Shuttlerworth: l'open source ha bisogno di voi

Shuttlerworth: l'open source ha bisogno di voi

L'opinione del CEO di Canonical sul futuro prossimo del concetto di software a sorgenti aperti. Pochi militanti non possono garantire un modello di business funzionale
L'opinione del CEO di Canonical sul futuro prossimo del concetto di software a sorgenti aperti. Pochi militanti non possono garantire un modello di business funzionale

Il cruccio maggiore di chi investe denaro in progetti open source è nella maggior parte dei casi l’estrema difficoltà nel creare un ritorno economico soddisfacente, generato magari da un modello di business vincente. Una situazione del genere permetterebbe uno scontro ad armi pari con il closed source, l’unica alternativa giudicata remunerativa che in molti ritengono però l’emblema di un epoca agli sgoccioli. Ne è convinto Mark Shuttleworth, CEO di Canonical, l’azienda che si occupa di sviluppare e supportare Ubuntu, una delle più note distribuzioni del sistema operativo a codice aperto per eccellenza.

“Sviluppare un business partendo da un approccio votato all’open source significa predisporre vari step da percorrere” ha riconosciuto Shuttleworth, il quale ha successivamente sottolineato i sacrifici che vanno fatti per mantenere in vita iniziative come Canonical, che si serve del lavoro di 330 dipendenti per mandare avanti un progetto di ampio respiro: dallo sviluppo (ogni sei mesi viene presentata una nuova release) al mantenimento, passando per il supporto agli utenti, quest’ultimo l’unica fonte diretta di introiti assieme a quanto versato dai produttori di computer che vogliono vendere modelli già equipaggiati con Ubuntu.

L’open source ha bisogno maggiore di credibilità per fare breccia nelle idee degli utenti meno propensi al cambio di piattaforma, perché se in alcune parti del mondo sono proprio le istituzioni governative a caldeggiarne l’adozione, ancora resistono correnti di pensiero che associano il software libero alla contraffazione e alla violazione di licenze e brevetti.

“Sussiste una leggenda che vuole che l’open source sia per forza più efficiente ed economica, tuttavia non ci sono frotte di persone disposte a sobbarcarsi l’enorme mole di lavoro necessaria per proseguire l’opera – ha spiegato Shuttleworth – ogni tanto siamo testimoni di eventi particolari, come una trovata geniale, che però non sono supportati da una ferma volontà comune”. Servirebbe dunque secondo il CEO di Canonical un cambiamento di mentalità che faccia aumentare sensibilmente la componente attiva della comunità open source per affrontare ad armi pari la propria nemesi.

Giorgio Pontico

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Pubblicato il
27 apr 2010
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