Luca Annunziata

Il gigante cattivo dell'IT

di L. Annunziata - Da speranza del genere umano a nuova voce di bilancio dell'economia mondiale. Tutto quello che l'ICT avrebbe potuto essere e non sarà più: speranza, innanzi tutto

Roma - Comunque la si guardi, l'azione della Polizia californiana nei confronti di Gizmodo segna un momento importante nella storia dell'industria tecnologica della Silicon Valley. Allo stesso modo in cui, mesi or sono, avevamo commentato sbigottiti quanto accadeva nelle fabbriche cinesi di Foxconn dove si assemblano i device Apple (prima il suicidio del dipendente, poi il reporter strattonato per aver scattato certe fotografie), occorre ora avviare una riflessione sul peso e le dinamiche dell'ICT nella società.

Apple, in molti lo ricorderanno, è nata in un garage: grazie alla geniale intuizione del suo co-fondatore Steve Wozniak, unita allo spirito imprenditoriale di Steve Jobs e al duro lavoro di alcuni collaboratori, i primi computer Apple vennero venduti in alcuni negozietti di elettronica della zona attorno San Francisco. Pochi anni dopo Apple era la prima grande azienda produttrice di personal computer della storia, primato che poi nel corso degli anni venne appannato da un andamento incerto e che ha ritrovato smalto solo dal 1997 con il ritorno di Jobs al comando.

Quella che nasceva nel 1977 in un garage era un'azienda completamente diversa da quella odierna: mentre negli anni '70 le startup da rimessa per auto erano la norma, oggi Apple è una multinazionale con capitalizzazioni record e con un'eco mediatica inimmaginabile anche nella vita di chi non bazzica l'ICT tutti i giorni. iMac, iBook, iPod e iPhone hanno inciso moltissimo nell'assetto dell'industria dei personal computer e dei gadget elettronici, imponendo alla concorrenza un cambio di passo o addirittura un cambio di rotta nelle proprie strategie di ricerca, sviluppo e marketing.
Allo stesso modo, anche altri colossi dell'industria informatica odierni nascevano praticamente in un garage: Microsoft, un autentico colosso, ha avuto trascorsi simili, e Google e Oracle, SUN e molti altri non sono stati da meno. A confronto oggi, con i milioni offerti dai venture capitalist a ragazzi di belle speranze con qualche buona idea, mettere in piedi un business di successo è molto più semplice: semplicemente il mondo della finanza ha identificato le risorse e i guadagni che l'ICT è in grado di garantire, anche a lungo termine, e punta su quest'ultimo per i propri investimenti.

Tutto questo preambolo per arrivare al punto: la tecnologia, l'informatica, hanno in grossa parte perso la propria "verginità", il proprio appeal da discipline di frontiera. La tecnologia, Internet, sono diventati un business: la nascita di un nuovo servizio sul Web va di pari passo con la formulazione di un business plan, ai novelli Bill Gates si chiede innanzi tutto di avere le idee chiare su quando si raggiungerà il pareggio e quali saranno i margini quando si inizierà a guadagnare. Al massimo, mancando i dettagli, i nuovi protagonisti delle startup puntano a vendere al miglior offerente la tecnologia che hanno sviluppato, meglio se a qualcuno di grosso con il portafogli altrettanto imponente.

Cos'è successo in fondo a San Francisco? Niente di particolare: un buon ingegnere con meno di 30 anni, che lavora in una delle aziende più cool del momento, è andato a farsi una bevuta il giorno del suo compleanno e si è perso un prototipo di un prodotto. Qualcuno l'ha raccolto e l'ha passato a un conosciuto (e spregiudicato) sito di informazione online, che ovviamente ci ha fatto lo scoop. Basta, finito, punto. Non ci saranno conseguenze particolari, la concorrenza (almeno per quanto si sa fino a questo punto) non ha avuto accesso alle caratteristiche e alle informazioni relative al design del nuovo apparecchio (e anche se fosse, non potrebbe mai battere sul tempo Apple: a giugno, tra poco più di 30 giorni, il prodotto sarebbe comunque stato presentato).

