Giorgio Pontico

Romani: un tavolo con le telco per la fibra

Il viceministro invita i provider per discutere sul futuro della banda larga italiana. Telecom vorrebbe correre da sola e il CIPE non sblocca i fondi necessari. Ormai è stallo conclamato

Roma - Ieri il viceministro per lo Svilupppo Economico, Paolo Romani, aveva dato appuntamento ai maggiori provider italiani alla settimana prossima per sedersi intorno a un tavolo, per discutere dell'annosa questione del digital divide italiano. Per la cui risoluzione almeno parziale servirebbero i famosi 800 milioni di euro congelati a novembre e per i quali il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha confermato oggi la situazione di stand-by: rimarranno in cassaforte fino a quando non verrà deciso altrimenti.

Intanto la Rete italiana continua a navigare senza timone incrociando aree del Nord ipe-connesse da piccoli ISP privati per poi scendere lungo l'appennino avvolto da vecchi doppini di rame: senza l'intervento diretto dello Stato che disponga delle linee guida per lo sviluppo il divario tra aree connesse e non sarà sempre più evidente. Lo avevano ribadito in coro i provider nel corso del Broadband Summit 2010 tenutosi un mese e mezzo fa: nessuno si sognerebbe di investire in zone che non garantiscono un ritorno economico elevato. E, ha ribadito oggi l'amministratore delegato Telecom, Franco Bernabè, l'incumbent italiano per il momento non è intenzionato a fare squadra con i suoi concorrenti.

La convocazione di Romani potrebbe però costituire un primo step nel lungo processo di abbattimento del divario digitale: un tavolo per le reti NGN (Next Generation Network) in fibra ottica cui, oltre a Romani, siederanno i rappresentanti di Fastweb, Vodafone, Wind, Telecom e 3. L'idea sembrerebbe essere quella di una infrastruttura realizzata e gestita in condominio: un'opzione che sembra non piacere a Telecom Italia, i cui responsabili hanno ricordato come "non esistano all'estero situazioni come quella prospettata".
D'altronde erano state Fastweb, Vodafone e Wind a lanciare la settimana scorsa il progetto 2010: Fibra per l'Italia, lasciando la porta aperta anche agli altri operatori e soprattutto al governo, il cui contributo è essenziale per distendere le migliaia di chilometri di fibra ottica necessaria per adeguarsi al resto d'Europa e non solo.

La chiamata di Romani è tutto quanto ottenuto finora, ma se Telecom Italia, che di recente ha raggiunto un accordo per la realizzazione della nuova rete in fibra ottica dello Stato Pontificio, non dovesse essere della partita e se il CIPE non si deciderà a liberare al più presto i fondi, non è improbabile che questo appello si risolva in un nuovo nulla di fatto. Una bozza di progetto già esiste ed è il rapporto Caio presentato quasi un anno fa, in cui si stimava che per "cancellare il digital divide" servissero 1.471 milioni di euro, 800 dei quali virtualmente forniti dal governo. L'Italia è ancora ferma a quelle, ormai si può dirlo, visionarie dichiarazioni.

Giorgio Pontico
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41 Commenti alla Notizia Romani: un tavolo con le telco per la fibra
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  • Ma se lo stato italiano ( non parliamo poi di telecom...)non ha un becco di un quattrino perche continuano a frantumarci i coglioni con ste cazzate?
    non+autenticato
  • Intendono dire che se gli fanno spendere soldi saprebbero risolvere dei problemi, magari quelli stessi creati da loro, vedi digital divide e banda di upload strozza file sharing. Il 3ad sopra ne parla, file sharing di risorse condivise col upload che si può avere oggi, e i pacchetti liberi non intaseranno la rete e saranno più disponibili, con aumento di banda anche dopo restringimenti.
    Quindi ci sono anche soluzioni che non fanno spendere troppi soldi, e aumentano i vantaggi per la l'utente e la rete, ma forse è proprio questo che non suona simpatico al business.
    Da un lato c'è la crisi dei soldi, dall'altro quello che non dovrebbe prezzarsi a copia perché senza limiti di riproduzione, non si può usare se non ci sono i soldi, e quelli che circolano senza soldi rovinerebbero pure il mercato, della fuffa.
    In ogni caso, non sarà possibile impedire il corso del digitale e della rete, imho.
  • La banda si allarga logicamente col file sharing e quindi l'upload e l'intelligenza sociale.

    http://www.piforum.it/b.aspx?i=2806686

    Please, considerate che il tcpip sfrutta l'immaterialità del digitale per non preoccuparsi troppo dei pacchetti che perde, non considera però, che una risorsa digitale pesante (in byte ma sempre immateriale) non conviene spedirla sempre da una sorgente al resto della rete, basta che si diffonda e poi raggiunga l'utente dal punto più prossimo dove è arrivata.
    E il tutto ha a che fare col Digital Divide e colle strozzature che impongono alcuni per poter tariffare i propri business, quei business sono già discutibili e quando frenano la libera comunicazione, cominciano a invadere spazi di libertà di tutti.
  • Hanno ragione loro:
    http://www.webmasterpoint.org/news/berlusconi-non-...

