Claudio Tamburrino

Google abbandona Wave

Ma l'onda potrebbe non esaurirsi: Mountain View vuole cavalcare i social network e il progetto aveva introdotto interessanti novità. Che saranno riciclate altrove

Roma - L'estate è una stagione crudele: Google, patrigno spietato, ha annunciato di voler abbandonare Wave. Questo significa che smetterà di svilupparlo e che garantirà di mantenerlo online solo per quest'anno, mentre cercherà di sfruttare la tecnologia in esso incorporata per altri progetti, così come il team di sviluppatori australiani che sarà ora trasferito.

Per chi ancora utilizzava Google Wave non c'è il rischio di perdere le informazioni che si erano inserite: verranno creati strumenti per permettere agli utenti di "liberare" i loro dati, che continueranno ad essere ospitati almeno fino alla fine del 2010. La natura open source della piattaforma, peraltro, dovrebbe garantire l'eredità anche delle tecnologie impiegate. Anche perché, successo o meno, l'Onda partita da Mountain View sembrava aver qualcosa da dire.

La speranza di coloro che vedevano le potenzialità di Wave è proprio che il progetto, e le innovazioni che in ogni caso era riuscito a introdurre, saranno tramandate sotto altre forme. D'altronde anche Eric Schmidt, parlando della decisione finale, ha affermato che all'interno del Googleplex apprezzavano "l'interfaccia e alcune caratteristiche di Wave, ma che non avendo avuto abbastanza successo" non potranno continuare ad investirvi, preferendo invece prendere quanto di buono vi è stato prodotto "per applicarlo in progetti futuri".
Wave sembrava essere nato sotto la migliore delle stelle, per infrangere la maledizione che sembra colpire Google ogni volta che si avvicina ai servizi di social network: doveva rappresentare un innovativo sistema di comunicazione e condivisione online, in grado di integrare messaggistica in tempo reale, email, wiki, documenti condivisi e social network, e la sua presentazione, nel corso della conferenza I/O del maggio 2009, era stata accolta con entusiasmo.

Collaborazione real-time, rete di interscambio dati (WaveNetwork) con drag-and-drop direttamente dal desktop, nonché l'integrazione con altre applicazioni come Google Maps, Gail, Google docs, Google Calendar, erano i suoi punti di forza, per farne il social network destinato a primeggiare nel mondo del lavoro. O quanto meno per gli ambiti in cui il brainstorming è essenziale. Tutto, poi, ruotava intorno alle estensioni che gli sviluppatori erano liberi di pensare per arricchire di potenzialità la piattaforma.

Anche l'avvio del progetto Wave, annunciato a maggio e presentato in anteprima nel settembre 2009, peraltro, sembrava destinarlo ad un discreto successo: l'hype era salito, gli inviti per provare il servizio erano alquanto desiderati e non era difficile trovare su Twitter e Facebook persone che esultavano con orgoglio per averne ricevuto uno.

In totale una base di 100mila utenti ognuno dei quali con la possibilità di invitarne in media altri 8: ai suoi esordi dovrebbe essersi affacciato sul browser di almeno 5 milioni di utenti, mentre ora solo un milione sembravano ancora utilizzarlo. Insomma, un calo verticale dopo l'esaltazione iniziale, come se la piattaforma avesse deluso i più. Urs Hölzle, vicepresidente di Google, ha spiegato che "Malgrado i suoi successi e i molti fan affezionati, Wave non è stato utilizzato quanto avremmo voluto"

Alla prova dei fatti, sembrerebbe che gli utenti lo abbiano pesato, lo abbiano misurato e lo abbiano trovato mancante: pur avendo i suoi estimatori anche tra gli addetti ai lavori, i difetti hanno, insomma, pesato di più. Da un lato la relativa lentezza di una piattaforma che si promette di "collaborazione real-time", dall'altra la natura delle estensioni, troppo varie per riuscire a capirne immediatamente l'utilità, non integrate da subito penalizzando una fruizione immediata delle potenzialità della piattaforma.