Nessuno, verrebbe da dire, si è fatto male: il prototipo, poco più che un blocco di plastica, vetro e alluminio privo di software, è anche tornato nelle mani di Apple. Un po' come se alla FIAT soffiassero un prototipo di una Punto, leggermente rivisto nell'estetica, ma senza motore: e, dopo qualche foto mandata in giro su Internet gli venisse restituito. Cosa potrebbe mai succedere?

Invece no, la Polizia della California si attiva solerte per indagare e capire cosa sia successo. È ovvio, in uno stato dove l'ICT conta tanto per le entrate economiche del governo locale, preservare la tranquillità del comparto e dei big del settore appare scontato: si dà il via a un'azione di indagine a tratti scomposta, criticata e criticabile per aver probabilmente varcato alcune regole ritenute "sacre e inviolabili" del giornalismo, che ha diritto di preservare le proprie fonti e di provare a scavare e scovare fatti nuovi e interessanti per i propri lettori. L'ironia della sorte è che probabilmente, alla fine della storia, all'editor di Gizmodo Jason Chen verrà riconosciuto lo status di giornalista a tutti gli effetti, sancendo una volta per tutte che un blogger (o chi svolga attività assimilabile) è a tutti gli effetti un reporter degno di questo nome.

Soprattutto, bisogna abituarsi all'idea che quanto trattiamo da anni su queste pagine sia nella realtà molto diverso da quanto pensavamo sarebbe stato: i computer, i cellulari, i gadget elettronici, sono un business e vengono gestiti come tali. Lo spazio per la filosofia e gli ideali di chi propugna software e cultura libera sarà progressivamente schiacciato dal peso del denaro, questi concetti verranno messi da parte e prima o poi dimenticati. È in corso una gara a raggiungere il massimo profitto, non c'è spazio per fermarsi a riflettere su quello che si sta facendo: l'ecologia, la solidarietà, la responsabilità sociale, sono ormai derubricabili a mere voci della strategia di marketing, difficilmente saranno utilizzate (realmente) per prendere decisioni significative ai piani alti.

Non c'è un solo responsabile, siamo tutti coinvolti nel circolo vizioso: eravamo troppo impegnati a capire quello che stava succedendo, a valutarne l'impatto sulle nostre vite, a comprendere se poteva diventare qualcosa con cui campare, per renderci conto che ci stava prendendo la mano e che stavamo perdendoci quei valori di "rivoluzione culturale" che i primordi dell'informatica si portavano appresso. In fondo Unix, il C, Internet, il Web, sono nati grazie alla collaborazione spesso a titolo gratuito tra individui, uniti dall'obiettivo comune di allargare la conoscenza: oggi non è più così, persino i servizi che dovrebbero servire a unire (vedi quelli di autenticazione) vengono lanciati in concorrenza con altri, con continue leghe e coalizioni che si formano riunendo di volta in volta diversi interlocutori dell'industria.

Occorre ribadirlo: l'informatica, la tecnologia, sono ormai industria. Industria e quasi nient'altro. Neppure questo nuovo stadio della società, la sua conversione alla società dell'informazione da quella post-industriale, ha garantito una particolare evoluzione dei costumi, degli usi, dell'etica: è business, ancora business. Dobbiamo regolarci di conseguenza, e abituarci a pensare di nuovo che l'entità che abbiamo davanti ci è in qualche modo ostile e lontana, fredda e calcolatrice. E se la trattazione di trimestrali e bilanci, se il racconto di fiere e strategie di marketing, sembrerà sterile e vuoto, dovremo farci l'abitudine: non sarà la rivoluzione del personal computer, ormai definitivamente terminata, quella che darà nuovi orizzonti al genere umano.

In conclusione: ma che senso ha andare a casa di un redattore di un sito web, forzargli la porta, mettergli a soqquadro casa, portargli via quattro computer, due server e un paio di cellulari, perquisirlo per verificare che non abbia addosso armi o oggetti pericolosi, solo perché un cellulare è stato visto un paio di mesi prima di quanto preventivato? Possibile che sia davvero un reato provare a scalfire, da bravi reporter, la proverbiale cortina di sicurezza dell'azienda più riservata dell'ICT? Jason Chen ha imparato a sue spese, come aveva fatto Nick Ciarelli di Think Secret e altri prima di lui, che in ogni caso tutto questo ha un prezzo.

