Claudio Tamburrino

AT&T e l'uomo nero

Più accuse che scuse da parte della telco: la colpa della fuga di dati è tutta di cracker malintenzionati. Anche FCC apre un'indagine ad ampio spettro su sicurezza e privacy garantite online

Roma - Non c'è spazio per gli errori nel mondo di Internet, nella comunicazione e negli affari: lo sa bene AT&T, che con la falla lasciata aperta nel suo sito ha compromesso informazioni personali (email e ID dei tablet posseduti) dei suoi utenti iPad. Per fortuna, sembrerebbe, il carrier statunitense errori non ne avrebbe commessi, mentre sarebbe tutta colpa di cracker malintenzionati.

L'attesa risposta/spiegazione della telco protagonista della vicenda è arrivata nella casella email dei 114mila utenti vittime della fuga di dati: firmata dal responsabile privacy AT&T Dorothy Attwood, la missiva contiene, accanto alle scuse di rito, una diretta accusa al gruppo Goatse Security, "autodefiniti hacker", reo di aver "con grande sforzo" scritto codice per generare automaticamente i numeri necessari a chiedere al servizio, "previsto per rendere il login degli utenti iPad più veloce e comodo", l'autenticazione e quindi i criteri identificativi di un dato dispositivo.

Goatse Security, da parte sua, dichiara la sua convinzione - già espressa nei giorni scorsi, allorquando l'FBI ha manifestato l'intenzione di avviare un'indagine - di non aver violato la legge, ma anzi di aver agito perseguendo l'interesse pubblico. Inoltre, sottolineano, non vi sarebbe stato nessun tipo di hack, in quanto i dati sarebbero stati accessibili senza alcuna intrusione o attacco, ma semplicemente con una richiesta sistematizzata.
Accanto alle indagine dell'FBI, d'altronde, anche la Federal Communication Commission ha aperto un'indagine, ma di ampio respiro sulla sicurezza e la privacy online, con lo scopo di assicurarsi che i livelli di sicurezza in rete siano garantiti. Indipendentemente dalle accuse e dal considerare o meno l'azione del gruppo come l'attacco di un cracker, dunque, le istituzioni si chiedono se vi sia un problema generale di sicurezza.

Claudio Tamburrino
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