Anche il fatto di aver vissuto la maggior parte della sua vita in Beta (ha aperto al pubblico solo a marzo) limita di fatto la possibilità di esprimere commenti su questi primi difetti: d'altronde la ricorsa di Google ai social network non ammette né ritardi, né intoppi, né mezze misure.

Wave, insomma, si unisce a quei progetti che Google ha avviato per testare il campo: in piedi resta invece Buzz che, dopo i numerosi problemi iniziali che sembravano identificarlo come candidato numero uno nella periodica razionalizzazione dei servizi Google, parrebbe ora avere raggiunto numeri discreti. Il CEO Schmidt ha parlato di decine di milioni di utenti, in buona parte gli utenti Gmail che non sembrano disprezzarlo, ma anzi consideralo un'estensione utile del servizio di posta.

Google pur avendo registrato mille successi, deve ancora fare centro nel campo social, dove ha conosciuto il sapore della sconfitta: dopo Lively, Hello, Orkut (che in Brasile ancora spopola), gli imbarazzi (iniziali) di Buzz e, ora, l'abbandono di Wave, deve ancora trovare la strada con cui seguire Facebook e Twitter. Mountain View, d'altronde, non demorde e, semplicemente, indirizza le sue risorse verso nuovi progetti che perseguono il medesimo obiettivo: dopo l'investimento nell'azienda di social game Zynga, Google ha recentemente acquistato Slide, servizio che coniuga social network e condivisione foto per 182 milioni di dollari. Il nuovo progetto nel social space dovrebbe essere guidato da Vic Gundotra.

Claudio Tamburrino
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16 Commenti alla Notizia Google abbandona Wave
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  • Wave è una cosa inutile che fa cose che non servono, per lo meno ai più.
    non+autenticato
  • ...male alloggia.
    Questo vale per Google, Microsoft e tutte le compagnie che vogliono imporre un proprio servizio in alternativa a servizi già ampiamente diffusi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Frigghenaue i
    > ...male alloggia.
    > Questo vale per Google, Microsoft e tutte le
    > compagnie che vogliono imporre un proprio
    > servizio in alternativa a servizi già ampiamente
    > diffusi.

    Di solito chi arriva per ultimo porta anche carichi di novità....
    E poi sostituirei "imporre" con "proporre".
    Il fatto che una piattaforma sia diffusa non è assolutamente indice di qualità e innovazione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Davide
    > - Scritto da: Frigghenaue i
    > > ...male alloggia.
    > > Questo vale per Google, Microsoft e tutte le
    > > compagnie che vogliono imporre un proprio
    > > servizio in alternativa a servizi già ampiamente
    > > diffusi.
    >
    > Di solito chi arriva per ultimo porta anche
    > carichi di
    > novità....
    > E poi sostituirei "imporre" con "proporre".
    > Il fatto che una piattaforma sia diffusa non è
    > assolutamente indice di qualità e
    > innovazione.

    Non lo è assolutamente, solitamente l'utente medio non è propenso a cambiare le proprie abitudini.
    non+autenticato
  • Ma di cosa stiamo parlando..
    l'utente medio si adatta e come..
    basti pensare negli ultimi 10 anni la gente non sapeva cos'era internet ed ora tutti hanno un account su facebook... Non ne capivano di interazione uomo macchina ed oggi tanti hanno un telefono touch che e lo sanno accoppiare alle reti wifi bluetooth etc etc...
    L'utente si adegua e come basta solo che ci siano pattern d'interazioni facilmente fruibili. La bravura stà nel mascherare applicazioni complesse con una usability semplice e intuitiva...