Luca Annunziata
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78 Commenti alla Notizia Il gigante cattivo dell'IT
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  • Allora con la scusa dello scoop è lecito commissionare qualunque reato dal furto delle banane all'omicidio!
    Acquistare merce rubata è un reato. Se lo hanno fatto è giusto che vengano inquisiti e puniti, non perché si tratta di un prototipo costato probabilmente qualche milione in R&S ma perché è un principio di convivenza civile che non si debba acquistare merce rubata.
    Non parliamo poi del disgustoso gesto di pubblicare il nome del poveraccio che aveva inizialmente smarrito il telefono.
    non+autenticato
  • ti faccio presente che esiste una differenza tra ricettazione e incauto acquisto

    ciò detto, e seguendo il tuo ragionamento, allo stesso modo per fare un indagine non dovrebbe essere tutto permesso...
  • NON è furto fino a che un giudice non lo dice.. la perquisizione è illegale.. il fermo delle macchine (server e pc) dovra essere rimborsata e sopratutto non possono neanche guardarci dentro le macchine fino a che la posizione del giornalista non verrà dichiarata da un giudice.. apple ha calcato la mano sporgendo denuncia per furto dopo che lo stesso ingegnere ha dichiarato di aver perduto il prototipo
  • è decisamente sbagliato sostenere "tutto quello che l'ICT avrebbe potuto essere e non sarà più: speranza, innanzi tutto".
    sarebbe molto più corretto dire: "tutto quello che l'ICT avrebbe dovuto essere secondo alcuni e che invece, ovviamente, non è: speranza che il mondo potesse semplicemente cambiare con un click".

    rimane il fatto che l'ICT, se visto in modo non ingenuo (ad esempio dal punto di vista del mercato globale), è ancora in grado di dare moltissime speranze. ma non quelle che credete voi!
  • senza ironia: quali?Sorride
  • l'accesso globale, facile ed immediato, al mercato, ad esempio. una volta risolto il problema del digital divide (che sarà risolto nel giro di qualche anno o, forse, un decennio) chiunque potrà utilizzare il web per vendere i propri prodotti in tutto il mondo.
    ora questa non è ancora un'abitudine diffusa, ma solo perchè ci vorranno ancora almeno 5 anni perchè il cittadino mondiale comune capisca quali sono i veri vantaggi del web.

    l'abbattimento dei costi di promozione/pubblicità/comunicazione delle aziende, che produrrà un calo dei costi e quindi di alcuni prezzi.

    il rapporto diretto tra consumatore e produttore, in cui il consumatore torna ad essere protagonista. ad esempio la possibilità di contattare direttamente i venditori e parlare facilmente con loro (io lo faccio oramai molto spesso, e funziona alla grande).

    per non parlare del controllo democratico delle attività politiche dei paesi liberi. anche per questo siamo solo all'inizio.

    ci sono ancora molte altre cose, ma quello che mi preme sottolineare è che la visione tecno-ingenua degli ex "guru" di Internet si sta semplicemente sgonfiando perchè era poco più che un sogno. invece Internet è uno straordinario mezzo tecnologico per fare business. e dato che il business è la base della società moderna questo continuerà, lentamente, a rivoluzionare tutto. solo che non lo farà nella direzione (ripeto: ingenua) che molti hanno previsto (come lo stesso Negroponte, che continuo a ritenere cmq un genio), ma nell'unica direzione possibile: quella del dominio totale del mercato, esattamente così come era prima di Internet!

    chi pensava che Internet ci poteva liberare dal mercato si è inutilmente illuso, perchè società e mercato sono INSCINDIBILI. pertanto Internet non ci libererà dal mercato, ma semplicemente lo rivoluzionerà. chiunque accetti senza problemi questa prospettiva potrà sfruttare al meglio (e al massimo) questa rivoluzione, ma chi ne rimarrà fuori non creda di poter continuare a vivere di sogni.

