Se gli ISP non pagano le intercettazioni

Accade in Austria, dove la Corte costituzionale ha deciso che se il Governo vuole imporre ai provider sistemi di monitoraggio del traffico internet dovrà farlo a proprie spese. Come in Gran Bretagna

Roma - Una decisione della Corte costituzionale austriaca, pubblicata online nelle scorse ore dall'associazione pro-privacy EPIC, stabilisce che i provider austriaci non debbano sobbarcarsi gli oneri connessi al monitoraggio e all'intercettazione delle comunicazioni internet dei propri abbonati.

La decisione è considerata fondamentale tanto sul piano del mercato quanto, naturalmente, su quello dei diritti civili. La tesi portata avanti dagli ISP, infatti, che si è rivelata vincente, è quella secondo cui non solo i costi del monitoraggio delle comunicazioni devono essere assunti dal Governo ma anche che imporre tali strumenti di intercettazione ai provider non è costituzionale.

Al momento, comunque, nulla impedisce alle forze dell'ordine in caso di necessità di chiedere ed ottenere dai provider la massima collaborazione nel monitoraggio delle comunicazioni del soggetto di una indagine. Ma si tratta di evenienze che secondo la Corte hanno e devono avere un carattere "eccezionale" e non, dunque, "strutturale".
Sarà quindi meno facile per il Governo ottenere che i provider installino software che in altri paesi, come negli USA o in Gran Bretagna, è stato richiesto venisse montato per consentire una più facile attività di monitoraggio e intercettazione del traffico internet da parte delle autorità di polizia.

Di interesse notare come il governo britannico, nel varare quello che fu definito da questo giornale il Piccolo Fratello, determinò un fondo-spese per aiutare gli ISP a dotarsi delle infrastrutture necessarie alle forze dell'ordine.
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