Mauro Vecchio

USA, il wireless contro i cellulari trasparenti

Azione legale dell'associazione che rappresenta l'industria del senza filo. Nel mirino, la legge promossa dal sindaco di San Francisco: che pubblicamente invita tutti alla calma e al dialogo. Si parla di salute dei cittadini

Roma - "Sono deluso. L'associazione che rappresenta l'industria delle comunicazioni wireless ha deciso di sfidare in aula la nostra legge, che rappresenta una pietra miliare nell'informazione verso i consumatori". Così il sindaco di San Francisco Gavin Newsom, in un recente comunicato stampa apparso sul sito ufficiale sfmayor.org.

Newsom è così intervenuto a commentare pubblicamente l'altrettanto recente avvio di una causa legale contro la sua amministrazione, intentata dai massimi vertici della Cellular Telephone Industries Association (CTIA), ovvero l'associazione statunitense che cura gli interessi di tutta l'industria del senza filo.

Una battaglia scatenatasi a partire da una legge che pare non avere precedenti nel paese a stelle e strisce. Una legge che dovrebbe entrare in vigore nel prossimo febbraio, e che potrebbe obbligare tutti i rivenditori di apparecchi wireless ad indicare - in un apposito e visibile spazio - l'esatta quantità di radiazioni emesse da ogni singolo modello di apparecchio posto in vendita.
I commercianti di San Francisco dovranno in pratica mostrare ai vari clienti quello che viene chiamato Specific Absorption Rate (SAR). Un tasso di assorbimento specifico il cui valore varia a seconda del telefono, ma che allo stesso tempo non può superare un livello superiore di 1,6 watt per chilogrammo.

Ma gli alti rappresentanti di CTIA hanno contestato con forza la legge, sottolineando come possa portare ad una generale confusione tra i consumatori. Che in sostanza potrebbero arrivare a pensare che certi dispositivi mobile siano più sicuri di altri, perché generatori di un livello minore di radiazioni.

Ovviamente non dello stesso avviso il sindaco Newsom, che nel suo comunicato stampa ha parlato di misure dettate solo dal senso comune, che altro non farebbero che rendere più facilmente accessibili delle informazioni già messe a disposizione dalle varie società del wireless.

Ma queste stesse società - rappresentate da CTIA - non sono parse granché d'accordo, soprattutto sull'effettivo raggio d'azione legislativo della città di San Francisco. La legge sarebbe in sostanza vietata dal Communications Act che non permetterebbe ad alcuno stato o governo locale di regolamentare voci come quella del SAR all'interno del settore mobile.

CTIA ha inoltre sottolineato come ci sia attualmente un consenso generale sul fatto che i vari dispositivi non siano affatto dannosi alla salute. L'etichetta imposta dalla legge promossa dal sindaco Newsom si allontanarebbe di molto dagli standard dettati dalla Federal Communications Commission (FCC) che dovrebbe - sempre secondo CTIA - essere l'unico soggetto a decidere in tal senso.

Mauro Vecchio
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2 Commenti alla Notizia USA, il wireless contro i cellulari trasparenti
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  • per fare un paragone terra terra, è come obbligare i distributori di carni a dichiarare il paese d'origine dell'animale... non mi sembra una richiesta "antimercato", anzi, più trasparente di così...
    Strano che si siano opposti con così tanta veemenza.
    (comunque penso ancora che il captcha per gli utenti registrati sia una sciocchezza. Almeno se proprio ci tenete, usate recaptcha, che ha uno sopo utile, e soprattutto si legge meglio!)
  • Ridurre le emissioni costa. I circuiti devono essere molto più raffinati per compensare le perdite di segnale.
    Obbligare a esporre questi dati al momento della vendita scatenerebbe la concorrenza, la gara a fare apparecchi che hanno emissioni più basse, aumentando i costi.
    Poi una legge anche in una sola città avrebbe un effetto globale. Sicuramente qualcuno prenderebbe i dati disponibili nei negozi e li pubblicherebbe su internet.

    Sono sicuro che tutti, anche quelli più scettici, se avessero queste informazioni disponibili ne terrebbero conto. Come si dice nel dubbio è meglio non rischiare.
    guast
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