Claudio Tamburrino
mercoledì 23 giugno 2010

I nemici del video online sono tra noi

Il valore attribuito dagli utenti è ancora correlato al supporto fisico: l'evoluzione passa anche per le forme in cui incanalare un contenuto digitale. L'esperienza di Cine1

Roma - Tra le realtà italiane (in Rete dal 2007) che stanno tentando di portare avanti un progetto strutturato di piattaforma legale di contenuti vi è Cine1, che fra le sue caratteristiche ha quella di puntare, oltre che sui video online, su supporti alternativi a quelli classici: il digitale e le nuove tecnologie, in fondo, non sono solo streaming e download. Chiavette e altri supporti possono quindi essere alternative per garantire la trasportabilità e permettere di assicurare un valore rispetto al mercato del contenuto venduto.

Pete Maggi, che di Cine1 è fondatore e CEO (e in passato anche produttore cinematografico, già cofondatore di Eagle Pictures)) aveva fatto un primo tentativo nel settore del video online negli Stati Uniti, esordendo con una piattaforma di streaming che garantiva un'offerta gratuita grazie alla pubblicità. La prima in assoluto, anche prima di Hulu che si è poi affermata negli anni successivi dominando il panorama statunitense. Sulla sporta di questa esperienza ha potuto avviare collaborazioni con varie case produttrici tra cui Cecchi Gori e Anika.

Oggi in Italia Cine1 è un progetto in fieri, con un centro di ricerca e sviluppo e già due brevetti in carnet, che punta entro 2-3 anni a distribuire e produrre tutto in digitale. Attualmente ha centinaia di migliaia di utenti solo in Italia. Tuttavia, si parla di appena 10 download al giorno (conferma così le cifre espresse dal concorrente Play4film). La maggior parte del traffico (il 98 per cento), invece, è procurato dai video gratuiti remunerati tramite pubblicità. Il sistema utilizzato nella versione free del servizio permette di scaricare, noleggiare o visionare gratuitamente la pellicola desiderata scegliendo 3 spot a scelta dell'utente. Questi verranno riprodotti prima del film da visionare, come le pubblicità prima del film al cinema.Nonostante il fondatore venga dal mondo della produzione e non sia dunque un tecnico, ma - come si autodefinisce - un "uomo del cinema indipendente" per background ed esperienza, l'offerta della piattaforma Cine1 ha per il momento gli stessi difetti riscontrati dai concorrenti: pochi titoli e non recentissimi (121 film nella categoria definita "gold", 184 in quella "free" che raccoglie le offerte gratuite).

In generale le varie piattaforma di streaming e download legale subiscono le conseguenze dalla mancata connessione con il mercato del cinema (che determina un'offerta nella varietà piuttosto scadente, un grosso problema di contenuti). E proprio su questo punto vorrebbe lavorare Cine1 grazie alle esperienze del suo CEO.

Tuttavia Maggi afferma che non starebbe ancora spingendo, ritenendo il mercato non ancora maturo. Prima, spiega, è importante studiare il settore e predisporre un piano industriale che ne affronti tutti i problemi e ne sfrutti le potenzialità: "Di fatto il mondo sta cambiando, così come le dinamiche commerciali cinematografiche". In particolare rimangono ancora in sospeso nella definizione del mercato: il livello della domanda, la gestione della proprietà intellettuale e la percezione del valore da parte dell'utente. Tutti problemi che impediscono l'effettiva esplosione di questo tipo di distribuzione.

A proposito della proprietà intellettuale dei contenuti, il DRM sarebbe da mettere in ordine: "manca uno standard - spiega Maggi - bisogna ancora lavorarci". Gli operatori stanno per il momento aspettando la nuova versione di Silverlight e del cosìdetto DRM11, che "spero risolverà i problemi che si riscontrano oggi con DRM10 (con Adobe) utilizzato attualmente per il download". DRM11 è in effetti atteso dagli operatori, ma di esso "ancora non si hanno notizie precise su quando arriverà sul mercato". La principale conseguenza di questo ritardo è la difficoltà ad operare su più mercati nazionali (diversi standard e protezioni richieste): così, anche se l'obiettivo è quello di guardare ad un mercato paneuropeo, per il momento è tutto da rinviare.

