Roma - L'immaginario ring verrà allestito la settimana prossima a Capitol Hill, dove andrà in scena quello che già si presenta come lo scontro finale tra l'industria statunitense del broadband e i sostenitori della cosiddetta neutralità della Rete. A lanciare il guanto di sfida è stata la
Telecommunications Industry Association (ITA), che ha recentemente chiamato a raccolta i CEO
di almeno 15 società a stelle e strisce.
Tra queste, provider come
AltaCom,
Tellabs e
Alcatel-Lucent, i cui alti rappresentanti si uniranno a Danielle Coffey, vicepresidente di ITA. Obiettivo, discutere di net neutrality con i massimi vertici della
U.S. House of Commerce e della
Federal Communications Commission (FCC).
Proprio la commissione guidata dal
chairman Julius Genachowski
pare aver scatenato le ire dei vari provider a stelle e strisce, convinti che
non sia assolutamente necessario introdurre una regolamentazione più ferrea della neutralità. Tra i principi illustrati da FCC, quello che impedirebbe ad un singolo fornitore di connettività di discriminare in varie modalità il traffico di contenuti, servizi e applicazioni web.
Regolamentare la net neutrality costituirebbe - almeno secondo ITA e i vari provider - un errore clamoroso, che porterebbe alla
perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro oltre che di miliardi di dollari già investiti (o da investire) nello sviluppo di network a banda larga su tutto il territorio nazionale.
Per l'industria, il mercato legato al broadband sarebbe in continua espansione, dati i sempre più massicci ritmi di distribuzione di dispositivi capaci di connettersi alla Rete. Le regole tanto care a FCC finirebbero col
soffocare gli investimenti, penalizzando di conseguenza quelle aree rurali che avrebbero attualmente bisogno di network ben sviluppati.
Mauro Vecchio