Roma - Giovedì scorso Google
è risultato per qualche ora bloccato in Cina: tanto è bastato per lanciare l'allarme e avviare un susseguirsi di ipotesi sospese tra il temporaneo disservizio tecnico e l'azione offensiva del Governo cinese.
Il motore di ricerca, Immagini, Google News e advertising, sembra infatti che non fossero accessibili dalla Cina e rimandavano ad una versione del sito con base ad Hong Kong. Addirittura bloccati completamente (cioè ad un livello compreso tra il 67 e il 100 per cento) secondo il
servizio di monitoraggio di Google.
I rapporti non certo idilliaci tra le due parti in causa non hanno poi permesso di chiarire subito la questione. E alla fine potrebbe essersi trattato solo di un malinteso: Pechino non esprimeva nessun commento, mentre Google
dichiarava che i suoi servizi in Cina fossero stati bloccati. Per poi, tuttavia,
affermare due ore dopo che non vi era stato nessun blocco totale e che i servizi erano normalmente disponibili.
L'incomprensione, ha poi spiegato Mountain View,
dovrebbe essere stata provocata dal
sistema di valutazione dei blocchi implementato da Google per monitorare la situazione cinese dopo i
fatti di gennaio: "È possibile che abbiamo sovrastimato un piccolo blocco occorso durante la notte".
Claudio Tamburrino