Mauro Vecchio

UE: fluiscano le parole di AdWords

La piattaforma pubblicitaria di BigG scagionata dalle accuse di violazione di trademark. Aziende come rivali possono competere su qualsiasi parola, senza incappare nelle maglie della legge europea

Roma - Si tratta di una sentenza che potrebbe modificare certi contorni legali dell'advertising online. Oltre che togliere nuovamente dai guai il servizio pubblicitario di Google, AdWords.

La Corte di Giustizia europea ha infatti recentemente sottolineato come non sussista alcuna violazione del trademark, nello specifico per tutte quelle aziende che sfruttano il nome dei loro competitor come parole chiave all'interno del canale pubblicitario di BigG.

Si è così risolta la sfida tra il costruttore britannico Portakabin e quello olandese Primakabin. Quest'ultimo aveva scelto - secondo l'accusa - parole troppo simili a quelle legate al suo competitor d'Albione, come ad esempio portacabin, portokabin e la stessa portakabin.
Una strategia messa in atto proprio sulla piattaforma AdWords, in modo da dirottare tutte le ricerche errate degli utenti verso i servizi offerti dal costruttore di prefabbricati olandese. Ma Portakabin aveva protestato vigorosamente, parlando di chiara violazione del trademark.

Violazione che non si verificherebbe, almeno secondo l'Europa. Google non farebbe altro che mostrare agli utenti i risultati che meglio corrispondono alle varie parole chiave. E le aziende avrebbero inoltre la libertà di acquistare qualsiasi parola, senza incappare nelle maglie delle leggi del Vecchio Continente.

AdWords era già stato assolto da un giudice statunitense alla fine dello scorso aprile, precisamente dalle accuse di Rosetta Stone, azienda di software per l'apprendimento linguistico. E la stessa Corte di Giustizia europea aveva già scagionato BigG dalle accuse del produttore di beni di lusso Louis Vuitton.

Mauro Vecchio
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1 Commenti alla Notizia UE: fluiscano le parole di AdWords
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  • L'affermazione contenuta nell'articolo, secondo cui "le aziende avrebbero inoltre la libertà di acquistare qualsiasi parola, senza incappare nelle maglie delle leggi del Vecchio Continente", a mio avviso è un po' troppo categorica e rischia di determinare comportamenti illeciti nelle imprese.

    La Corte di Giustizia, più precisamente, ha affermato che "il titolare del marchio non può opporsi a tale uso del segno identico al suo marchio *se esso non è idoneo a compromettere alcuna delle funzioni del marchio stesso*" e che "qualora l’annuncio del terzo suggerisca l’esistenza di un collegamento economico tra tale terzo e il titolare del marchio, si dovrà concludere che sussiste un pregiudizio della funzione di indicazione d’origine" [una delle citate "funzioni del marchio"].

    Ciao
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    Modificato dall' autore il 09 luglio 2010 17.54
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