Washington punta sulla nanotecnologia

Bill Joy non sarà d'accordo ma il Congresso sta per varare un fondo da 2,36 miliardi di dollari da erogare in tre anni ai ricercatori impegnati nel nanotech. C'è un futuro che si avvicina rapidamente

Washington (USA) - 2,36 miliardi di dollari: questa la somma che il Congresso statunitense vuole assegnare a Università e istituti di ricerca affinché diano vita e proseguano i progetti di studio e sviluppo nel mondo della nanotecnologia, una branca della ricerca scientifica che per le innumerevoli applicazioni possibili sta acquisendo una posizione sempre più centrale nel progresso tecnologico.

"Gli americani - ha spiegato un parlamentare che sostiene la necessità di maggiori fondi per il settore - potrebbero vedere grandi progressi nei materiali, nelle costruzioni, nelle telecomunicazioni e anche nel computing". Secondo il deputato John Linder, che sostiene il provvedimento e che ne ha parlato per tre ore ai suoi colleghi, la nanotecnologia "è uno dei campi della scienza oggi più promettente ed entusiasmante". Va detto che per nanotecnologia, nella legge ci si riferisce allo studio di materiali la cui dimensione può variare tra 1 e 100 nanometri.

Sebbene anche in Europa si stia lavorando per dare più centralità alla nanotecnologia non si sono esaurite le polemiche tra scienziati rispetto ai rischi legati ad uno sviluppo non controllato di questo ramo di ricerca.
Come si ricorderà, il primo a dare l'allarme fu il co-fondatore di Sun Microsystems Bill Joy, che vede nella nanotecnologia, così come nella genetica e nella robotica, tre ambiti di ricerca che in prospettiva possono portare nelle mani di singoli individui enormi poteri di devastazione. Una visione condivisa da futurologi come Artur C. Clarke, probabilmente il più importante autore di fantascienza, ma fermamente contrastata da celebri scienziati visionari del tecnomondo, come Ray Kurzweil.

Di interesse, in questo ambito di polemica, il fatto che nel provvedimento approvato a Washington si parli esplicitamente della nascita di un progetto di ricerca nazionale che dovrà occuparsi, tra le altre cose, di valutare "le implicazioni potenziali per l'aumento delle performance umane e il possibile sviluppo di intelligenze non umane".
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