Luca Annunziata

NGN, tutti al tavolo. O quasi

Alla prima riunione degli stakeholder che dovrebbero dare la fibra all'Italia non tutti sono ammessi a partecipare. E il risultato del primo incontro è: ci vuole un secondo incontro

NGN, tutti al tavolo. O quasiRoma - Alla fine, il tavolo sulla NGN c'è stato. E il risultato di questo atteso incontro, che si è trascinato tra le polemiche (degli altri operatori minori, non convocati) fino alla sua effettiva realizzazione nella giornata di ieri, è: (rullo di tamburi) ci vuole un tavolo sulla NGN. Lo chiedono tutti: Telecom, Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali, e pure 3 Italia e BT che sono state invitate a sedersi per discutere con i colleghi e col viceministro Romani. Resta da capire, tavolo per tavolo, perché quello di ieri non andasse bene per iniziare a lavorare: ma vale la pena passare a raccontare ciò che è emerso da questa prima convocazione della riunione di condominio della rete telefonica italiana.

"Abbiamo fatto un passo avanti - ha detto il viceministro Romani - abbiamo riunito tutti gli operatori TLC a un tavolo su un progetto condiviso e poi si dovrà capire come fare un business plan": ovvero, dopo mesi di rimpiattino in cui era difficile persino riuscire a far parlare assieme gli AD delle varie telco, ora almeno accettano di sedersi allo stesso tavolo. Da qui a prendere accordi per avviare i lavori per la cablatura del paese ce ne passa, ma un piccolo segnale di sblocco dello stallo c'è stato.

E infatti: "Sul fatto che la rete di nuova generazione debba essere unica siamo tutti d'accordo. Il problema è anche delle regole che vengono evocate e della transizione alla fibra. Questi sono passaggi veramente complessi". Leggi: senza Telecom che accetti di mettere in comune i suoi cavidotti e la sua attuale rete, da avviare alla transizione in fibra, non si va da nessuna parte (e non parliamo per favore di switch-off). Si deve fare una newco dentro cui far confluire l'infrastruttura, occorre dividere le partecipazioni a questa nuova entità in maniera equa tra chi aderirà (Stato compreso), ma è proprio qui che nasce il problema: non c'è accordo su chi dovrà contare quanto nel nuovo soggetto, né su come compensare Telecom per il suo "sacrificio" nella separazione dalla rete.
Alla fine della giornata, nessun accordo esplicito o documento comune. Solo una sorta di verbale di seduta, un documento prodotto dal Ministero per lo Sviluppo Economico, cui fa capo Romani, in cui si legge che "Per lo sviluppo in fibra delle infrastrutture di TLC, il Governo ha esposto la volontà di costruire un modello di realizzazione in partnership pubblico-privato in modo tale che la realizzazione delle reti di nuova generazione, obiettivo e competenza degli operatori di telecomunicazioni, possa essere velocizzata ed ottimizzata". Quindi lo Stato italiano studia come entrare nella faccenda, ma dovrà coordinarsi con la UE e con la imminente Digital Agenda a cui lavora il commissario Kroes a Bruxelles, nonché con Agcom che poi dovrà scrivere le regole per la concorrenza in Italia.

Resta da chiarire quale sia la formula, per l'appunto: "Il modello di sviluppo delle infrastrutture digitali consiste nella condivisione di organismi anche societari che presiedono allo sviluppo delle infrastrutture passive di rete, aperti alla partecipazione del governo, delle regioni, di investitori istituzionali e, ovviamente, degli operatori di telecomunicazioni, con governance aperta, coordinamento a livello nazionale, ma declinabile su base regionale, con la massima flessibilità rispetto alle esigenze delle diverse realtà territoriali". Lunghissima definizione, che significa tutto e niente.

Dal paragrafo appena citato si può dedurre che: si va verso una newco che prenda in gestione la rete, dentro cui far confluire tutto quello che ha Telecom e quello che hanno altri soggetti (spento o acceso non importa), e i soldi per pagare questa infrastruttura ce li può mettere in parte lo Stato e in parte le banche. La porta rimane aperta per una cabina di regia nazionale e per l'integrazione coi progetti regionali (quello che stanno facendo in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Basilicata), ma - e qui casca l'asino - "con la massima flessibilità rispetto alle esigenze delle diverse realtà territoriali". Ovvero, le zone bianche (quelle a fallimento di mercato, dove nessuno intende investire per mancanza di ritorni sicuri) potrebbero ricevere trattamento profondamente diverso da quelle metropolitane e urbanizzate dove tutti hanno interesse a esserci.

A voler essere pessimisti, finirà che ci sarà accordo per fare concorrenza sui servizi solo nelle zone dove l'interesse per questi servizi sarà scarso. E nei distretti industriali, nelle metropoli, dove sarebbe fondamentale concentrare tutti gli sforzi su una sola infrastruttura efficiente e efficace, gli operatori potrebbero decidere di farsi concorrenza sulla rete: ovvero la cosa peggiore che potrebbe capitare, visto che tutti gli studi evidenziano la scarsa redditività di una seconda, o peggio, terza infrastruttura in competizione con quella dell'incumbent o del first mover. Un'interessante analisi delle problematiche da affrontare per la nascita della rete NGN in Italia l'ha fatta Stefano Quintarelli, esperto del panorama TLC, racchiudendo il tutto in un video (di seguito).



