I cracker non vanno in galera

Questo emerge dalle cifre relative alle indagini dell'FBI sulle aggressioni cyber negli ultimi anni. Il carcere, poi, lo vedrebbero pochissimi tra gli autori di incursioni nei computer altrui

Washington (USA) - In un momento caldissimo nei rapporti tra comunità hacker e polizia federale americana, qualcuno ha studiato le statistiche dell'FBI relative alle indagini sulle incursioni cyber e, in generale, sulle aggressioni informatiche di vario genere subìte e denunciate negli Stati Uniti.

Da quanto emerge nel 1998 sono state portate all'attenzione delle autorità federali 3.700 denunce relative ad incursioni nei computer di aziende statunitensi. Su questi casi, l'FBI avrebbe aperto 547 indagini che hanno portato alla condanna di 56 persone. Delle 47 persone condannate per la violazione della legge sulla frode e l'abuso di sistemi informatici, "solo" 12 sono state condannate ad una permanenza dietro le sbarre. Va detto che in caso di secondo arresto e condanna per reati analoghi, la pena minima è di cinque anni di carcere e 250mila dollari di multa.

Non tutti i dati del 1999 sarebbero ancora disponibili sebbene pare che il numero di indagini aperte dall'FBI lo scorso anno sia molto più elevato del 1998, ovvero 1.154. Le segnalazioni di attacchi informatici, invece, sarebbero salite a quota 8.268 casi stando alle cifre offerte dagli esperti di sicurezza del CERT.
Intanto il ministero della Giustizia USA conferma che la "guerra al cracking" è cominciata da tempo e che si rafforzerà grazie agli investimenti previsti per allargare il numero di indagini e implementare le tecnologie disponibili.
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