Per quanto riguarda poi la questione della pirateria, secondo il CEO di Cine1, è un problema soprattutto degli indipendenti che sono maggiormente colpiti: non hanno le stesse risorse delle major e la televisione li snobba, privandoli così anche di quegli introiti. "Cine1 nasce dalla consapevolezza che la maggior parte delle persone che scaricano film da siti pirata lo fanno perché non hanno alternative legali. L'industria cinematografica non ha compreso che il popolo di internet è un grande amico del cinema. L'arroganza e l'ignoranza, mista ad una notevole pigrizia mentale, di alcuni operatori del settore (produttori, distributori ecc) hanno ostacolato in tutti i modi questa sana rivoluzione culturale". A questa miopia dal lato distributori si aggiungerebbe una mancanza di chiarezza generale vigente in Rete su alcuni concorrenti sleali in diretta concorrenza con lo streaming legale: l'esempio di Maggi è quello di Megavideo che, sebbene agli occhi dell'opinione comune sembri legale o comunque non correlato ad un comportamento illecito da parte dell'utente, costituisce di fatto un profitto illecito.

La questione dei prezzi costituirebbe invece un falso problema: secondo le ricerche di mercato effettuate da Cine1 il prezzo rappresenterebbe per gli utenti un ostacolo solo nel 20 per cento dei casi. Inoltre non è che le singole piattaforme di streaming possano far molto per intervenire su di esso: solitamente i meccanismi di generazione del prezzo sono basate sul calcolo di quanto rende la vendita di un determinato prodotto in DVD, e da questo si parte per calcolare la quota di royalty dovuta e il prezzo da fissare: per il settore online, invece, vi è ancora un problema di qualità e quantità delle transazioni che complica questo meccanismo.

A ostruire maggiormente il mercato sarebbe invece "la poca usability del sistema di pagamento (soprattutto in sud Europa) e la mancata percezione del valore di un bene privo di supporto": per questo Cine1 sta anche tentando la transizione verso un digitale che vada oltre a Internet, nell'ottica che vi siano ulteriori sblocchi oltre a DVD e BlueRay e far comprendere che esiste un file oltre al disco. Il fatto è che il supporto fisico ricopre ancora un ruolo importante, e che occorre vedere il digitale come un percorso e non una semplice appendice del mercato tradizionale. In collaborazione con Paramount, per esempio, sta portando in Italia le pennette USB come supporto fisico per i film in vendita, per il momento pensate come elemento da collezione (49 euro, copie limitate e numerate in lingua italiana, mentre meno costosa è la versione in inglese): sul catalogo ci sono ad oggi solo per Star Trek e Iron Man, ma da settembre si prevede di uscire con nuove offerte, da 2 a 5 titoli al mese. usb

Le pennette vogliono essere un'alternativa più on the road rispetto al DVD: con 2 Giga di memoria aggiuntiva rispetto a quanto necessario per il film, garantiscono infatti un'ottima trasportabilità oltre alla visione domestica. Dal punto di vista della protezione implementata sui contenuti, essi sono abilitati alla visione su sei differenti dispositivi.

Claudio Tamburrino
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210 Commenti alla Notizia I nemici del video online sono tra noi
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  • una volta c'era il videoregistratore collegato al televisore, prendevi una cassetta, la inserivi e guardavi il film.
    Ma adesso con un prodotto digitale come fai?
    lo scarichi da internet? ti serve il computer,
    lo metti su una Ram USB, devi avere un televisore che legge le USB,
    o il decoder, o il DVD, ma la maggior parte della gente ha solo un TV con al massimo un DVD collegato, qual'è la soluzione?
    Manca un sistema standard di fruizione dei media digitali, per ora la cosa è riservata ai pochi utenti esperti
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > Manca un sistema standard di fruizione dei media
    > digitali, per ora la cosa è riservata ai pochi
    > utenti
    > esperti

    Un post così me lo sarei aspettato 5 anni fa.
    Videoregistratori non so chi li usi ancora. Oggi tutti, o meglio, molti hanno il lettore DVD. Alcuni di questi leggono pure i DIVX direttamente dal disco... dunque di che stai parlando?
    Poi ci sono i mediacenter, pure in Linux. Hai solo l'imbarazzo della scelta.
  • Leggi bene quello che ha detto, manca uno "standard" condiviso da tutti per un vero mercato digitaleA bocca aperta
    Sgabbio
    22616
  • > Un post così me lo sarei aspettato 5 anni fa.
    > Videoregistratori non so chi li usi ancora.

