Mauro Vecchio

Wikileaks, il memo del terrore

Pubblicato un nuovo documento di tre pagine sulla possibile immagine degli Stati Uniti come esportatori all'estero di terrorismo. In Svezia Assange viene scagionato dall'accusa di stupro

Roma - Appena tre pagine, quasi una dimostrazione pubblica alle autorità statunitensi. Perchè il noto sito delle spifferate Wikileaks non sembra poi così intimidito dalle insistenti pressioni del governo di Washington, dopo la pubblicazione a fine luglio di documenti ben più consistenti sulle operazioni di guerra condotte in Afghanistan.

Quello pubblicato di recente è un sintetico memorandum, diramato internamente dalla Central Intelligence Agency (CIA) all'inizio dello scorso febbraio, conservato ovviamente sotto l'etichetta materiale riservato. Quasi uno spunto di riflessione, esplicitamente intitolato "cosa potrebbe succedere se gli Stati Uniti venissero visti all'estero come degli esportatori di terrorismo".

Un memorandum, appunto, stilato da quella che è stata soprannonimata cellula rossa, messa in piedi dalla stessa CIA per affrontare tematiche con la formula del se fosse. Cosa fare qualora dei cittadini a stelle e strisce venissero implicati in guerre per la fede o movimenti estremisti come l'Irish Republican Army (IRA).
"Se gli Stati Uniti venissero visti come esportatori di terrorismo, allora i suoi partner esteri potrebbero rivelarsi meno inclini alla cooperazione - si può leggere nel documento - per quanto concerne attività extragiudiziali, compresa la detenzione, il trasferimento e l'interrogazione di sospetti in paesi terzi".

La nuova pubblicazione da parte di Wikileaks non pare tuttavia aver scatenato le stesse reazioni dei diari della guerra. Un comunicato ufficiale della CIA ha infatti sottolineato come simili memorandum servano semplicemente per provocare forme di pensiero differenti, per stimolare l'analisi delle situazioni possibili.

Intanto, in terra svedese, il portavoce di Wikileaks Julian Assange è stato completamente scagionato dalle accuse di violenza sessuale nei confronti di una donna a Stoccolma. Non ci sarebbero prove sufficienti a continuare con le indagini. Indagini che però continueranno per l'altra accusa, quella di molestie.

È tuttavia vero che la stessa legge svedese non include il concetto di molestia nella categoria degli abusi sessuali. Assange potrebbe a questo punto rischiare una sanzione di natura pecuniaria o fino ad un anno di carcere, ma si tratterebbe comunque di un reato minore.

Mauro Vecchio
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