Come detto, l'unico risultato tangibile di questo sommovimento nazionale è stato che ci sarà una seconda convocazione: ci si rivede il 15 luglio, sempre al Ministero, e magari allora si sarà fatta ancora più chiarezza su quali siano le reali intenzioni di Telecom Italia, e quanto abbia il Governo da investire, e quanto eventualmente si dovrà racimolare di capitale privato dalle banche. Certo, poi però c'è agosto: il terzo incontro ci sarà probabilmente non prima di settembre, poi ci sarà la Finanziaria e chissà quale altra priorità economica cui fare fronte per la stabilità economica dell'Italia. Il Rapporto Caio giace senza seguito sulle scrivanie del Governo da mesi, dei soldi promessi non s'è vista neppure l'ombra. La fibra in Italia, par di capire, è tutt'altro che in procinto di arrivare.

Luca Annunziata
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5 Commenti alla Notizia NGN, tutti al tavolo. O quasi
Ordina
  • Aspettando le grosse decisioni sul piano delle fibre ottiche, il Comune di Tavagnacco agisce così:
    http://www.comune.tavagnacco.ud.it/comune/albo-pre.../
    non+autenticato
  • In Italia - solo in Italia - si sta cercando di far passare il seguente messaggio: per assicurare la democrazia tutti devono poter "parlare" (è la tesi delle piccole entità di TLC, sostenuta robustamente da una parte politica che ritiene di far opposizione, come si faceva trent'ani or sono, cioè non facendo fare niente a chi è al governo in quel momento). Finchè Bersani & C., per fare nomi e cognomi, si proporranno in questo modo, l'Italia scivolerà sempre più indietro. Al contrario di altre democrazie nelle quali l'opposizione propone modelli migliorativi di quelli proposti da chi governa e pone, così, le basi per diventare una credibile forza di governo.
    Tutta questa premessa, che qualcuno (eccelso tecnico ma balbettante politio) definirà logorroica, per affermare che la riunione della NGN, stabilendo che è necessario creare un gruppo di studio e promozione, ha - semplicemente - affermato il principio che a "parlare" (cioè a decidere) devono essere gli operatori che...contano... e questi, prima d'iniziare a "parlare" devono "risolvere" la posizione di Telecom (abbandonando la tesi che siccome la sua rete è stata realizzata con i soldi di tutti la medesima dev'essere patrimonio di tutti). Non si può privatizzare e - poi, molto poi - invocare diritti che dovevano essere "risolti" prima di di privatizzare ed è puro esercizio retorico parlarne per, magari, arrivare all'individuazione di responsabilità (che ci sono state, sia chiaro): ora la situazione è questa ed è da questa che bisogna "iniziare", realisticamente e concretamente.
    Caro Annunziata, occorre partire da questi presupposti ove si desideri - VERAMENTE - non ripetere recenti esperienze "aeriformi" grazie alle quali un operatore di un piccolo centro, avendo a disposizione 130milioni, vince una gara e poi non ha la forza finanziaria per creare la "rete" di cui è diventata proprietaria, con i risultato che il PAESE non utilizzerà mai quell'opportunità.
  • chiacchiere che tirano in ballo, non si sa bene perché, il partito democratico

    gli errori che hanno condotto all'attuale stallo sono imputabili al 50 per cento alla politica, di ogni colore, e al 50 per cento alle telco, nessuna esclusa

    fa ridere, anzi fa molto ridere, sentire oggi qualcuno affermare - come succede - che ci salverà l'enorme penetrazione del mobile in Italia: senza backhaul e backbone in fibra, quella roba lì non serve a niente

    ribadisco che a oggi non esiste nessuno, fatta eccezione forse (a parole, poi si vedrà coi fatti) per Soru, che abbia capito l'urgenza e l'emergenza in cui ci dibattiamo
    stiamo ancora aspettando di sapere che fine abbiano fatto i soldi del WiMAX, quelli del 3G, quelli del GSM, quelli di tutte le aste di frequenze
    stiamo ancora aspettando di sapere che fine faranno le frequenze liberate dalla TV e che oggi forse finiranno di nuovo regalate alle TV
    stiamo ancora aspettando di sapere che cosa successe al progetto Socrates
    stiamo ancora aspettando di sapere che fine faranno i km di fibra di Infratel e quelli di Eutelia

    noi aspettiamo, e quando possibile ricordiamo che non c'è tempo da perdere
    e, di certo, difronte a una necessità nazionale di banda e fibra, difronte a una necessità impellente di recuperare le redini di una rete che in fin dei conti abbiam pagato tutti con bollette e contributi pubblici, ci suona un po' strana tutta questa premura per cercare di non scontentare nessuno: ma noi cittadini, navigatori, netizen, consumatori, siamo proprio meno di nessuno?
  • No, siamo ancora meno.
    Comunque il discorso è già stato affrontato: le infrastrutture scelte dal governo sono ben altre, totalmente inutili ma l'aver costantemente vinto le elezioni leggittima le scelte.
    Quindi ci sarà un bel ponte ( con cablaggio in fibra, già che ci siamo ), una pedemontana a dir poco idiota ed il digitale terrestre.
    Quando troveranno un modo per guadagnarci ( nelle loro tasche, intendo ) dalla NGN allora diventerà un argomento serio.
  • "La fibra in Italia, par di capire, è tutt'altro che in procinto di arrivare."

    Verissimo!
    ..e non la si vedra' forse neanche tra 10 anni perche' non ci sono soldi (ci sarebbero ma e' meglio fare gruzzolo e non investire) e nessuno vuole cedere la sua posizione (monopolio telekaz), ma sopratutto al governo non frega un bel niente che non vada al di la del digitale terreste.. A bocca storta

    Meno male che nel 2012 c'e' la fine del mondo e chi si e' visto si e' visto Rotola dal ridere
    non+autenticato