    - Scritto da: Frigghenaue i
    > - Scritto da: Davide
    > > - Scritto da: Frigghenaue i
    > > > ...male alloggia.
    > > > Questo vale per Google, Microsoft e tutte le
    > > > compagnie che vogliono imporre un proprio
    > > > servizio in alternativa a servizi già
    > ampiamente
    > > > diffusi.
    > >
    > > Di solito chi arriva per ultimo porta anche
    > > carichi di
    > > novità....
    > > E poi sostituirei "imporre" con "proporre".
    > > Il fatto che una piattaforma sia diffusa non è
    > > assolutamente indice di qualità e
    > > innovazione.
    >
    > Non lo è assolutamente, solitamente l'utente
    > medio non è propenso a cambiare le proprie
    > abitudini.
    non+autenticato
  • Google ci prova ma secondo me avrebbe fatto meglio a comprare FB qualche tempo fa, come fece con youtube ... oggi dovrebbe sborsare troppi soldi... non è detto che però possa trovare qualcosa di nuovo...
    non+autenticato
  • ...anzi, non è detto che non sia ancora 'conveniente' acquistarlo (a rate) 803563se poi hanno margine di recupero in termini pubblicitari in un tempo definito. Personalmente a Twitter invece non darei una lira...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Davide
    > basti pensare negli ultimi 10 anni la gente non
    > sapeva cos'era internet ed ora tutti hanno un
    > account su facebook...

    eh beh una buona percentuale di quelle persone ,secondo me,ora fa l'equazione facebook=internet e non è proprio un bene eh...
    non+autenticato
  • Ho idea che il prossimo tonfo lo farà Buzz...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Orwell
    > Ho idea che il prossimo tonfo lo farà Buzz...

    Buzz ha dalla sua che è integrato in Gmail, quindi molto più accessibile di Wave (non devi "ricordati" di accederci, ci sei già quando sei sulla posta), poi non stravolge nessun concetto, non è così complicato da usare e da poco fastidio (: la gente non lo elimina per troppi messaggi o altro). Secondo me potrà tranquillamente vivacchiare a lungo.
    pippuz
    1260
  • Sono stato tra quelli che esultarono quando mi venne attivato Google Wave, per poi restarne deluso in pochi giorni.
    Secondo me Google ha sbagliato a creare tutta questa aspettativa, avrebbe dovuto introdurlo senza annunci in pompa magna, perche' Wave non si e' rivelato altro che un concept. Se il suo ingresso sulla scena fosse stato piu' "silente" la Google avrebbe evitato questa figura barbina, e l'utenza l'avrebbe assorbito per quello che doveva essere, un test in vista dello sviluppo di piattaforme piu' organiche.
    non+autenticato
  • Rimane comunque un peccato, poiché tecnicamente faceva le scarpe al faccialibro, peccato che l'utenza media di social network sia poco interessata alle potenzialità tecniche.
    E' triste dirlo, ma credo che il punto più debole di Wave sia stato la sua troppa interattività, che costringeva l'utente ad un utilizzo veramente attivo, e non "clicca qui, clicca là" come la concorrenza.
  • Quoto tutto.
    E' davvero solo questione di marketing...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marco P.
    > Quoto tutto.
    > E' davvero solo questione di marketing...

    Ma quale marketing... Wave è stato proposto come una piattaforma ma in realtà altro non era che un MSN con innesti di servizi google, tutto li.
    A parte qualche feature che MSN e Yahoo Messenger non possiedono, il risultato è il medesimo. Nessuno se la è sentita di obbligare i propri contatti a migrare verso questa ennesima cialtroneria di google, rischiando di trovarsi con due o piu messenger o non essere piu raggiungibili.

    La gente si entusiasma con poco, e qui il marketing ha avuto un successo enorme, ma poi la realtà cade come una mannaia con tutta la sua mole su un prodotto che non ha i numeri per poter competere con gli altri.

    E le teste rotolano (flop) Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • la realtà è che wave è intuitivo nell'uso come lo è configurare via shell un router cisco.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pinco pallino
    > la realtà è che wave è intuitivo nell'uso come lo
    > è configurare via shell un router
    > cisco.

    Quoto.

    Wave, oltre a essere poco intuitivo, era abbastanza slegato da gmail (e quindi dai propri contatti e da quelli già aggiunti in chat, per dire), costituiva un mondo a sé non particolarmente efficace, quindi non in grado di sostituire altri strumenti. Era una via di mezzo fra una mail con più funzioni e un giochino, per di più complicato.
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    Modificato dall' autore il 06 agosto 2010 09.36
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    pippuz
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