Anonimato digitale, rischi a Washington

L'amministrazione Clinton e il Congresso stanno esaminando la possibilità di una guerra all'anonimato in rete, con la scusa che la repressione del crimine digitale è sempre più difficile

Washington (USA) - Che l'anonimato su web esista è quasi più un mito che altro, perché per essere davvero anonimi online si devono avere competenze tecniche che all'utente medio normalmente mancano. E si devono utilizzare strumenti, come i "remailer", pensati allo scopo. Ora questi tool, che da sempre incontrano l'opposizione delle forze dell'ordine di numerosi paesi, potrebbero essere a rischio, stando alle dichiarazioni e ai dibattiti che si svolgono nella capitale americana.

Secondo i vertici della polizia federale e i consulenti del Dipartimento di giustizia, il governo americano dovrebbe offrire agli inquirenti maggiori strumenti di indagine per contrastare "l'avanzata dell'hacking" e il "crimine digitale". Prima ancora, però, suggeriscono alcuni in queste ore, "bisogna liberarsi" dei tool dell'anonimato, come i remailer o certi account internet gratuiti, perché sono strumenti che consentirebbero ai "criminali digitali" di nascondere le proprie identità.

Il viceprocuratore generale Eric Holder, parlando dinanzi ad una commissione del Congresso, ha affermato che "un criminale che utlizza strumenti e altre informazioni disponibili su internet può operare in un anonimato pressoché completo". Per questo, ha detto Holder, l'amministrazione Clinton sta ragionando su un dato, "se cioè abbiamo o meno sufficienti strumenti legali per individuare, localizzare e perseguire i criminali cyber".
Ad ogni modo i tempi di qualsiasi decisione saranno lunghi per le divisioni che emergono sulla materia tra i parlamentari americani. Molti, infatti, ritengono che non si debbano utilizzare nuovi strumenti legislativi per affrontare la situazione, una tesi peraltro condivisa, dato non indifferente, dalla stragrande maggioranza dell'industria di settore.
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