    Io lo uso ancora, e mi sono modernizzato con un PVR; registro le trasmissioni digitali su dispositivo USB (chiavetta, o hard disk esterno), me le rivedo quando voglio, e se voglio posso mettermele su computer e masterizzarle, o posso mettere i file che ho su computer su chiavetta, e vedermeli sulla tv.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > > Un post così me lo sarei aspettato 5 anni fa.
    > > Videoregistratori non so chi li usi ancora.
    >
    > Io lo uso ancora, e mi sono modernizzato con un
    > PVR; registro le trasmissioni digitali su
    > dispositivo USB (chiavetta, o hard disk esterno),
    > me le rivedo quando voglio, e se voglio posso
    > mettermele su computer e masterizzarle, o posso
    > mettere i file che ho su computer su chiavetta, e
    > vedermeli sulla
    > tv.
    mio padre non ha un computer, mio zio nemmeno, e nemmeno il mio vicino di casa, ma sarebbero interessati a vedere programmi registrati da loro o acquistati, magari on line,
    comunque vedere un film con un computer è assurdo, io preferisco vederlo sdraiato sul divano davanti a un 42 '
    non+autenticato
  • > mio padre non ha un computer, mio zio nemmeno, e
    > nemmeno il mio vicino di casa, ma sarebbero
    > interessati a vedere programmi registrati da loro

    Compragli uno di questi, allora:
    http://www.ciao.it/Zodiac_DZR_40DTT_PVR__1351513

    Fa esattamente quello che dici tu (ne ho uno anche io, e ne sono soddisfatto)

    > o acquistati, magari on line,

    Ma se hai detto che non ha il computer come fa ad acquistarli online?

    Comunque, l'apparecchio che ti ho linkato permette anche di riprodurre i file mpeg, divx e xvid, quindi se tu scarichi un film da internet puoi tranquillamente metterlo su chiavetta usb e vederlo sulla tv.

    >
    > comunque vedere un film con un computer è
    > assurdo, io preferisco vederlo sdraiato sul
    > divano davanti a un 42

    Anche io, e infatti lo faccio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros

    >
    > > o acquistati, magari on line,
    >
    > Ma se hai detto che non ha il computer come fa ad
    > acquistarli
    > online?
    >
    >
    che ne so, magari con un televisore che si connette a internet
    non+autenticato
  • - Scritto da: ThEnOra
    > - Scritto da: pietro
    > > Manca un sistema standard di fruizione dei media
    > > digitali, per ora la cosa è riservata ai pochi
    > > utenti
    > > esperti
    >
    > Un post così me lo sarei aspettato 5 anni fa.
    > Videoregistratori non so chi li usi ancora. Oggi
    > tutti, o meglio, molti hanno il lettore DVD.
    > Alcuni di questi leggono pure i DIVX direttamente
    > dal disco... dunque di che stai
    > parlando?
    > Poi ci sono i mediacenter, pure in Linux. Hai
    > solo l'imbarazzo della
    > scelta.

    linux, mediacenter, dvx, vedi appunto roba da utenti esperti, il 98% della gente non è esperta.
    al massimo si comprano un DVD player, già ora registrarsi un programma senza avere un videoregistratore per molti è un'impresa, non sono tutti come te, il videoregistratore era più semplice, più immediato. Ora la videoregistrazione TV è una giungla e il tuo post lo dimostra.
    Chi troverà la chiave di volta, la connessione tra la TV del salotto e la distribuzione dei contenuti digitali creando uno standard dominerà il mercato dell'intrattenimento dei prossimi 10 anni, e vedo Apple ben posizionata a riguardo, appena si potrà andare su itunes da qualunque TV il cerchio sarà chiuso
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro

    > appena si potrà andare su itunes da qualunque TV
    > il cerchio sarà chiuso

    itunes si paga e sara' accessibile solo dalle iTV apple.

    Io preferisco un bel repository libero, accessibile con qualunque mezzo, e soprattutto gratuito.
  • tu magari, ma produttori, registi, attori, costumisti, elettricisti, programmatori etc. etc. no, loro vogliono essere pagati e senza di loro film e programmi tv non esistono.
    Per ora l'open source della TV e e della celluloide non esiste e non esisterà mai, chi metterebbe milioni di dollari in un progetto di un film (Avatar o titanic)per poi vederlo distribuire gratis?
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > tu magari, ma produttori, registi, attori,
    > costumisti, elettricisti, programmatori etc. etc.
    > no, loro vogliono essere pagati e senza di loro
    > film e programmi tv non
    > esistono.

    Il produttore che c'entra? Il produttore e' quello che paga.
    Gli altri vengono pagati.
    Non mi risulta che un elettricista di studio riceva royalties.
    Ha il suo stipendio che non dipende certo dal biglietto del cinema.

    > Per ora l'open source della TV e e della
    > celluloide non esiste e non esisterà mai, chi
    > metterebbe milioni di dollari in un progetto di
    > un film (Avatar o titanic)per poi vederlo
    > distribuire
    > gratis?

    Chiunque, visto che Avatar sono andati tutti a vederlo al cinema!
    Se poi Avatar passasse in TV gratis che cosa cambia.

