Claudio Tamburrino

Ning non è gratis

Il modello di business basato sull'advertising non sarebbe l'ideale per la rete di social network. Che si prepara a diventare interamente a pagamento

Roma - Ning, la rete di social network che ha ospitato fino a 20 milioni di visitatori al mese, sta tagliando membri dello staff ed ha annunciato la chiusura del servizio gratuito. In più, agli utenti che già pagano per un servizio premium sarà chiesta una quota aggiuntiva: in cambio di servizi aggiuntivi.

Poco meno di un anno fa la società contava un milione di social network ospitati e una valutazione di circa 500 milioni di dollari, la sua dinamicità era inoltre dimostrata dal rilascio di una piattaforma di sviluppo e 90 applicazioni pronte per l'uso a disposizione dei creatori di network.

Poi un mese fa il CEO Gina Bianchini lasciato la società. Ora arriva il taglio del 40 per cento della forza lavoro (da 167 a 98 impiegati) e l'annuncio da parte del nuovo CEO Jason Rosenthal di dedicare tutti gli sforzi ai contenuti premium trasformando la piattaforma in un sistema totalmente a pagamento: "Le reti premium detengono il 70 per cento del nostro traffico USA e i creatori di queste reti hanno bisogno e sono disposti a pagare per molti altri nostri servizi."
Ning passerà cosi a dedicare il 100 per cento delle sue risorse "a costruire prodotti vincenti per cogliere nuove opportunità".

Dietro la nuova impostazione strategica societaria si intuisce che per la piattaforma il modello di business basato sull'advertising e su contenuti gratuiti non bastava, per alcuni anche a causa dei 120 milioni di dollari ricevuti da vari investitori che premevano adesso per monetizzare più intensamente il traffico raccolto.

Oltre al profitto, dietro la decisione vi sarebbe anche la volontà di selezione i contenuti ospitati scremando quelli di spam o pornografia.

Claudio Tamburrino
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