La Corea del Nord scopre il computer

Non ci sono siti nordcoreani, né pubblici né privati, ma ora il Governo di Piongyang vuole spingere per una rapida conversione all'era digitale. E dalla Corea del Sud l'accusa: addestrano cracker

Roma - Il paese che con più ostinazione ha finora rifiutato di aprire la via alla rivoluzione digitale sembra aver deciso che è ora di cambiare strada. La Corea del Nord, infatti, stando a quanto racconta l'agenzia di stato della Repubblica democratica del Popolo, intende promuovere computing e informatica a tutti i livelli dell'istruzione.

Stando a quanto riportato dalla KCNA, l'agenzia di stato nordcoreana, il Governo di Piongyang ha deciso di incrementare i corsi relativi al mondo dell'Information Technology nelle università. Con lo stile tipico del regime, il Governo intende "selezionare insegnanti competenti" capaci di fornire a "studenti talentuosi" l'opportunità di guidare l'innovazione nordcoreana attraverso lo sfruttamento di "metodi di insegnamento avanzati" praticati presso "centri di eccellenza".

La notizia suscita una certa impressione. E' sufficiente andare sulla pagina della IANA dedicata al suffisso internet della Corea del Nord (.kp) per capire che quando si parla di digitale, internet e informatica in relazione a quel paese la situazione, almeno quella "ufficiale", è di assoluta arretratezza. D'altra parte, non esistono siti pubblici né privati in Corea del Nord e la stessa agenzia di stato KCNA opera da un sito giapponese. A volere il cambiamento sembrano essere i giovani: l'anno scorso delle 52 tesi presentate dalla Scuola di Hamhung di ingegneria chimica, 20 riguardavano direttamente temi legati all'Information Technology.
Va detto, però, che molte cose iniziano a muoversi. Di recente è stato attivato un collegamento broadband con la Cina, paese con il quale probabilmente Piongyang condividerà le modalità di gestione dell'Information Technology e dell'accesso ad internet da parte dei cittadini.

Tutto questo poi è condito dalle accuse che proprio in queste ore sono giunte dai "fratelli" sudcoreani. Secondo Song Young-geun, che guida il sistema di difesa della Corea del Sud, nel nord vi sarebbero impianti di addestramento di cracker, descritti come "soldati cyber" da impiegare sul fronte della guerra telematica. In un paese che soffre la fame, come la Corea del Nord, nel quale non capita spesso di vedere un computer, le accuse sudcoreane rischiano di non essere prese in seria considerazione.
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