Claudio Tamburrino

Seul: Google ha fotografato troppo

Perquisizioni per gli uffici di Street View. L'accusa è sempre la stessa: violazione della privacy in particolare per la raccolta dei dati wifi. Nonostante tutto il servizio si prepara a esordire in Germania

Roma - Gli uffici di Google in Sud Corea sono stati perquisiti dalla polizia. Secondo quanto riferito da un portavoce di Mountain View l'azione seguirebbe le indagini avviate dalle autorità locali sul servizio Street View. Un comunicato della polizia lo conferma spiegando che: "Stiamo investigando su Google Korea per la sospetta raccolta di dati non autorizzati su utenti Internet attraverso la loro rete WiFi".

Diciannove gli agenti della Polizia Nazionale coreana, secondo alcune fonti uomini del Centro di Difesa dal Cyber-terrorismo, che hanno fatto irruzione negli uffici di Seoul di BigG e che sono usciti sequestrando hard disk e documenti.

Una volta che l'analisi dei documenti confiscati sarà completata le autorità convocheranno i rappresentanti di Google per un confronto.
Nonostante l'avvio delle indagini le macchine di Street View continuano a mappare le strade coreane, così come in Germania, nonostante omologhe indagini si debbano ancora concludere, Mountain View esordirà entro l'anno con il servizio.

Venti le città che potranno usufruire in un primo momento dello Street View tedesco. L'unica precauzione presa da Google nell'occasione consiste in una campagna pubblicitaria per spiegare ai cittadini che la loro privacy e la loro sicurezza non sono state compromesse dalla raccolta di dati e foto delle macchine di Street View. Con le spiegazioni per chiedere l'eventuale rimozione di certe immagini che queste vengano pubblicate online. BigG ha invece già provveduto a rendere irriconoscibili volti e targhe. Funzionalità per cui, tra l'altro, uno studente dell'Università della California avrebbe sviluppato un software ad hoc, capace di far scomparire i passanti dalle strade immortalate dal servizio.

In attesa, insomma, che si chiudano tutte le indagini che decideranno del suo destino, aperte dagli Stati Uniti all'Europa, passando per il Canada, il Sudafrica, il Giappone, Taiwan e Singapore, Google sembra intenzionata a non farsi fermare. Le prime due investigazioni concluse segnano un pareggio per Mountain View: per il Regno Unito non vi è stata violazione di privacy, mentre per l'Australia sì.

Claudio Tamburrino
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