Giorgio Pontico

iPhone 4G, ecco l'uomo del mistero

Ha nome e cognome colui che ha ritrovato il prototipo. Si tratta di uno studente ventunenne. E mentre si discute sulle sue motivazioni, gli osservatori stigmatizzano l'approccio di Apple alla vicenda

Roma - L'anello mancante del caso che su Twitter è stato ribattezzato iPhonegate ha un nome: a intascare i 5mila dollari per la cessione in esclusiva a Gizmodo del prototipo di iPhone 4G è stato Brian J. Hogan, uno studente di 21 anni residente a Redwood City, California.

La parte centrale della storia è già nota: Gizmodo ha fatto lo scoop e pochi giorni dopo a Chen sono stati sequestrati diversi computer dalla polizia della contea, impegnata nelle indagini per il furto del prototipo denunciato da Apple, ma per il quale nessuno è stato ancora incriminato.

Tutto è cominciato come una normale serata fra amici alla Gourmet Haus Staudt, una birreria tedesca in cui quella stessa sera stava festeggiando il suo compleanno Gray Powell, ventisettenne ingegnere di Apple: che dopo aver trangugiato l'ultima pinta avrebbe dimenticato sul tavolo il prototipo, mascherato con una cover in modo che sembrasse un normale melafonino.
Poco dopo uno degli amici di Hogan avrebbe preso il telefonino chiedendo se fosse di sua proprietà, lasciandolo comunque nelle sue mani. Lasciata la birreria, senza avvertire i proprietari del ritrovamento, e giunto nel suo appartamento, Hogan avrebbe rimosso il "travestimento" intuendo successivamente la natura dell'oggetto che teneva fra le mani.

La prima idea, suggerita da un amico, sarebbe stata quella di rivolgersi ad Apple Care per informare del fatto qualche rappresentante di Cupertino. Di qui in poi il racconto di Hogan assume i connotati di un giallo di Agatha Christie: le email indirizzate alle redazioni di varie testate tra cui Wired, Engadget e Gizmodo non le avrebbe mandate lui ma un suo conoscente, tale Sage Robert Wallower, uno studente di Berkely che in precedenza aveva lavorato nella Marina come esperto di crittografia.

Tuttavia la cifra pattuita con l'editor di quest'ultima, Jason Chen, è stata regolarmente incassata da Hogan, il quale ha riferito di essere stato tranquillizzato dagli stessi responsabili del sito circa la legalità della transazione. All'appello mancherebbe però una terza persona coinvolta nell'affare, della quale Wallower, intervistato da Cnet, non ha voluto fare il nome su consiglio di un docente di legge a lui vicino, il quale gli avrebbe suggerito di esporsi il meno possibile per evitare di essere investito in pieno dalla potenza di fuoco di Apple.

C'è chi infatti fa notare che pur trattandosi di proprietà intellettuale l'oggetto della contesa rimane uno smartphone spento: l'uso della forza, come nell'irruzione a casa di Chen o dei due investigatori privati assunti da Apple che hanno tentato invano di perquisire l'appartamento di Hogan, non può che nuocere all'immagine dell'azienda di Cupertino.

Proprio questo atteggiamento in stile KGB, come lo ha definito Jon Stewart, il presentatore del popolare programma televisivo statunitense The Daily Show, sarebbe la dimostrazione della fine del processo di metamorfosi in cui Apple, da portatrice di un'ideale opposto a quello dell'impero Microsoft, ha finito per assumere pressoché le stesse sembianze dell'acerrimo rivale: facendo suoi gli stessi comportamenti che per anni hanno invece alimentato l'efficacia dello slogan Think Different come antitesi alle politiche di Redmond.

Giorgio Pontico

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