Giorgio Pontico

Apple, osservata speciale dell'Antitrust

Le pratiche sul mercato musicale dell'azienda di Cupertino sarebbero allo studio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Nonché della Federal Trade Commission

Roma - Stando a quanto riportato dal New York Times il Dipartimento di Giustizia statunitense starebbe indagando sulle strategie commerciali con cui Apple infoltisce il catalogo musicale di iTunes Store, quali siano gli accordi con le etichette e le dinamiche che muovono in generale questo mercato.

L'intera operazione è ancora ai blocchi di partenza e tutte le parti in causa, Apple compresa, hanno preferito non rilasciare commenti. Tuttavia l'opinione condivisa da molti è che Apple lo scorso marzo abbia tentato di pilotare il mercato minacciando di "chiudere" il suo store (o meglio, escludere dalla homepage del suo store) alle etichette che avessero accettato un accordo in esclusiva proposto da Amazon, diretta concorrente di Cupertino in questo campo, per la pubblicazione delle nuove hit un giorno prima del rilascio agli altri distributori. Attualmente Apple detiene il 69 per cento del mercato della musica online negli Stati Uniti, mentre Amazon non va oltre l'otto per cento. iTunes è anche il primo vendor musicale in assoluto degli USA.

Se queste accuse fossero suffragate da prove, Apple potrebbe scontrarsi frontalmente con l'Antitrust statunitense: una questione molto seria e che, secondo gli analisti, la Mela deve valutare con estrema cautela. Lo stesso dovrebbe fare per altre accuse che, sempre secondo la fonte citata dal New York Times, la Federal Trade Commission (FTC) starebbe formulando per via dei limiti imposti agli sviluppatori per iPhone OS, come l'impossibilità di includere parti in Flash nei loro software. Dietro questo procedimento, è stato sottolineato, ci sarebbe la stessa Adobe.
Sempre il Dipartimento di Giustizia degli USA starebbe poi osservando attentamente Apple nell'ambito di una vicenda più ampia, che include anche Google, Intel e IBM: il nodo della questione sarebbero i criteri di assunzione di questi giganti della Silicon Valley, i quali avrebbero tacitamente acconsentito a non assumere personale proveniente dai "vicini di casa".

Giorgio Pontico
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