Claudio Tamburrino

Vevo nel mobile, tra licenze e rimozioni

Mentre l'app di Grooveshark appena approvata viene bloccata su denuncia di Universal, la piattaforma dei video ufficiali approda sui dispositivi Apple

Roma - Vevo, la sottodivisione di YouTube che raccoglie video musicali, ha ora un'app apposita per iPhone e iPod Touch, con cui tutti i suoi oltre 22mila filmati saranno a distanza di un dito dagli utenti, ottimizzati per il nuovo schermo Retina di iPhone.

L'applicazione offrirà, oltre ai video, anche servizi aggiuntivi come contenuti esclusivi, playlist, programmi musicali originali VEVO, l'opzione "playlist personalizzata" (che permette di costruire e salvare una propria lista di video preferiti per un playback on-demand), opzioni basate sulla geolocalizzazione (chi sta vedendo cosa vicino all'utente) e strumenti per condividere i contenuti visualizzati con i propri contatti. In più, durante il caricamento di un video l'attesa sarà riempita da curiosità pop up dal mondo della musica. Collegati ai video che possono essere visualizzati su Vevo, la possibilità, che riproduce l'advertising proposto su YouTube, di acquistare i brani ascoltati su iTunes.

Il servizio è per il momento disponibile solo negli Stati Uniti e in Canada. Le versioni per iPad e Android sono state annunciate da Vevo come "in lavorazione".
Uno dei maggiori vantaggi offerti da Vevo è la sua natura non amatoriale (la piattaforma è nata dalla partnership delle major Universal, Sony ed EMI con YouTube), oltre a garantire una qualità mediamente più alta di video e audio, non presta il fianco a problemi di licenze e non si propone, per esempio, il rischio (come può invece accadere con YouTube) di incappare in video che non hanno la licenza per la distribuzione mobile o che è stato rimosso perché caricato in violazione del diritto d'autore.

Nel frattempo Apple ha rimosso da App store Grooveshark, applicazione dedicata alla musica in streaming: proprio un problema di licenze sarebbe costato all'app la sospensione. A lamentarsi del servizio di streaming (che ha esordito sulla piattaforma di vendita Apple ad agosto) Universal Music Group UK.

Sul blog ufficiale della app si legge che gli sviluppatori non si aspettavano assolutamente questa evoluzione e che per questo "non dormiranno fin quando non troveranno un modo per risolvere la faccenda e riproporre Grooveshark su iPhone", dove avrebbe trovato già tanti fedeli utenti.

Come è solita fare, Cupertino ha deciso di rimuovere l'applicazione in attesa che le accuse di Universal vengano valutate: si tratta ora di scoprire se le licenze detenute da Grooveshark coprano i contenuti ospitati e le forme di distribuzione utilizzate. Una spinosa questione da cui il servizio di streaming musicale si difende strenuamente da tempo.
Grooveshark, intanto, resta a disposizione degli utenti che l'hanno già scaricata su iPhone e di quelli di BlackBerry, Android, Palm WebOS e Symbian.

Simile a Spotify, il servizio permette di ascoltare musica in streaming, creare e condividere playlist, caricare personalmente canzoni sulla piattaforma: gli utenti possono ascoltare le canzoni gratuitamente ma con pubblicità, mentre un abbonamento senza advertising è disponibile a 3 dollari al mese o 30 all'anno (con il diritto all'utilizzo delle applicazioni sviluppate per i dispositivi mobile).

Servizi del genere, che in maniera legale mettono a disposizione (con abbonamenti tutto compreso e/o advertising) musica in streaming agli utenti, contribuirebbero (secondo un sondaggio condotto in Norvegia per conto di un servizio di streaming) a disincentivare la pirateria: il 54 per cento delle persone che usano questi tipi di servizi non scaricherebbe musica illegalmente. Sulla stessa linea un sondaggio condotto a novembre dall'azienda Money Supermarket, secondo cui due terzi degli utenti Spotify non scaricherebbe tracce illegalmente o lo farebbe raramente, e con due sondaggi britannici che parlano sempre del 50 per cento di convertiti all'ascolto legale.

Claudio Tamburrino
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