Roma -
Sono recenti alcune dichiarazioni di un portavoce di LimeWire, ovvero uno dei servizi di sharing al momento
nell'occhio del ciclone delle rivendicazioni dei detentori dei diritti. Si era così parlato di fruttuosi incontri con le etichette, per la definizione di un
nuovo servizio musicale e di un modello di business che avrebbe compensato l'industria tutta.
Mancavano i dettagli, ma appariva chiaro come le intenzioni del fondatore di LimeWire Mark Gorton fossero orientate verso una metamorfosi radicale. Da servizio di sharing spremuto dalla
Recording Industry Association of America (RIAA) a
nuova piattaforma legale per l'acquisto di musica. Una trasformazione che ora è apparsa ancora più chiaramente.
Ad illustrare meglio la situazione è stato un alto rappresentante di LimeWire, che ha confidato in via anonima alcuni dettagli
al sito Digital Music News. Un servizio legale potrebbe dunque vedere la luce entro la fine del 2010, grazie ad un
modello a sottoscrizione. I vari utenti avranno cioè la possibilità di scaricare i brani e ascoltarli in streaming, dopo aver effettuato l'accesso da diverse piattaforme.
"Gli utenti avranno accesso immediato e completo al loro intero catalogo -
ha spiegato la fonte anonima - sia dal proprio desktop che da dispositivi
mobile". Il nuovo LimeWire dovrebbe infatti prevedere l'archiviazione
cloud-based, oltre che l'
integrazione della piattaforma di Apple, iTunes. Una veste che piacerà sicuramente alle major, soprattutto se detto da un servizio che rischiava una salata multa da un miliardo di dollari.
Mauro Vecchio