Iraq, chi protegge cosa?

Archeologi e storici al lavoro via internet, per fermare i furti ai danni del patrimonio iraqeno. Intanto Hilary Rosen (RIAA) collabora al nuovo copyright in Iraq

Roma - Cercare i tesori dell'archeologia e della storia dell'arte iraqeni che in queste settimane sono stati sottratti ai musei di Baghdad, costruire un nuovo inventario, realizzare un database dei reperti. C'è tutto questo nello sforzo di coordinamento che sta dietro la nascita di un sito sulla "perdutà eredità" dell'Iraq.

Con Iraq - Lost Heritage, sito che nelle ultime ore dà non pochi problemi di accesso, un gruppo di esperti e scienziati dell'Università di Chicago ha reso pubblico l'elenco di tutti i tesori iraqeni che si ritiene siano stati sottratti dalle sale museali della capitale dell'Iraq (qui una pagina-mirror di appoggio).

Va detto che questi esperti sono gli stessi che hanno duramente criticato l'azione militare americana per non aver adeguatamente protetto i beni museali, al contrario di quanto era stato affermato dalle autorità statunitensi all'inizio del conflitto.
Relativamente all'Iraq e al dopoguerra ha destato una certa curiosità l'indiscrezione del giornalista della BBC Gregory Palast che in un intervento radiofonico ha sostenuto che il capo dell'associazione americana dei discografici RIAA, Hilary Rosen, farebbe parte di un team incaricato di redigere una bozza delle nuove leggi sul copyright che dovranno far parte dell'ordinamento iraqeno. Alla vicenda ha dedicato un breve articolo l'ezine The Register.
TAG: mondo
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