google dice che la nuova caratteristica è stata introdotta negli algoritmi del search solo da poche settimane, ed è al momento capace di influenzare meno dell'1% delle ricerche degli utenti a partire dal dominio Google.com e in lingua inglese.
"Incoraggiamo tutti a cominciare a dare un'occhiata alla velocità del proprio sito web - dice Google - non solo per migliorare la posizione nei motori di ricerca, ma anche per migliorare l'esperienza generale su Internet". A tal riguardo Mountain View fornisce una serie di link a strumenti di sviluppo e benchmarking (oltre che alla pagina principale del progetto Google Speed) utili per cominciare.

Resta da capire la portata, sul medio e lungo termine, del nuovo fattore inserito tra i duecento che concorrono a determinare la posizione nelle ricerche su web, un fattore che sta facendo e farà certamente discutere per l'attuale complessità delle scelte di design degli sviluppatori (che possono ad esempio decidere di rallentare volontariamente il caricamento della pagina per rendere la fruizione più scorrevole) e il possibile impatto complessivo del giudizio del bot di crawling su un sito che magari pensa prima di tutto alla qualità di contenuti e poi al resto. "Niente panico", rassicura Google per il momento, i risultati più rilevanti continueranno a farla da padroni nelle ricerche.

Alfonso Maruccia
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