Claudio Tamburrino

Google, antitrust con la M maiuscola?

Un caso analogo a quello aperto in Europa nei confronti di Mountain View: accuse di manipolazione dei risultati della query che potrebbero celare Redmond come mandante

Roma - Il procuratore generale del Texas ha deciso di aprire un'investigazione nei confronti di Google, accusata separatamente da Foundem, SourceTool/TradeComet e myTriggers.com (tutti e tre siti con funzionalità di ricerca) di manipolare i risultati delle ricerche.

La stessa accusa, insomma, che Mountain View dovrà fronteggiare anche in Europa: e come in quel caso a dare il la all'azione del magistrato è Foundem, sito britannico di comparazione di prezzi. Oltre a queste accuse, peraltro, il Texas ha chiesto a Google spiegazioni anche su quanto affermato da TradeComet (accuse, peraltro, già respinte per incorrettezze tecniche dalla corte federale di New York) e da myTriggers (il cui caso sarà affrontato davanti ad una corte dell'Ohio).

Per quanto le ragioni legali che potrebbero portare il Texas a condannare Google (così come a formulare le eventuali soluzioni al problema antitrust individuato) sembrano per il momento difficili da individuare (essendo il motore di ricerca tutelato da un lato dallo status di operatore della rete e dall'altro dal primo emendamento della costituzione), il caso sembrerebbe nascondere dietro le quinte un non troppo velato scontro tra titani.
Google, infatti, ha sottolineato che Foundem fa parte con Microsoft di un'organizzazione chiamata Initiative for a Competitive Online Marketplacew (ICOMP) e che alcuni dei suoi avvocati (così come alcuni di quelli di TradeComet e myTriggers) hanno in passato lavorato per Redmond: così ha lasciato trapelare che dietro l'offensiva potrebbe celarsi proprio il proprietario di Bing. Che, peraltro, ha solo dichiarato di guardare con interesse alla questione, ma di non aver dato avvio ad alcuna azione legale.

Claudio Tamburrino
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