Alfonso Maruccia

USA, quando l'intermediario è un contraffattore

Gucci ha diritto di portare in tribunale istituti finanziari di terze parti, corresponsabili secondo l'accusa di violazione di marchio registrato. Gestivano le transazioni per un sito che vendeva merce clonata

Roma - Fa discutere la sentenza di un giudice federale di Manhattan che ha stabilito il diritto, per la casa di moda Gucci, di trascinare in tribunale tre intermediari finanziari accusati di corresponsabilità nell'infrazione di marchio registrato. C'è l'evidenza che gli intermediari sono colpevoli, dice il giudice Harold Baer, ragion per cui la causa può andare avanti.

I soggetti terzi in oggetto sono Durango Merchant Services, Frontline Processing Corporation e Woodforest National Bank, tutti colpevoli secondo gli avvocati di Gucci di aver processato le transazioni su carta di credito del sito TheBagAddiction.com già tagliato fuori dalla rete in precedenza per la vendita di prodotti Gucci contraffatti. L'accusa sostiene che le tre società coinvolte abbiano condotto affari con TheBagAddiction.com, ben consapevoli del fatto che il sito era gestito da un gruppo specializzato nella contraffazione di oggetti di moda.

Gli intermediari finanziari hanno provato a ribattere alle accuse di Gucci richiamandosi a un caso precedente risalente al 2007, Perfect 10 v. Visa, in cui la corte di appello si era rifiutata di considerare responsabili le società delle carte di credito per la fruizione di contenuti pornografici non autorizzati.
Ma nel caso di Gucci le cose stanno diversamente, ha al contrario deciso il giudice, perché i tre intermediari finanziari erano a conoscenza del tipo di attività di TheBagAddiction.com e Durango si diceva addirittura specializzata in servizi per "commercianti ad alto rischio" inclusi quelli coinvolti nella vendita di "prodotti in copia".

La responsabilità di Durago, Frontline e WNB è di tipo indiretto, ha stabilito il giudice, e i legali dello studio legale Gibson Dunn - rappresentanti Gucci - accolgono positivamente la decisione sottolineando come Baer abbia applicato "i principi base dei marchi registrati alla moderna realtà delle vendite online".

Alfonso Maruccia
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