Luca Annunziata

Skype vuole Wall Street

L'azienda, in parte controllata da eBay, si candida a diventare un pezzo del listino Nasdaq. Punta a racimolare 100 milioni di dollari, ma i dettagli dell'operazione sono ancora tutti da scoprire

Roma - Si presenta alla Borsa di New York come azienda straniera, dal nome altisonante e con un parco di utenti registrati da oltre 550 milioni. Mira a realizzare un'offerta pubblica da 100 milioni di dollari, ma non si sa ancora quante saranno le azioni messe in vendita né a quanto. Sta di fatto che molti analisti guardano con attenzione all'operazione, per almeno due motivi: il primo è che un marchio conosciuto come Skype tenta la sortita sul mercato, forse perché ritiene che la crisi sia passata. Il secondo è che proprio da come andrà l'operazione si capirà qualcosa di più sulla salute dell'economia in generale, e dell'ICT in particolare.

Al momento, le azioni di Skype sono ripartite tra eBay (che ne possiede il 30 per cento), e un gruppo di investitori formato da Silver Lake (fondo di investimento privato che detiene il 56 per cento) e la coppia Zennstrom-Friis che da fondatori si sono trasformati in azionisti. I due, infatti, nel 2005 avevano ceduto il controllo dell'azienda alla casa d'aste per 2,6 miliardi di dollari, uscendo definitivamente dalla sua gestione nel 2007 e rientrandovi lo scorso anno al termine di una lunga e onerosa (dal punto di vista finanziario) querelle sulla tecnologia che è alla base del funzionamento del sistema VoIP.

Proprio nei documenti sottoposti all'ente che controlla la Borsa sono contenute le cifre che raccontano la battaglia senza esclusione di colpi combattuta nel 2009: alla fine dell'anno fiscale trascorso, Skype era in perdita per 417 milioni di dollari, a causa dei costi legali sostenuti per dirimere la questione della proprietà e per l'annosa vicenda Net2Phone (chiusasi in sordina la scorsa settimana). Nella prima metà dell'anno ha invece fatto registrare un bilancio in attivo di 13 milioni (profitti in calo, nonostante il fatturato sia aumentato: solo l'1,4 per cento degli utenti registrati è anche acquirente di servizi premium, e spende in media 96 dollari l'anno), ma l'azienda precisa che "potrebbe non mantenersi in attivo" a causa della sua "dipendenza dalle chiamate SkypeOut".
A giocare ovviamente un ruolo decisivo saranno gli accordi varati in questi mesi con gli operatori telefonici, basti pensare a quello con Verizon, ma si tratta di un mercato tutto ancora da costruire nonostante il ruolo ottenuto nelle chiamate internazionali: basti pensare alla ondivaga decisione che ha portato prima ad affermare che il servizio sarebbe stato a pagamento via 3G su iPhone, salvo poi ricredersi e rivalutare almeno il tariffario per quanto attiene le chiacchiere Skype-Skype. Da non sottovalutare neppure l'impegno tecnologico con Panasonic.

L'offerta pubblica dell'azienda lussemburghese si svolgerà con modalità particolari: Skype non intende creare un'apposita società con sede statunitense per la quotazione, pertanto verranno vendute sul mercato azioni di un entità straniera unicamente a investitori USA. Gli advisor per l'operazione sono Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan Chase. I profitti generati nella vendita saranno reinvestiti nell'azienda. Non si conosce ancora una data d'inizio per l'operazione.

Luca Annunziata
5 Commenti alla Notizia Skype vuole Wall Street
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  • Potrà solo essere oggetto di speculazione per un titolo che che schizzerà su e giù a seconda degli umori del mercato. E' chiaro, però, che a parte il valore intrinseco del nome che porta l'azienda e il valore indubbio degli algoritmi che hanno reso famoso il client voip, è un'azienda che non ha ancora trovato e difficilmente troverà il modo di fare utile. Skype come decine di altri IM e x chiamate audio-video deve il suo successo al fatto di essere gratuito e, dove possibile, di far risparmiare qualche euro di telefonate inter-urbane o al cellulare dotato di piano dati. Se fosse a pagamento (il client) una tantum e si pagasse 10$ l'anno e la metà o meno degli utenti decidessero di accettare di acquistarlo. Un'azienda con già 550 milioni di utenti potrebbe pensare di incassare es. $ 2,500,000,000.00Occhiolino Poi però ci sarebbe una più o meno lenta migrazione verso le piattaforme gratuite e probabilmente darebbe spazio ad altre aziende per la corsa a riempire il buco lasciato da Skype.
    Molto presto la bolla si sgonfierebbe e Skype dovrebbe correre ai ripari inventandosi qualcosa di nuovo. Forse lo sta già facendo se si accorda con gli operatori telefonici, ma questi accordi sicuramente porteranno poco vantaggio agli utenti e non saranno molto ben visti.
  • Si vede che non hai mai fatto un'internazionale ....

    Con skype sosta meno chiamare al cellulare in Canada che con il proprio cellulare qualcuno in Italia!!!
    harvey
    1481
  • Ah, ah. Canada dici? Scrivimi a questo indirizzo:

    faman@rocketmail.com

    e ti dimostro che Skype SUCKS! Mi ringrazierai a vita.
    Anche se purtroppo solo quello, perché io non ci guadagno un cavolo.
  • Skype farà anche schifo come dici, ma io chiamo i miei clienti in Europa dall'Australia e mia moglie chiama la famiglia in Italia tre volte la settimana spendendo più o meno 10 AUD al mese (circa 6 Euro). Qualità perfetta, molto meglio delle chiamate da cellulare che su tratte intercontinentali vengono instradate probabilmente su voip da 64kbp...
    non+autenticato
  • Io chiamo ogni tanto dei miei parenti negli USA e pago con skype circa 2 centesimi al minuto, sia sul fisso che sul cellulare, la qualita' audio la trovo ottima e mai nessun problema, ultimamente mi serviva un numero alternativo e con il servizio free ring2skype al volo ho ottenuto un numero fisso italiano per ricevere chiamate all'estero sul computer.

    Dici che skype fa schifo? Io non ho testato altre soluzioni ma sei hai alternative migliori scrivi pure la soluzione qui sul forum cosi rimane a tutti.