Alfonso Maruccia

I robot open source se ne vanno per il mondo

Il robot PR2 somiglia a "Numero 5" nei tratti e nella storia personale. E' pronto ad aumentare la propria conoscenza aggiornando i sistemi e acquisendo abilità aggiuntive rispetto a quelle base

Roma - Sono nati in seno all'accademia e all'accademia stanno tornando per raffinare ulteriormente le loro abilità sociali, motorie e sensoriali con una vagonata di nuovi input. Sono un team di 11 robot PR2, sviluppati dalla società Willow Garage in collaborazione con vari istituti di ricerca in tutto il mondo e dotati della invidiabile qualità di poter condividere le singole "esperienze" e migliorare l'ecosistema di conoscenze comuni.

PR2 somiglia a Johnny 5 del film Corto Circuito, ma al contrario della sua controparte cinematografica non è il risultato di una sperimentazione militare super-segreta bensì il frutto di uno sforzo congiunto guidato dai dettami dell'open source. Per la precisione ogni PR2 gira su software Robot Open Source, la qual cosa significa che chiunque può mettere le mani sul codice e adattarlo ai propri scopi.

Saranno open source anche le capacità aggiuntive che gli istituti di ricerca partner di Willow Garage si apprestano a integrare negli 11 droni. Macchine che nella versione "base" realizzata da WG, sono in grado di girare delicatamente le pagine di un libro grazie alle forti ma sensibili braccia robotiche (con tanto di "force feedback" per meglio tarare la pressione da esercitare), prendere visione del mondo e degli ostacoli esterni grazie a una doppia videocamera montata sul "volto", andarsene in giro per una stanza grazie a laser di prossimità, sensori per la misurazione dell'inerzia, e altro ancora.
La partnership avviata da WG - e sancita da una vera e propria cerimonia di "promozione" dei robot in vista del trasferimento nelle loro prossime destinazioni - prevede che ogni istituto di ricerca aggiunga capacità aggiuntive al robot: la Stanford University (che ha tra l'altro dato anche i natali alla tecnologia alla base del drone) vuole che PR2 pulisca i tavoli e faccia inventario, al MIT studiano il modo di fargli riconoscere gli oggetti e mettere via i contenitori delle spezie, Bosch ha intenzione di sviluppare una vera e propria pelle artificiale affinché il robot possa "sentire" l'ambiente attorno a lui.

Alfonso Maruccia
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9 Commenti alla Notizia I robot open source se ne vanno per il mondo
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  • Ma quale AI?
    Non c'è traccia (tranne che nei commenti) di AI!
    Lo scopo è profondamente diverso!
    Si tratta di condividere (per questo è open source) le esperienze e le conoscenze sviluppate in vari posti e istituti di ricerca sul drone stesso.
    Un drone di questo tipo ha una infinità di potenziali usi non certo legati o limitati alla AI.
    I droni servono ad esempio ad effettuare lavorazioni pericolose, osservare situazioni in luoghi non accessibili ad umani ecc. ecc.
    Pensare alla robotica come AI è non solo fuorviante ma estremamente limitante!
    Oltretutto se c'è un settore che è da anni fermo (nessun progresso sostanziale) è proprio quello della cosidetta AI on un solo avanzamento significativo in campo teorico è stato fatto da prima della metà del secolo scorso.
    Le uniche applicazioni pratiche (sistemi "esperti") che si sono rese possibili grazie all'aumento della potenza disponibile sono dovute (in termini di base teorica) a quel periodo.
    Persino un "geniaccio" come Kurzweil alla fine ha dovuto rassegnarsi ai sistemi ocr e alla musica.
    Notevole certo... ma molto lontano dalla AI come viene comunemente intesa.
    I droni di questo tipo servono a ben altro.
    non+autenticato
  • Quando sarà pronto il robot somigliante a numero sei avvisatemi
    non+autenticato
  • io voglio Io-robotCon la lingua fuori
  • spero ci salvi da simili progetti dilettantisticiA bocca aperta

    quando lo capiranno che l'intelligenza non nasce da millemila righe di codice che contemplano tutti i possibili casi reali ( che sono infiniti ovviamente ) ?
    non+autenticato
  • Come fai a sapere che tipo di modello hanno seguito nello sviluppo dell'intelligenza dei robot?
    Ti occupi di robotica?
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione

    > ...
    > quando lo capiranno che l'intelligenza non nasce
    > da millemila righe di codice che contemplano
    > tutti i possibili casi reali

    Dubito che abbiano seguito un tale approccio... su cosa ti basi per affermare ciò?


    > ( che sono infiniti
    > ovviamente )
    > ?

    La parola "infinito" viene spesso abusata per creare confusione e dare un senso di impotenza difronte a "infinite" possibilità.
    Ti lancio una provocazione: poiché i fotorecettori nei nostri occhi sono in numero finito, e all'arrivo di un fotone passano da una forma stereo ad un'altra (una sorta di 1/0), allora il numero di cose diverse che possiamo vedere è finito.
    Eccoti servito un "infinito finito". Di quanti altri esempi hai bisogno per scardinare le tue certezze sull'ovvietà dell'infinito?
    non+autenticato
  • non penso abbiamo fatto una cosa così banale però ci sono alcuni punti che andrebbero revisionati

    il primo è la visione artificiale...pensare seriamente di creare n-mila feature detector oppure, ancora peggio, sfruttare un approccio template based è da folli

    personalmente trovo l'idea di Hawking delle HTM molto più avanzata sia delle normali reti neurali feedforward che degli algoritmi tradizionali

    il problema reale dell'IA è l'incertezza che si accompagna a qualsiasi evento e la differenza di scala tra eventi dello stesso tipo....pensare che ci sono programmi di riconoscimento oggetti che dato un oggetto in input lo scalano, ruotano, distorcono finchè non somiglia ad uno di quelli che hanno in memoria è sconfortante

    del resto come fai a sapere di avere in memoria tutto quello che ti serve? e qui vale il tuo discorso dell'infinito e cioè dell'impossibilità a priori di codificare tutti i casi possibili