Roma - Una serie di linee guida, che dovrebbero rappresentare un significativo passo in avanti sul sentiero della trasparenza intrapreso dal suo App Store. E si tratta di una nuova prima volta per Apple, che ha così deciso di aiutare i vari
developer a comprendere meglio il
meccanismo di revisione delle applicazioni adottato a Cupertino.
"Il nostro desiderio è di continuare a rendere l'App Store un'esperienza sempre migliore - si può leggere in un
recente comunicato diramato dalla Mela - Per questo abbiamo ascoltato i nostri sviluppatori, prendendo in considerazione le loro opinioni e il loro feedback".
Opinioni finora non troppo morbide nei confronti delle politiche adottate dall'azienda di Steve Jobs. È infatti da circa due anni che i vari
developer si lamentano a causa di regole circondate da un alone di mistero, già responsabili di svariati divieti d'accesso verso determinate app. Come ad esempio quelle a sfondo satirico o pornografico.
"Sulla base dei loro suggerimenti -
ha continuato il comunicato stampa di Apple - abbiamo deciso di apportare alcuni importanti cambiamenti alla nostra licenza
iOS Developer Program, per quanto concerne le sezioni
3.3.1,
3.3.2 e
3.3.9, al fine di mitigare alcune limitazioni che avevamo introdotto all'inizio dell'anno".
La Mela
ha quindi sottolineato come verranno modificate tutte le limitazioni relative agli strumenti di sviluppo usati per creare app iOS, purché tali applicazioni
non comportino il download di codice. In sostanza, tutti quei
developer che lavorino in ambienti Flash o Java saranno in grado di convertire il proprio software in un'app per iPhone, purché quest'ultima non comporti un successivo download di ulteriore codice.
Una prima apertura da parte di Apple, dopo la tempesta di critiche su Adobe da parte del suo CEO Steve Jobs. Flash sarà però accettato soltanto all'interno di App Store, sotto forma di pacchetto finito che non provi a forzare i meandri software della Mela. Che la pubblicazione delle linee guida sia poi anche una risposta agli ambienti più
easy dell'Android Market è cosa assai probabile.
Mauro Vecchio