    Se berlusconi imparasse ad usare internet ( attenzione che adesso il suo staff dice che Silvio sarà ovunque online ) adsl, wi-fi, diffusione informaytica sarebbero tra le priorità come in altre nazioni!
    non+autenticato
  • Sarebbe più abbronzato?Sorride
  • - Scritto da: Africano
    > Sarebbe più abbronzato?Sorride

    Sì, e vorrebbe lanciare missili nucleari dopo aver causato catastrofi sanitarie/ambientali/economiche trivellando in mare dove non si era mai trivellato prima...
    Ehh! E quindi sarebbe un bravo islamico africano..
    non+autenticato
  • Chissà che avrai voluto direSorride
  • - Scritto da: Luigi Aristide
    > Hanno ragione loro:
    > http://www.webmasterpoint.org/news/berlusconi-non-
    >
    > Se berlusconi imparasse ad usare internet (
    > attenzione che adesso il suo staff dice che
    > Silvio sarà ovunque online ) adsl, wi-fi,
    > diffusione informaytica sarebbero tra le priorità
    > come in altre
    > nazioni!

    No, non deve saperlo. Altrimenti monopolizza anche il nostro ultimo pezzo di libertà...
    non+autenticato
  • L'Italia purtroppo a parte rare eccezioni è diventata di fatto il Regno delle Due Sicilie.
    Non ci sono più i Borboni, ma la sostanza non cambia.
    Forse si sperava che il sud si adeguasse al nord invece è successo il contrario, come qualche "pessimista" all'epoca dell'unità d'Italia aveva predetto.
  • Un paragone con lo Stato Pontificio non avrebbe ugualmente sfigurato.
    Enok
    245
  • Rileggi la storia
    Il Regno delle due Sicilie era più avanti del resto della penisola italica.
    Purtroppo unendo il Regno di Sardegna agli altri stati si è preso il peggio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: anonimo
    > Rileggi la storia
    > Il Regno delle due Sicilie era più avanti del
    > resto della penisola
    > italica.
    > Purtroppo unendo il Regno di Sardegna agli altri
    > stati si è preso il
    > peggio.

    E la lira si è svalutata subito del 50%

    L'idea però dell'Italia unita è stata del re di Sardegna (Vittorio II) che voleva la corona più "grossa" ed il Cavour tentò di dissuaderlo per una Italia confederata...ma non ci riuscì.
    Il sistema del nord non era e non è adatto al sud e viceversa, purtroppo la cosa non la capiscono neanche oggi.
  • Abolizione delle Provincie e ridefinizione delle Regioni con alcuni accorpamenti e altre suddivisioni.

    Riduzione dei Comuni che devono avere almeno 5000 abitanti altrimenti sono accorpati al Comune confinante più popoloso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: anonimo
    > Abolizione delle Provincie e ridefinizione delle
    > Regioni con alcuni accorpamenti e altre
    > suddivisioni.
    >
    > Riduzione dei Comuni che devono avere almeno 5000
    > abitanti altrimenti sono accorpati al Comune
    > confinante più
    > popoloso.

    Quoto, con la sola eccezione dei comuni di montagna. Che però fanno già parte delle comunità montane....
    Ma se non si fa prima un'Italia confederata è quasi impossibile fare delle riforme di questo tipo.
    Se l'Italia fosse nata confederata avremo molti problemi in meno.
    Le Italie hanno delle economie di base diverse per natura, l'errore è ed è stato far convivere queste economie con un unico sistema, in primis quello fiscale.
    La vicenda Florio è del resto esemplare, finanto che l'economia del sud aveva un suo equilibrio, la Famiglia Florio si era espansa economicamente a vantaggio di tutta la Sicilia ed oltre, poi con le velleità di guerra dei Savoia "romani" (prima guerra mondiale) vi è stato un depauperamento di quella economia a vantaggio dell'industria pesante del nord. Si è pur tentato di equilibrare il sud con tasse tipo cassa del mezzogiorno, ma i sussidi non servono a rilanciare una economia, semmai si fa solo una sorta de "elemosina" socialmente inutile, o solo "utile" per creare una sorta di parassitismo di certe classi sociali.
    Del resto gran parte della forza lavoro del sud è migrata al nord, poichè è mancata una risorsa economica locale.
  • L'infrastruttura , come per le strade, deve essere divisa nelle competenze tra Unione Europea, Stato nazionale, Regione e Comune.
    Poi gli operatori vendono i servizi.
    Il mercato c'è nelle apparecchiature da utilizzare.

    Niente concessionari per l'infrastruttura così come dovrebbe essere per le Autostrade e le strade ferrate.
    non+autenticato
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