Mauro Vecchio

UK, l'estorsione del P2P

Una società tedesca scandaglia il vasto oceano del file sharing per pescare indirizzi IP. Quindi invia notifiche para-legali dal sapore minaccioso: 700 sterline forfettarie o tribunale

Roma - Un meccanismo ben oliato, che prevede l'invio massivo di notifiche dal forte sapore estorsivo. Protagonista, un'azienda con base in Germania - DigiProtect - con la preziosa collaborazione di una società legale britannica, la ACS:Law. Obiettivo primario: combattere il P2P selvaggio, con le misure più estreme e minacciose.

La vicenda è venuta a galla attraverso le pagine del magazine d'Albione Which?, interamente dedicato alla tutela dei consumatori. Consumatori grondanti ira, per essere stati minacciati a mezzo lettera (legale), dopo aver presumibilmente attinto alla fonte online del torrentismo.

La scelta sarebbe delle più vicine al vero e proprio ultimatum: DigiProtect e ACS:Law chiedono ai vari utenti di pagare una cifra forfettaria di circa 700 sterline (quasi 800 euro), pena una sonora chiamata a comparire in tribunale. Un'estorsione che pare aver ottenuto il via libera da parte dei vari detentori dei diritti, generalmente identificati dalla stessa DigiProtect come musicisti e produttori.
"L'approccio che utilizziamo rappresenta l'unica maniera efficace per procedere nella lotta al file sharing". Così un rappresentante di DigiProtect nel corso di un'intervista con BBC, sottolineando quanto l'azienda sia convinta di ciò che sta facendo. La società tedesca ha inoltre precisato che il suo meccanismo di rilevamento è completamente automatico, essendo l'unico metodo sicuro per scandagliare il vasto oceano del P2P.

Ma questo ha portato a svariati errori, come quello riguardante un pensionato britannico accusato di un'attività per lui completamente sconosciuta, anche soltanto in via teorica. La risposta di DigiProtect? "In alcuni casi l'abbonato non commette illeciti, ma dato che possiede la connessione ad Internet è il nostro primo punto di contatto. Poi la questione cambia in base alle risposte fornite".

Oppure finisce che i soldi vengono a questo punto versati da chi, come un anziano pensionato, verrebbe spaventato a morte dalla possibilità di entrare in conflitto con la legge. DigiProtect non ha chiesto scusa alle persone ingiustamente accusate, sostenendo che le vere vittime della vicenda siano in effetti i fornitori di contenuti.

Mauro Vecchio
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