Claudio Tamburrino

UE, Google libera i marchi in AdWords

Uniformata in Europa la policy sui link sponsorizzati e l'impiego da parte di inserzionisti terzi di nomi registrati. Ora è più simile a quella del Nordamerica, e l'Italia non fa eccezione - UPDATE

UE, Google libera i marchi in AdWords UPDATE: Abbiamo aggiunto alcune precisazioni che ci ha inviato l'Ufficio Stampa di Google. L'articolo conteneva delle imprecisioni riguardanti l'adozione in Italia della nuova policy.

Roma - Dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha affermato che AdWords non viola il diritto europeo permettendo ai suoi inserzionisti di utilizzare parole e marchi registrati dagli avversari per la loro pubblicità, Google ha deciso di apportare qualche cambiamento alle sue policy per il Vecchio Continente sulla questione. In questo modo, dice Mountain View, sarà possibile fornire più informazioni (più utili, ci si augura) agli utenti che effettuino una ricerca: ad esempio, mostrare tramite i link sponsorizzati annunci riguardanti offerte di un rivenditore del marchio in questione. Per quanto attiene prodotti concorrenti, in alcuni paesi (tra cui l'Italia e la Francia) permangono alcune limitazioni.

A partire dal 14 settembre, riferisce Mountain View, gli inserzionisti in Europa potranno quindi utilizzare i marchi come parole chiave per acquistare inserzioni AdWords. Poiché la Corte di Giustizia ha sancito che la precedente interpretazione della normativa comunitaria sui marchi era stata di fatto travisata, e ha riconosciuto a Google lo status di mero fornitore di servizio sollevandolo dagli oneri di controllo del contenuto dei link sponsorizzati, BigG può ora lasciare spazio alle offerte degli inserzionisti anche su parole chiave che facciano riferimenti a brand consolidati: nel rispetto, si intende, delle leggi vigenti a livello nazionale e continentale.
I cambiamenti riguarderanno l'utilizzo dei marchi in Europa e nell'area europea di libero scambio (EFTA). Il servizio AdWords viene in questo modo adeguano a quello già offerto in altre parti del mondo, come Stati Uniti, Canada e Regno Unito. In vigore restano comunque tutte le leggi nazionali (nel caso dell'Italia, ad esempio, le norme sulla pubblicità comparativa), che piazzano comunque dei paletti alla nuova policy.

Viene quindi garantita in ogni caso la possibilità per i titolari di un marchio di segnalare eventuali situazioni che a loro giudizio rischiano di creare confusione. Se sussiste nell'annuncio indicato il rischio che possa effettivamente malindirizzare gli utenti circa l'origine dei beni e servizi pubblicizzati, allora l'inserzione sarà rimossa.

Claudio Tamburrino
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