    Quando hanno inventato il cinema, la TV non esisteva mica.
    E i film li fanno ancora oggi per essere visti principalmente al cinema.
  • Il simpatico Pete Maggi, invece di piangere miseria e invocare nuovi DRM di Silverlight e Microsoft, apra il suo browser e vada a vedere come si fa davvero un sito misto free/premium.
    Per la cronaca si chiama BlinkBox.com ed è nel Regno Unito, usa Flash per lo streaming e WMV per il download.
    non+autenticato
  • Affinchè esista un offerta legale adeguata, è prima necessario che le istituzioni creino le condizioni giuste per questo sviluppo. Questo è il loro compito e in Italia, ed Europa, questo è mancato.

    Troppo facile additare le majors e prendersela sempre e comunque contro di loro.

    Non si fa politica per il consenso politico!
  • beh anche gli USA non hanno fatto un tubo in questo senso

    il problema è che c'è la convinzione che il mercato vada lasciato libero e ogni ingerenza dello Stato è una sorta di intervento dittatoriale

    questa è purtroppo la dottrina neoliberista

    riguardo le major, beh, non si sono certo comportate meglio dei pirati, visto che hanno bypassato tutte le leggi e rastrellato ip abusivamente e inviato lettere estorsive per richiedere risarcimenti calcolato a loro esclusiva discrezione

    riguardo il problema della pirateria, bisogna ripulire il web dai contenuti illegali oppure rendere l'offerta illegale non attraente per il consumatore

    infatti, nonostante le major piangano lacrime di coccodrillo, Jobs ci ha dimostrato che si può vendere la musica ( nonostante la pirateria ) e fare miliardi
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > beh anche gli USA non hanno fatto un tubo in
    > questo
    > senso

    Non direi. Il mercato dell'intrattenimento nelgi USA vale molto di più in termini assoluti rispetto a quello europeo/italiano ed esistono soprattutto le infrastrutture.
    Esiste anche una volontà politica di continuità che qui da noi manca, soprattutto Italia. Obama era visto come l'uomo che avrebbe messo da parte il copyright ed invece dopo la sua elezione proclama la zarina del copyright, difatto continuando un percorso, sul tema della proprietà intellettuale, iniziato dai suoi predecessori.

    L'USA è molto attenta alla proprietà intellettuale, per loro è un asset fondamentale ed strategico.
    Per noi, qui in Italia, che cos'è? Solo un favore alla SIAE.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 23 giugno 2010 19.01
    -----------------------------------------------------------
  • In italia mettono pizzi per i parassiti (Siae)
    Sgabbio
    22616
  • > Obama
    > era visto come l'uomo che avrebbe messo da parte
    > il copyright ed invece dopo la sua elezione
    > proclama la zarina del copyright, difatto
    > continuando un percorso, sul tema della proprietà
    > intellettuale, iniziato dai suoi
    > predecessori.

    Infatti: obama si è rivelato un traditore e un bugiardo (forse si è fatto corrompere), perchè è così che agiscono quelli che incoraggiano il copyright.
    non+autenticato
  • Finchè le offere legali avranno paletti è non daranno cataloghi sconfinati, le vie alternative attireranno sempre le persone.
    Sgabbio
    22616
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Affinchè esista un offerta legale adeguata, è
    > prima necessario che le istituzioni creino le
    > condizioni giuste per questo sviluppo.

    Ma il punto è: noi non vogliamo che esista una offerta legale adeguata (che quasi certamente sarebbe a pagamento), vogliamo mantenere quella che c'è.

    Per creare le condizioni, noi dovremmo rinunciare ad una offerta valida, che funziona, ed è gratuita, per avere (magari dopo anni) una offerta che fa la stessa cosa, ed a pagamento. E nel frattempo? E chi ti garantisce che la realizzino? La possibilità tecnica esiste da almeno 10 anni (per i libri, esiste da oltre 20 anni), e solo adesso si sta tentando di realizzare una offerta online. Vale la pena di sostenere chi lavora così male?

    È meglio un uovo oggi, o lo stesso identico uovo, domani (e te lo devi pure pagare)?

    Quindi, scordati che ti aiutiamo a creare le condizioni, anzi, faremo il possibile per impedirti di lanciare una offerta di questo tipo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros

    > Quindi, scordati che ti aiutiamo a creare le
    > condizioni, anzi, faremo il possibile per
    > impedirti di lanciare una offerta di questo
    > tipo.

    Mannaggia!
  • La gente che si abbona a Sky non paga per qualcosa che non ha un supporto?
    2563
  • mmm incaricherà panda rossa di avviare una campagna anti-skyA bocca aperta
    non+autenticato
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