Gabriele Niola

WebTheatre/ L'arte del rimorchio, da Internet alla realtà

di Gabriele Niola - Quando un format divertito diverte di più le grandi platee involvendosi. Divenendo cioè più sistematico e allontanando chi fa da chi produce

Roma - Il più grande rischio per una webserie o un webshow è di diventare un prodotto-giovane, il che significa un prodotto banalmente giovanile, ripiegato su stereotipi e luoghi comuni dell'estetica e del linguaggio (audiovisivo) delle reti indirizzate ad un target adolescenziale e tardo adolescenziale. Più che rischiare di involversi una web serie o un webshow rischiano di diventare un cattivo programma da MTV, perdere l'identità con i propri utenti e trattarli da "spettatori", riproponendo i medesimi difetti dei più stanchi e svogliati prodotti per la televisione e soprattutto rischiando di riscuotere così un facile (quanto effimero) successo che ne giustifichi il linguaggio.
È questa la triste storia di DiGiTs, show per la rete molto intelligente, nato neanche un anno fa (a settembre del 2009) e già arrivato ora alla sua terza stagione con altrettanti cambi di conduttore e involuzioni di stile.

digits

L'idea alla base di tutto era semplice ed essenziale come si addice al genere: un uomo mediamente attraente gira per New York, punta una ragazza e cerca di ottenere il suo numero di telefono. Videocamera a mano, nessuna illuminazione se non quella naturale, nessuna sceneggiatura, molta autoironia e una buona dose di ambiguità. La forza dirompente di DiGiTs infatti era di porsi con consapevolezza nel terreno a metà tra il reality (riprendere vere situazioni che coinvolgano vere persone senza nascondere la videocamera), il video virale (esiste una "prestazione" più o meno strana e curiosa che viene effettivamente fatta davanti all'obiettivo) e lo show (ogni puntata ha una sfida, uno svolgimento e una risoluzione finale), puntando sul suo presentatore, lo straordinario Fabrizio Brienza, modello italiano con una spiccata indole rimorchiona, per scatenare doppi livelli di lettura.
Se da una parte lo show puntava ad essere un manuale di rimorchio, ovvero come ottenere il numero di una ragazza che non si conosce (i digits del titolo), da un'altra era la presa in giro di se stesso perché i metodi di Fabrizio erano stupidi, viscidi e abbastanza paradossali ma anche inaspettatamente di successo (spesso grazie alla presenza della videocamera). DiGiTs non solo non si prendeva troppo sul serio ma soprattutto emetteva implicitamente un giudizio sugli show giovanilisti di questo stampo, proponendo in alternativa una visione scanzonata del rapporto uomo donna nella metropoli (le situazioni di rimorchio erano le più varie ma sempre molto legate alla città), grazie al format della "sfida" (Fabrizio doveva ottenere i numeri di telefono ma con degli handicap o in situazioni eccessivamente difficili) e alla paradossale riuscita di alcuni rimorchi.

Quello che è successo è che dopo la prima serie ne è partita una seconda, con un altro conduttore, non più un laido italiano che spontaneamente aderisce al 100% all'idea stereotipica che lo straniero ha dell'Italia, ma un tedesco dalla bellezza molto più acquietante e accettabile, che parla inglese senza inflessioni (e sa anche imitare i dialetti). Nonostante rimanga in piedi il format della "sfida", la situazione vira lo show decisamente più sul versante del vero tutorial. Fabrizio era un modello da non imitare, Rob invece si pone su un piedistallo. 
Le visualizzazioni calano, si perde l'effetto virale, i video non sono più lo "strano ma vero" da far girare, e all'uomo viene affiancata una donna (non bellissima) incaricata di fare lo stesso ovviamente con regole diverse (altrimenti sarebbe troppo facile). La novità sembra funzionare, perché nella sua versione al femminile lo show fa di nuovo qualcosa di strano e inusuale, dimostra in quali condizioni gli uomini, solitamente inclini a scambiarsi il numero con una ragazza, fuggano via o spuntino come funghi, inquadrando una condizione tipica della modernità, cioè i cortocircuiti creati dalla ridefinizione dei ruoli tra maschile e femminile.

Il definitivo affossamento arriva però con la terza stagione, in cui la presentatrice è una specie di modella, bellissima, che introduce i tentativi di volta in volta sempre meno audaci e più simili ad un tutorial sul rimorchio, concludendo gli episodi con espliciti inviti a rispondere con le proprie esperienze in materia (quella blanda idea di interazione che si riscontra in tv) e con una specie di perversa lezioncina su cosa fare e cosa no. Tutto ripreso con un linguaggio privo di idee, proprio con la medesima sciatteria che si riscontra nei prodotti per i vecchi media. Cosa anche peggiore, le visualizzazioni sono salite, portando la serie addirittura a partorire uno spinoff in cui donne sole davanti alla videocamera danno consigli su come vorrebbero essere rimorchiate.

Quello che è successo è che progressivamente si è spostato l'asse del rapporto tra chi fa e chi produce. Al procedere dello show, al suo farsi più sistematico e programmatico, è aumentata la distanza tra produttori e fruitori. I primi sono diventati sempre di più maestrini, in dovere di insegnare qualcosa e di fornire non tanto intrattenimento quanto "nozioni", i secondi sempre più allievi di cui cavalcare le convinzioni. Nella terza serie di DiGiTs infatti è totalmente scomparsa quell'aura scanzonata, quei tentativi di rimorchio impossibili, assurdi e quasi demenziali che riuscivano a rompere con l'idea conservatrice del maschio predatore e delle "tecniche" da aggancio, scardinando le convinzioni e le idee convenzionali in materia, a favore di un caos divertito in cui ogni idiozia può andare bene e anzi più è idiota più sarà divertente la situazione.

DiGiTs - STAGIONE 1 - 30 Seconds Challenge


DiGiTs - STAGIONE 2 -  Deal Breakers


DiGiTs - STAGIONE 2 -  The School Girl DiGiTs


DiGiTs - STAGIONE 3


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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