La via pakistana all'antivirus

Una ricetta semplice semplice di sicuro successo: obbligare tutti i provider a garantire il buon funzionamento delle loro reti per il 99 per cento del tempo. Altrimenti giù botte

Islamabad (Pakistan) - Non è davvero andato giù alle autorità pakistane il fatto che la circolazione di un worm abbia bloccato per un certo tempo numerosi server nel paese e, di conseguenza, anche alcuni importanti siti internet. La soluzione a questi problemi individuata dalla PTCL, cioè dalla società di telecomunicazioni di stato, è draconiana: obbligare i provider a fornire garanzie di servizio efficiente per il 99 per cento del tempo.

L'evento scatenante della nuova idea della PTCL, che ha diritto di vita o di morte sulle connessioni del paese (tutte passano attraverso i propri server proxy centralizzati), è stata la massiccia diffusione del worm Yaha in numerosi computer.

Yaha, come qualcuno ricorderà, è un vecchio worm che qualche virus writer indiano aveva persino provato a modificare sperando di colpire i server pakistani. Ma non sono servite modifiche, Yaha ha colpito da sé.
Caratteristica peculiare del worm è di porre le condizioni per attivare attacchi denial-of-service, forme di aggressioni telematiche che puntano a sopraffare i server inviando loro enormi quantità di richieste dall'esterno. In questo modo i server, e i siti gestiti da quelle macchine, diventano irraggiungibili.

Stando ai quotidiani locali, dunque, il ministero delle telecomunicazioni di Islamabad ha chiesto alla PTCL di imporre ai provider una forma di SLA (service level agreement) che li impegni a mantenere attivo in ogni caso il proprio network quasi senza sosta. Un impegno che molti ISP potrebbero non riuscire a sostenere. Non sono ancora definite le sanzioni che verranno imposte a quei provider che non riuscissero a mantenere gli... accordi.
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6 Commenti alla Notizia La via pakistana all'antivirus
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  • Ma da quando la sicurezza si impone?
    Ci vuole un cambio di cultura sulla sicurezza informatica, non una burocrazia che invade anche questo settore.
    Senza parlare poi dei rischi per le libertà:
    "Senta dottò, quel programma di crittografia dal suo servere lo deve togliere, sennò niente certificazione".
    E mi allibisce anche che a questo articolo ci siano quattro commenti, tutti favorevoli.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ma da quando la sicurezza si impone?
    > Ci vuole un cambio di cultura sulla
    > sicurezza informatica, non una burocrazia
    > che invade anche questo settore.
    > Senza parlare poi dei rischi per le libertà:
    > "Senta dottò, quel programma di crittografia
    > dal suo servere lo deve togliere, sennò
    > niente certificazione".
    > E mi allibisce anche che a questo articolo
    > ci siano quattro commenti, tutti favorevoli.

    inneffetti la sicurezza è un fatto di cultura e nonnpuò essere imposta per legge. E non dimentichiamo che in un settore, internet, dove la gente vuole tutto gratis e quando si tratta di pagare scappa, imporre questi obblighi a provider che spesso fanno i salti mortlai per restare a galla... Oggi se il software costa lo copia, poi se non va ci si lamenta che è schifoso anche se poi non lo si è pagato, se la musica costa la si ruba e magari come diceva qualcuno in altro forum è pure giusto perchè i pc mica sono gratis.... bah, se internet comincia a offrire prodotti a pagamento tutti scappano dove non si paga. La qualità costa, e i provider non sono tutti tiscali o tin.it. E se una macchinasi rompe? facciamo pagare la multa? se salta il backup? multa? se approfittano di uan falla ancora oscurao appena comunicata che ancora per mancanza di tempo non è stata chiusa (pure su linux che ha falle pure lui) multa? se restano solo tiscali e tin.it siamo più sicuri? cominciamo a milgiorare la sicurezza di aziende e pc privati che spesso sono facie preda proprio perchè dentro chi li usa fa cose che nemmeno le tribù amazzoni si sognerebbero di fare
    non+autenticato
  • Provate ad immaginarvi se in Italia si fosse potuto applicare qualcosa di simile ai nostri ISP.
    Ma da questa "stramba situazione" si può comunque trovare uno spunto di riflessione. Quale? Far nascere qualche meccanismo attraverso "organi superiori" che faccia garantire una minima condotta di funzionamento a tutti gli ISP.
    non+autenticato
  • > Provate ad immaginarvi se in Italia si fosse
    > potuto applicare qualcosa di simile ai
    > nostri ISP.

    Se potessimo applicare la legge del randello ad un
    bel po' di settori (non ai poveri cittadini) sono sicuro
    che programmi tipo Report, Mi Manda RAI3 e
    Staffelli sarebbero disoccupati
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > > Provate ad immaginarvi se in Italia si fosse
    > > potuto applicare qualcosa di simile ai
    > > nostri ISP.
    > Se potessimo applicare la legge del randello
    > ad un bel po' di settori (non ai poveri cittadini)
    > sono sicuro che programmi tipo Report, Mi Manda RAI3 e
    > Staffelli sarebbero disoccupati

    Con molto e sommo rispetto per tali trasmissioni e persone, ma ti dispiacerebbe così tanto? Personalmente se ci fosse una regolamentazione seria, rigida e rispettata non mi disgusterebbe affatto, e forse la civiltà migliorerebbe...
    non+autenticato

  • > > Se potessimo applicare la legge del
    > randello
    > > ad un bel po' di settori (non ai poveri
    > cittadini)
    > > sono sicuro che programmi tipo Report,
    > Mi Manda RAI3 e
    > > Staffelli sarebbero disoccupati
    >
    > Con molto e sommo rispetto per tali
    > trasmissioni e persone, ma ti dispiacerebbe
    > così tanto? Personalmente se ci fosse una
    > regolamentazione seria, rigida e rispettata
    > non mi disgusterebbe affatto, e forse la
    > civiltà migliorerebbe...

    Secondo me, le persone e i programmi citati sopra sarebbero anche contenti di non fare piu' quel lavoro (e forse intendeva questo anche chi ha scritto la prima risposta).

    Ma purtroppo questa rimarra solo una fantasia...

    ciao
    clg
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