    secondo me Internet è come un ragazzo che sta finendo le superiori: appena avrà dato l'esame di maturità potrà finalmente diventare adulto, ed entrare nel mondo del mercato. quello vero.
  • uhm

    da quello che leggo, non sei in disaccordo con quello che ho scritto: anzi

    la questione è un'altra, ed è meno banale: se anche il mercato si riproponesse in altre forme su Internet, il rischio è che lo faccia in forme peggiori, a danno della maggioranza

    ecco, questa cosa - assieme ad altre - era quella che mi premeva sottolineare

    ps: mi pare un po' strano, cmq, dire che negroponte sia un genio anche se non c'ha capito niente (semplifico): o è un genio o non lo è, tutto assieme mi pare difficileOcchiolino
  • Negroponte è un genio e, come tutti i geni, a volte sbaglia. ha capito moltissimo, solo che poi si è lasciato andare ad un po' di (sano) "visionismo". in altre parole ha analizzato benissimo la situazione attuale, ma a mio modo di vedere ha cannato le previsioni. ciò non gli toglie nulla (fossi stato capace io di analizzare la situazione in quel modo... che invidia!).

    in realtà cmq il problema che rilevi tu non è legato ad Internet, ma alla regolamentazione del mercato. ovvero ad un'attività assolutamente tradizionale. è ovvio che la velocità con cui evolve il web è enormemente superiore a quella con cui la politica è in grado di legiferare, ma non dobbiamo credere che la regolamentazione del mercato spetti in qualche modo ad Internet (che è solo un mezzo).

    quindi la differenza tra il successo di questa evoluzione, ed il fallimento, è più nelle mani della politica che in quelle degli informatici!
  • è nelle mani degli esseri umani

    il problema è proprio quello: considerare tutto un universo distinto da un altro, è invece un unicum

    passando al faceto: una volta scherzando dicemmo che quando negroponte afferma che qualcosa avrà successo è arrivato il momento di ritirare gli investimenti e guardare altrove...
  • concordo al 100% sulla definizione di "unicum", ed ho paura che siamo moltissime le persona a non aver capito bene fino in fondo cosa significhi.

    PS: splendida l'interpretazione "finanziaria" delle visioni di Negroponte!!!!!
  • Grrrrr! Avete torto entrambi! Siete due ammazzasogni! Non mi lascerò abbattere dalla vostra cinica visione!

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    non+autenticato
  • non credevo che al MIT vi insegnassero anche a parlare italiano!
  • - Scritto da: marcocavicchioli
    > l'accesso globale, facile ed immediato, al
    > mercato, ad esempio. una volta risolto il
    > problema del digital divide (che sarà risolto nel
    > giro di qualche anno o, forse, un decennio)
    > chiunque potrà utilizzare il web per vendere i
    > propri prodotti in tutto il mondo.
    >
    > ora questa non è ancora un'abitudine diffusa, ma
    > solo perchè ci vorranno ancora almeno 5 anni
    > perchè il cittadino mondiale comune capisca quali
    > sono i veri vantaggi del web.
    >
    >
    > l'abbattimento dei costi di
    > promozione/pubblicità/comunicazione delle
    > aziende, che produrrà un calo dei costi e quindi
    > di alcuni prezzi.
    >
    >
    > il rapporto diretto tra consumatore e produttore,
    > in cui il consumatore torna ad essere
    > protagonista. ad esempio la possibilità di
    > contattare direttamente i venditori e parlare
    > facilmente con loro (io lo faccio oramai molto
    > spesso, e funziona alla
    > grande).
    >
    > per non parlare del controllo democratico delle
    > attività politiche dei paesi liberi. anche per
    > questo siamo solo all'inizio.
    >
    >
    > ci sono ancora molte altre cose, ma quello che mi
    > preme sottolineare è che la visione tecno-ingenua
    > degli ex "guru" di Internet si sta semplicemente
    > sgonfiando perchè era poco più che un sogno.
    > invece Internet è uno straordinario mezzo
    > tecnologico per fare business. e dato che il
    > business è la base della società moderna questo
    > continuerà, lentamente, a rivoluzionare tutto.
    > solo che non lo farà nella direzione (ripeto:
    > ingenua) che molti hanno previsto (come lo stesso
    > Negroponte, che continuo a ritenere cmq un
    > genio), ma nell'unica direzione possibile: quella
    > del dominio totale del mercato, esattamente così
    > come era prima di Internet!
    >
    >
    > chi pensava che Internet ci poteva liberare dal
    > mercato si è inutilmente illuso, perchè società e
    > mercato sono INSCINDIBILI. pertanto Internet non
    > ci libererà dal mercato, ma semplicemente lo
    > rivoluzionerà. chiunque accetti senza problemi
    > questa prospettiva potrà sfruttare al meglio (e
    > al massimo) questa rivoluzione, ma chi ne rimarrà
    > fuori non creda di poter continuare a vivere di
    > sogni.
    >
    >
    > secondo me Internet è come un ragazzo che sta
    > finendo le superiori: appena avrà dato l'esame
    > di maturità potrà finalmente diventare adulto, ed
    > entrare nel mondo del mercato. quello
    > vero.

