Mauro Vecchio

USA, se lo scammer ci mette la faccia

Non hanno convinto il giudice le prove presentate dal truffatore Daryl Simon per ottenere una riduzione della pena. Le sue foto socialmente utili erano state truccate con Photoshop. Ma la sua espressione era sempre la stessa

Roma - Tanto abile nelle truffe informatiche quanto inetto nell'uso di Photoshop. Non hanno affatto convinto il giudice le prove portate in aula dallo scammer statunitense Daryl Simon, che cercava così di ottenere una sensibile riduzione della sua pena. 24 anni di carcere per aver messo in piedi numerose frodi con carte di credito fasulle ed aver comprato una Mercedes-Benz con un assegno non esattamente autentico.

E Daryl Simon sembrava volersi pentire di quanto fatto, dimostrando al giudice la sua improvvisa predisposizione verso gli altri. Lo scammer aveva così iniziato con i suoi servizi socialmente utili, aiutando pazienti con gli esercizi di riabilitazione, fornendo il suo aiuto presso ospedali e scuole.

Ma c'è un piccolo dettaglio, fotografico. Le inconfutabili prove portate davanti al giudice erano costituite da svariate immagini, tutte rappresentanti il 38enne cittadino statunitense impegnato ad aiutare il prossimo. Fotografie che tuttavia hanno destato più di un sospetto in aula, in particolare a causa di contorni non troppo realistici in prossimità del volto di Daryl Simon.
Che aveva in sostanza artefatto a mezzo Photoshop alcune foto relative a suoi presunti lavori socialmente utili, coprendo il volto dei reali benefattori con il suo. Un'espressione che deve essere piaciuta particolarmente a Daryl Simon, che ha con furbizia estrema deciso di replicarla su tutte le immagini presentate al giudice. Il quale ha ora accusato Simon di frode nei confronti della stessa corte.

Mauro Vecchio
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