Mauro Vecchio

USA, se il film è in edizione P2P

Sarà fatto fluire fra i torrent il nuovo documentario degli Yes Men, duo statunitense finito nel mirino legale della Camera di Commercio per un video troppo satirico, troppo realistico

Roma - Nessuna emittente televisiva statunitense aveva acconsentito alla messa in onda di Fix The World, l'ultimo documentario firmato dal duo meglio noto come The Yes Men. Troppo fitta la pioggia di critiche da parte delle autorità a stelle e strisce, culminate in una causa legale avviata dalla Chamber of Commerce.

The Yes Men Fix The World - questo il titolo completo del film - aveva infatti messo in piedi una finta conferenza stampa organizzata dalla stessa Camera di Commercio statunitense, dove venivano rivelate verità piuttosto scomode su una presunta inversione di tendenza del governo sulla già delicata questione del clima.

Una correzione d'identità - così viene chiamata dal duo satirico statunitense la pubblicazione di siti o filmati facilmente scambiabili per autentici - eccessiva, almeno secondo le autorità statunitensi. Ma la mancanza di broadcaster disponibili alla messa in onda non pare aver scoraggiato i The Yes Men, che hanno invece optato per un'edizione speciale del loro documentario.
Una P2P edition, messa a disposizione delle più vaste platee del torrentismo online, a partire dalla piattaforma BitTorrent VODO. Che ha così messo la speciale edizione di Fix The World direttamente in homepage, affinché milioni di utenti possano liberamente guardarlo e scambiarselo. Il duo ha infatti ottenuto il libero appoggio di fonti come The Pirate Bay, LimeWire e uTorrent.

"Ci sono alcune ragioni per cui abbiamo scelto BitTorrent - ha spiegato a TorrentFreak lo Yes Man Mike Bonanno - In primis, perché è un modo per evitare che ci censurino. Questa versione include infatti un video che ha scatenato le ire legali della Camera di Commercio. Nessun servizio commerciale la toccherebbe".

A parlare di torrentismo non sono stati solo i The Yes Men, ma anche l'Australian Federation Against Copyright Theft (AFACT), che insieme all'Internet Commerce Security Laboratory (peraltro finanziato dalla major Village Roadshow), ha recentemente pubblicato uno studio sull'attuale ecosistema dei canali BitTorrent. Risultato? Quasi il 90 per cento di quest'ultimi sarebbe illegale.

Mauro Vecchio
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