    a parte che, più o meno, riprendi le stesse considerazioni che ci sono nell'articolo, non hai colto il punto:

    ciò che tu (molto ma molto ingenuamente, permettimi) esalti come futuri (diciamo anche ormai presenti) luccicanti "vantaggi" della rete sono proprio, invece, il PROBLEMA...
    non+autenticato
  • - Scritto da: marcocavicchioli
    > l'accesso globale, facile ed immediato, al
    > mercato, ad esempio. una volta risolto il
    > problema del digital divide (che sarà risolto nel
    > giro di qualche anno o, forse, un decennio)
    > chiunque potrà utilizzare il web per vendere i
    > propri prodotti in tutto il mondo.

    (cut)

    "cuoto" più o meno tutto.
    L'articolo di Annunziata mi pare uno sguardo un po' troppo, ampio, un po' troppo idealista e un po' troppo "ingenuo" Sorride
    Questo mondo è grande e tutti siamo vuoti e soli e cerchiamo, in diversi modi, di colmare questo vuoto. Nessuno fa niente se non per se stesso. Sarò anche troppo smaliziato e disilluso, ma non credo che i pionieri dell'IT fossero "uniti dall'obiettivo comune di allargare la conoscenza", penso che alla base ci sia sempre dell'interesse personale e non sto parlando necessariamente di soldi.
    Ma perché lasciarsi andare in discorsi idealistici? A me sembra che il mercato dell'IT funzioni alla grande e se funziona per semplice corsa "all'ingrasso" di microsoft®, apple®, eccetera®... chi se ne frega? Mi pare un mercato florido di creatività e penso che, proprio per questo, ci sarà sempre forte, sana (non sempre) e reale concorrenza tra tutti gli attori: tutti vogliono tirare fuori qualcosa di geniale per stupirci ed invitarci a comprare e finché il ricco sarà talmente avido da venderti la corda che lo impiccherà, noi consumatori saremo sempre "liberi" Sorride
  • Posso?
    Articolo inutile.
    Le conclusioni, quanto le argomentazioni e lo sviluppo, sono di una banalità che rasenta a dir poco la superficialità.
    Senza contare che, fatto salvo il diritto di cronaca, il segreto industriale è comunque un reato, e Gizmodo lo sa.

    Quindi la peruisizione è del tutto legittima.
    non+autenticato
  • che la perquisizione sia legittima è la tua opinione, non una decisione di un giudiceOcchiolino

    è un commento, libero di dissentire: però mi piacerebbe leggere le tue argomentazioni...Sorride
  • - Scritto da: N&C
    > Posso?
    > Articolo inutile.
    > Le conclusioni, quanto le argomentazioni e lo
    > sviluppo, sono di una banalità che rasenta a dir
    > poco la
    > superficialità.
    > Senza contare che, fatto salvo il diritto di
    > cronaca, il segreto industriale è comunque un
    > reato, e Gizmodo lo
    > sa.
    >
    > Quindi la peruisizione è del tutto legittima.


    Io invece sono completamente in accordo con quanto ha scritto Luca Annunziata, aggiungerei che non è un problema relativo alla sola ICT quanto piuttosto all'intera società. Anche se non sembra avere una connessione diretta mi sembra appropriata l'affermazione di R.Vaneigem, l'obbligo di produrre aliena la necessità( o passione a seconda delle traduzioni/interpretazioni ) di creare.
  • Bell'articolo, complimenti. Non pensavo potessero uscire simili concetti dalla tua tastiera macaca.
    non+autenticato
  • Grazie di cuore! Un pezzo bellissimo, da incorniciare e da mandare a memoria.
    Mirella Catigli di ITespresso.it
    non+autenticato
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