Giorgio Pontico

Cina, gli ambientalisti chiedono trasparenza

Uno studio presentato da 34 associazioni indipendenti dimostra che le fabbriche straniere inquinano troppo. Con effetti sia sull'ambiente circostante che sulla salute dei lavoratori

Roma - Ambientalisti cinesi hanno lanciato un avvertimento alle aziende occidentali, in particolare a quelle IT, che operano nel suo territorio. Secondo i rappresentanti delle 34 associazioni locali coinvolte nella ricerca, la produzione di gingilli tecnologici da parte di HP, Nokia e Apple, tanto per citare alcuni dei nomi scodellati, ha determinato un aumento consistente di inquinamento da piombo e cadmio che ha portato al degrado degli ambienti circostanti le installazioni.

In totale sono 29 le aziende straniere che operano in modo più o meno diretto in Cina i cui responsabili sono chiamati ora a tagliare le fonti di inquinamento e a informare la popolazione circa i rischi derivanti dalla loro attività: un particolare che, almeno secondo alcuni osservatori, dovrebbe essere ben noto in loco viste le denunce ricevute in passato non solo per l'impatto ambientale negativo ma anche per condizioni a dir poco estreme cui sono sottoposti gli operai di queste fabbriche.

Stando a quanto riportato, nell'ultimo anno almeno in 4mila persone, perlopiù minori, sono state riscontrate tracce di metalli pesanti nel sangue. Come conseguenza di ciò Vodafone aveva annunciato l'interruzione dei rapporti commerciali con le fabbriche segnalate.
Non sempre i gestori delle fabbriche hanno mostrato di gradire controlli o intromissioni da parte di enti non governativi, basti pensare al giornalista di Reuters malmenato per aver scattato qualche foto nei pressi di uno stabilimento Foxconn, da cui fuoriescono la maggior parte dei prodotti poi esposti negli Apple Store di tutto il mondo.

Giorgio Pontico
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