Mauro Vecchio

Cina, Google non suggerisce più

Le autorità di Pechino contro la funzione Suggest, già colpevole di diffondere chiavi di ricerca a sfondo pornografico. E sulla licenza per Google, ancora nulla da dichiarare. Se non che i vari provider debbano uniformarsi alla legge

Roma - "Sembra che le varie chiavi di ricerca restituite da Google Suggest siano state bloccate per gli utenti cinesi. Un problema non riscontrato nelle ricerche tradizionali, quelle che non sfruttano il suggerimento delle query". Così il portavoce di Google Jay Nancarrow, che ha di recente presentato gli ultimi risultati di uno speciale report sulle varie disponibilità dei servizi di BigG in territorio cinese. Una pagina di status, che ha mostrato quella che pare la nuova mossa del governo di Pechino nell'aspra battaglia con il motore di ricerca made in Mountain View.

Parzialmente bloccati sono risultati alcuni servizi offerti da Google, come Docs, Groups e Mobile. Oltre alla funzione Suggest, che permette agli utenti ricerche più rapide grazie appunto al suggerimento delle query. Suggest era già stato attaccato dalle autorità di Pechino, convinte che restituisse agli utenti cinesi parole a sfondo pornografico.

Il blocco non è certo di buon auspicio per l'azienda di Mountain View, che continua a sperare nel rinnovo della licenza per Internet Content Provider (ICP), necessaria affinché il sito possa continuare ad operare nel paese asiatico. Google aveva dunque smorzato i toni, annullando il reindirizzamento verso Hong Kong di alcuni servizi di Google.cn.
Ma un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha proprio di recente sottolineato come le stesse autorità di Pechino non abbiano alcunché da commentare, almeno per il momento. Gli operatori di Internet, secondo il portavoce, dovrebbero invece pensare ad obbedire alle leggi interne al paese asiatico.

Regole non sempre morbide nei confronti dei vari protagonisti del web. Ultima, quella riguardante i vari rivenditori online, che dovranno ora rivelare i propri dati personali per scansare una multa di circa 10mila yuan (circa 1200 euro). Sanzione che triplicherà nel momento in cui siti come eBay neghino alle autorità i dati personali di utenti coinvolti in business illeciti.

Mauro Vecchio
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